L'intervista

martedì 28 Novembre, 2023

Gabbani, tappa live a Rovereto: «Oggi canto l’ambiente. Scrivere per Celentano? Il mio grande orgoglio»

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Il cantante sarà il protagonista del tradizionale concerto dell’Immacolata: «Proporrò le mie migliori canzoni con un supergruppo a supporto»

L’attenzione per l’ambiente, la solidarietà e il rapporto con i social, passando per le esperienze televisive e l’incontro con Adriano Celentano. Francesco Gabbani sarà il protagonista dell’edizione 2023 del Concerto dell’Immacolata di Rovereto, organizzato dal comune e dal centro servizi culturali Santa Chiara, con il sostegno di Dolomiti Energia Holding e Fondazione Cassa di Risparmio Trento e Rovereto. L’evento si terrà venerdì 8 dicembre alle ore 21 in Piazza Umberto Savoia. I biglietti sono disponibili online in prevendita oppure presso le biglietterie del Teatro Sociale e dell’Auditorium Santa Chiara. Per l’occasione il cantautore ha rilasciato un’ampia intervista.
Che cosa si può aspettare il pubblico di Rovereto per questo concerto?
«Il concerto dell’8 dicembre metterà al centro la musica, dopo un tour estivo, “Ci vuole un fiore”, nel quale era presente una forte componente teatrale. Sarà una raccolta delle mie canzoni più note. Ci esibiremo al completo, con tutti i musicisti all’attivo. Ho dovuto rinunciare ad alcuni brani perché la produzione comincia ad essere ampia. Sono davvero felice di esibirmi a Rovereto. È la giusta occasione per recuperare la data in Trentino che due anni fa avevamo dovuto annullare. Quando mi è stata presentata questa possibilità l’ho accolta con grande entusiasmo».
«Ci vuole un fiore», oltre che il nome del suo tour estivo, è anche il programma televisivo che quest’anno lei ha condotto su Rai 1. Che tipo di esperienza è stata?
«Bellissima. Nel realizzare uno show in prima serata, mi sono messo in discussione. Ho dovuto impegnarmi in una cosa su cui non ho il controllo in maniera assoluta, perché quello televisivo non è il mio mondo. Sono stato motivato dal significato dell’iniziativa, si trattava, seppur in modo leggero, il tema del rispetto dell’ambiente, cui mi sento molto legato. Non so se avrei fatto televisione per fare intrattenimento puro».
Come si pone rispetto al green washing? È un fenomeno che lei vede anche nel mondo della musica?
«Per come la vedo io, serve partire da un moto sentimentale e interiore. Così diventa tutto automatico e naturale. Non riesco a capire come si possa essere ambientalisti per imposizione o per altri fini personali. Avendo un approccio puro e spontaneo, faccio fatica ad accorgermi se qualcuno strumentalizza la questione, anche se sicuramente è un problema che esiste».
Lei ha scritto sia per il mondo del cinema che per quello delle fiction, ci sono differenze tra i due ambiti e rispetto al suo orizzonte di scrittura abituale?
«Differenze tra fiction e cinema non ce ne sono nella misura in cui si parla sempre di canzoni pop. Ci può essere differenza invece tra lo scrivere per una colonna sonora e una di quelle che normalmente inserisco nei miei album, in quanto si tratta di un lavoro che viene richiesto da altri. Nel caso della fiction Un professore, ad esempio, la canzone è stata a tutti gli effetti commissionata. È un lavoro particolare che deve mettere insieme un po’ tutti i perni di comunicazione dell’opera cinematografica».
Invece, scrivere per Celentano, che tipo di emozione le ha dato?
«È stata una grande soddisfazione, in questo caso io non ho scritto la canzone Il bambino col fucile apposta per lui. La coscienza e la consapevolezza sono arrivate dopo l’atto creativo. Il fatto che ad Adriano sia piaciuta la canzone e abbia voluto cantarla, oltretutto inserendola in un disco con Mina, è stato un grande motivo d’orgoglio».
E che tipo è Adriano?
«Non ci siamo visti di persona. Ci siamo sentiti al telefono ed è stato molto gentile ma anche diretto. È andato dritto al punto, chiedendomi se potesse apportare alcuni piccoli cambiamenti».
Il suo brano «Natale tanto vale», racconta il punto di vista di chi vive le feste come un amplificatore delle proprie sofferenze interiori. Trento sarà Capitale del Volontariato nel 2024 e il sindaco Franco Ianeselli ha lanciato un appello a vivere le feste senza dimenticare la solidarietà verso chi soffre. La musica può essere uno strumento utile da questo punto di vista?
«La musica può fare tanto nelle vite delle persone, penso abbia un potere curativo quantomeno per quanto riguarda l’aspetto spirituale. Noi siamo fatti di vibrazioni e frequenze, c’è un collegamento tra la potenza vibrazionale della musica e quello che può fare per le persone. Si può usare questa forza comunicativa anche per curare stati di solitudine. Quello del sindaco è un messaggio importante. Dobbiamo ritornare a considerare solidarietà come un valore, pensiamo poco al valore interpersonale e ci focalizziamo troppo sui social e il mondo chiuso negli schermi dei nostri cellulari».
A tal proposito, lei che rapporto ha con i commenti e le critiche sui social network?
«Oggi ho un rapporto sano con i commenti. Ho imparato ad essere consapevole del pulpito da cui viene la predica. I social danno la possibilità di esprimersi a chiunque, in molti casi senza approfondire. Io ho trovato un punto di equilibrio rispetto a questo tipo di critiche che una volta mi facevano stare molto male».
In passato ha detto di avere sulle note del telefono materiale per ben due album, quando uscirà il prossimo?
«Può essere che io lo abbia detto in qualche occasione sulla scia dell’entusiasmo. Ho un sacco di appunti vocali e sto lavorando su musica nuova ma non ho ancora idea di quando prenderà la forma di un album».
Ha ancora senso parlare di album nell’era di Spotify in cui si sfornano canzoni una dietro l’altra?
«Il concetto di album è già andato perso da un punto di vista commerciale. Questo non toglie il fatto che si possa vivere la musica come espressione artistica incondizionata, che può anche non sottostare alle logiche commerciali. Da questo punto di vista l’album può ancora avere un senso».