Economia
sabato 29 Agosto, 2026
Icef, con la riforma dell’indicatore in 20mila avranno rincari sui nidi. Cgil Cisl e Uil contro la Provincia: «Così meno equità»
di Francesco Terreri
I sindacati bocciano le modifiche approvate in quarta commissione: «L’indicatore fotografa peggio la condizione delle famiglie»
Cgil, Cisl e Uil bocciano le modifiche apportate dalla giunta provinciale all’Icef e approvate giovedì in quarta commissione in consiglio provinciale (il T di ieri). Per le tre confederazioni i cambiamenti introdotti non risolvono le criticità prodotte con la revisione dello scorso anno, ma vanno nella direzione di rendere l’indicatore meno efficace nel fotografare la condizione reddituale e patrimoniale delle famiglie trentine. La conseguenza diretta sarebbe una minore equità nell’erogazione dei sostegni pubblici. I sindacati si soffermano poi su una questione urgente: l’incremento tariffario subito da almeno 20mila famiglie trentine a causa del mancato adeguamento delle soglie Icef per l’accesso agevolato ai nidi, tema sollevato nei giorni scorsi anche dalla consigliera provinciale del Pd Francesca Parolari (il T di giovedì).
Su questo, Cgil Cisl e Uil chiedono un incontro urgente al presidente del Consiglio delle Autonomie Locali Michele Cereghini per sollecitare i Comuni e le Comunità di valle a innalzare le soglie dell’indicatore e evitare che migliaia di famiglie continuino a pagare più del dovuto. Nella lettera, i segretari Andrea Grosselli della Cgil, Michele Bezzi della Cisl e Walter Largher della Uil ricordano che «con la deliberazione del 29 agosto 2025 numero 1256 la giunta provinciale ha introdotto un indicatore della condizione economica specificatamente dedicato alla definizione della platea dei beneficiari e della misura delle agevolazioni per le politiche a sostegno delle famiglie con figli minori». L’indicazione della Provincia ai soggetti attuatori di queste politiche, in particolare i Comuni e le Comunità di valle che gestiscono i servizi di asilo nido e le mense scolastiche, era di innalzare le soglie di accesso a questi benefici almeno di 0,03 punti. Ma «secondo gli uffici della Provincia stessa, molti enti locali lo scorso anno non hanno provveduto in tempo ad aggiornare le soglie Icef causando così un ingiustificato aumento del carico tariffario per i nuclei familiari che hanno usufruito di questi servizi». Il risultato è stato che molti nuclei hanno visto schizzare il loro Icef verso l’alto a causa del nuovo indicatore senza aver goduto di un aumento di reddito. Così circa 20mila famiglie, da stime del sindacato, hanno pagato di più «perché la Provincia non ha vigilato».
Tre le questioni generali che sollevano i sindacati, poi, il tema del lavoro femminile che rimane penalizzato rispetto a quello maschile nonostante l’aumento delle deduzioni, e l’equiparazione tra lavoro dipendente e autonomo a svantaggio del primo. Sul lato delle donne, Cgil Cisl Uil sostengono che l’aumento da 5mila a 6mila euro delle deduzioni da lavoro dipendente introdotto dalla giunta avvantaggia solo i redditi sopra i 25mila euro. Si tratta prevalentemente di uomini, visto che su 85mila lavoratrici dipendenti (operaie e impiegate) circa 70mila hanno un reddito inferiore ai 18mila euro l’anno e non beneficeranno dello sconto, che sarà goduto solo dalla componente maschile. Quindi la misura va a vantaggio dei lavoratori e delle famiglie monoreddito, in contraddizione con l’impegno, almeno verbale, di voler sostenere l’occupazione femminile.
Altro punto critico per Cgil Cisl e Uil è l’equiparazione tra lavoratori autonomi e dipendenti. Una scelta iniqua per il sindacato perché gli autonomi godono già di un regime fiscale più vantaggioso, quindi vengono premiati due volte. E non convince nemmeno la modifica sui patrimoni. Una misura che per il sindacato è a favore dei ceti più abbienti.
Come spiegato sul T di ieri, delle 49.325 dichiarazioni Icef dell’anno scorso, 15.862 hanno un indicatore fino a 0,2, sono cioè famiglie nella fascia di reddito più bassa. Nella fascia tra 0,2 e 0,4 di indicatore si collocano 22.535 nuclei familiari, altri 6.999 hanno un indicatore tra 0,4 e 0,7 mentre per 3.929 famiglie l’indicatore si attesta tra 0,7 e 1. La fascia di redditi medio-bassi che rischia di non ricevere le agevolazioni è quella con Icef tra 0,2 e 0,4 che costituisce quasi la metà, il 45,7% delle famiglie che hanno presentato la dichiarazione.
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