la storia

sabato 2 Marzo, 2024

Giorgio Martini, recordman delle lauree: nove. «Come mi sento? Ignorante. Studio in ipnosi»

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Il farmacista di Cembra discuterà venerdì 8 marzo la tesi in Criminologia: «La mia costanza? Imparata in Marina»

Nove. Il dottor Giorgio Martini, classe 1959, di Cembra, venerdì prossimo, 8 marzo, suonerà la sua nona sinfonia «accademica». La sua laurea numero 9. Storico farmacista di Cembra, atleta di corsa in montagna, consulente nutrizionista di nazionali (skyrunning) e atleti olimpici (pattinatori su ghiaccio, atleti di ultramarathon, gruppi sportivi militari, fondisti, atleti di corsa in montagna), paracadutista (attivo ancora in simulazioni di soccorso in acqua) è anche un «collezionista» di titoli accademici. Studente e studioso «seriale». All’Università telematica Unicusano discuterà la sua nona tesi: questa volta nel campo della criminologia, all’interno del corso di laurea magistrale in Sociologia e ricerca sociale. Su un argomento di strettissima e cruda attualità: «I crimini di guerra nell’attuale conflitto russo-ucraino». Tema che ha approfondito anche con uno studio sul campo, con un viaggio in Ucraina lo scorso autunno, insieme a Giovanni Kessler, l’ex alto magistrato trentino attivo nell’associazione EUcraina, che fornisce aiuti materiali alla popolazione ucraina.
Dottor Martini, la prima laurea in Farmacia a Padova, quella che l’ha avviata alla professione. Ricorda a bruciapelo corsi di laurea e sedi universitarie delle altre otto?
«Certo. Biologia della nutrizione a Urbino, Scienze e tecnologie del fitness e prodotti della salute a Camerino, Scienza della nutrizione ancora a Urbino, Scienze motorie e preventive adattate a Firenze, Scienze dello sport di nuovo a Firenze, Psicologia clinica e della riabilitazione a Unicusano, Scienze e tecnologie alimentari a Parma e ora Sociologia e ricerca sociale alla Unicusano. In più ho seguito 5 anni di Medicina a Verona, senza laurearmi, perché non è consentito essere iscritti contemporaneamente all’ordine dei farmacisti e dei medici. E tre anni fa mi sono specializzato in Ipnosi e terapia clinica a Torino. Pratico ipnosi con un gruppo di meditazione a Baselga del Bondone. Una passione nata cercando di dare sollievo ai gravi dolori artritici di mia madre».
Il lavoro, lo sport, lo studio. Come fa a conciliare tutto, e con questa costanza «sistematica»?
«Ho lavorato undici anni in ambito militare, come ufficiale chimico farmacista. Prima nell’Esercito, per tre anni e mezzo, e poi in Marina, fino al grado di capitano di fregata. La disciplina militare mi ha dato la forma mentis: è stato il più grande regalo che mi ha lasciato quell’esperienza. La capacità di sostenere lo stress, carichi di lavoro elevati: ho elaborato gli anticorpi allo stress che difficilmente un lavoro in ambito civile può dare. Ho formato una forza interna che probabilmente già avevo. E poi c’è proprio l’ipnosi. Studio al mattino presto, due-tre ore, in autoipnosi: riesco ad apprendere quanto normalmente si impara in sei-sette ore. Riesco a immagazzinare e connettere bene i dati».
La laurea cui è più affezionato o che le ha dato le maggiori soddisfazioni?
«La prima, ovviamente, in farmacia. Mi ha fornito la professione. Sono figlio d’arte. Mio padre, che era originario di Revò in Val di Non (mia madre di Roveré della Luna) aprì la nostra farmacia a Cembra nel 1954».
Cosa le piace della professione di farmacista?
«Il contatto con i clienti-pazienti. Essere vicini alle persone, poter dare un consiglio al banco. In Val di Cembra per anni ho avuto l’abitudine di pranzare periodicamente con i quattro medici di medicina generale della valle per scambiarci informazioni su malattie, cure, farmaci. Comunicazione e confronto indispensabili. Oggi la medicina generale è meno attrattiva, i medici hanno territori più grandi e più pazienti, si va più di fretta».
Come sta la sanità trentina vista dalla farmacia?
«Vogliamo essere i primi della classe, evitare ogni spreco, ma stiamo togliendo servizi che funzionavano: come i presìdi per diabetici (cannette per dito e strisce reattive). Prima li avevamo a disposizione. Ora i diabetici devono venire a prenotarli. Un’assurdità, che allunga i tempi e crea disagi a malati e familiari, per fare un esempio. D’accordo: evitiamo gli sprechi, ma non sulla pelle dei cittadini meno abbienti, sofferenti, pluripatologici».
E nella «sua» Valle di Cembra, come si trova?
«Devo dirlo: benissimo. Mi piace molto, la comunità è accogliente, la natura a portata di mano. Corro tra i muretti a secco e mi dico ogni volta quanto è bello questo territorio. Ho provato molto dispiacere per le vicende di Lona–Lases. La questione delle infiltrazioni mafiose. Molti sapevano, pochi ne parlavano. Ho sofferto incredulo, perché quanto è emerso è molto grave».
Veniamo nel dettaglio alle sue nove lauree: c’è un filo conduttore che le lega?
«Ho cominciato con la farmacia, che studia il particolare, la chimica, il molto piccolo. Poi le scienze della nutrizione. Quindi lo sport e la psicologia, che hanno a che fare con il corpo, la mente, il singolo. Ora la società, il crimine, quindi una sfera collettiva. Sì, credo sia questo il percorso che in qualche modo ho voluto fare».
Più di qualcuno, ogni volta, le chiederà – immaginiamo – chi glielo fa fare di studiare tanto e di conseguire tutti questi titoli accademici…
«La risposta è nelle prime righe dell’introduzione della mia tesi che discuterò venerdì: “Sono giunto a nove lauree e sinceramente mi sento profondamente ignorante”».
Il socratico «So di non sapere», insomma…
«Ho una sete continua di conoscenza. Mi piace proprio questo: se non so una cosa voglio capirla, impararla: ho davvero continua fame di sapere, forse una piccola ossessione compulsiva».
E l’interesse per la guerra in Ucraina?
«Il dottor Giovanni Kessler, magistrato, impegnato con l’associazione EUcraina, che conosco dai tempi del Liceo Arcivescovile a Trento, mi ha contattato come farmacista per raccogliere materiale sanitario da inviare al fronte, in Ucraina. “Vuoi venire anche tu, la prossima volta?” mi ha chiesto. Stavo preparando la nona laurea e ho deciso di dedicare a questo argomento, in particolare ai crimini di guerra nel conflitto russo-ucraino, il lavoro di tesi. Kessler mi ha fornito ottimi contatti in Ucraina: ho parlato con pediatri, medici, infermieri. Oggi i sanitari sono l’obiettivo numero uno da parte dei cecchini russi. Avevo già esperienza di fronti di guerra per il mio lavoro in Marina, ai tempi della Guerra del Golfo. Ho visto le esigenze drammatiche dei medici in prima linea al fronte, la devastazione degli edifici civili, i volti di persone saltate sulle mine. I russi lasciano i propri feriti sul campo. Gli Ucraini no: cercano fino alla fine di salvarli».