Val di Fiemme

domenica 25 Gennaio, 2026

Franco Nones sulla Marcialonga: «Un unicum e un orgoglio per tutto il Trentino: fondamentale il suo contributo per l’assegnazione dei Giochi»

di

L'augurio dell'ex fondista ai partecipanti: «Siate leali e vinca il migliore, come sempre»

«Auguro ai fondisti della 53ª Marcialonga di essere leali, di fare una gara vera, di combattere onestamente uno con l’altro, ma sono sicuro che lo faranno, perché sono tutti dei professionisti. Di conseguenza, sarà una bellissima gara e vincerà il migliore come sempre». Così Franco Nones, il fiemmese mito dello sci di fondo grazie al suo oro nella 30 km alle Olimpiadi di Grenoble del 1968, che, con addosso la tuta di allora della nazionale, rivolge un augurio agli atleti che si giocano la vittoria, ma anche agli oltre 6000 appassionati, in partenza, il 25 gennaio a Moena, per la granfondo più amata d’Italia.

Dove seguirà la competizione?

«Andrò a vedere i fondisti sull’ultima salita, dove si accende la gara, perché arriveranno assieme in cinque o sei alla cascata, dopodiché il vincitore verrà fuori sugli ultimi tornantini, prima di entrare in centro a Cavalese».

Nella prima edizione della Marcialonga, nel 1971, ha indossato il pettorale numero uno, ma è stato anche tra i primi promotori di questa gara dalla lunga storia.

«Sì, abbiamo cominciato a parlare di Marcialonga in Svezia nel 1969, in occasione della Vasaloppet, che abbiamo corso con -25 gradi. La sera prima della competizione noi quattro partecipanti trentini ci siamo ritrovati, in hotel, a confrontarci su un’idea che ci piaceva molto: organizzare una gara simile a quella svedese a casa nostra. Da quel momento ci abbiamo lavorato sempre più concretamente per un paio d’anni e, nel 1971, c’è stata la prima Marcialonga».

Questa granfondo è un suo orgoglio?

«Direi proprio di sì, perché è un orgoglio per la Val di Fiemme e per il Trentino. Direi che è quasi un unicum, se pensiamo che quando si chiudono le iscrizioni si contano circa 7000 atleti amatori. La stragrande maggioranza di questi partecipanti è straniera, perciò quando i fondisti tornano a casa, dopo la Marcialonga, raccontano com’è la Val di Fiemme, com’è il Trentino, com’è l’accoglienza nei nostri alberghi. Tutto questo ha rappresentato anche un grosso aiuto per la Val di Fiemme per ottenere le Olimpiadi, perché i nordici sicuramente hanno votato per noi e gli Stati del Nord Europa hanno una forte influenza, direi fondamentale per ottenere la maggioranza nell’assegnazione dei Giochi».

Grazie alla Marcialonga si è consolidato un rapporto particolare tra il Nord Europa e la Val di Fiemme.

«Senza dubbio per me, perché mia moglie è svedese. Ho avuto anche l’onore di conoscere il re di Svezia. C’è tanta gente che arriva qui non solo dalla Svezia, ma anche dalla Norvegia e dalla Finlandia, e son trent’anni che fa la Marcialonga. Perciò se tutte queste persone tornano significa che apprezzano la competizione e anche l’accoglienza. Ci sono, però, anche tanti italiani che da venti o trent’anni vanno in Svezia per la Vasaloppet. Lo sci di fondo è il motivo di questo scambio, che davvero è molto importante».