Esteri

lunedì 2 Novembre, 2026

Elezioni di Midterm negli Usa, Trump si gioca il controllo del Congresso. E i democratici puntano a ribaltare gli equilibri

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Dalla Camera al Senato, la sfida si decide in pochi Stati e distretti in bilico. Il caro vita, la guerra con l’Iran e il calo di popolarità del presidente alimentano la rimonta democratica. Una sconfitta limiterebbe il potere del tycoon negli ultimi due anni alla Casa Bianca

Il destino politico di Donald Trump passa per una manciata di Stati, alcuni dei quali fino a pochi mesi fa sembravano saldamente nelle mani dei repubblicani. Martedì 3 novembre gli americani torneranno alle urne per le elezioni di metà mandato, le midterm, chiamati a rinnovare tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e 35 del Senato, oltre a numerose cariche locali dei vari Stati. In palio non c’è soltanto il controllo del Congresso, ma la possibilità per il presidente di governare gli ultimi due anni del mandato senza un’opposizione parlamentare in grado di ostacolarne l’agenda. I repubblicani oggi hanno la maggioranza in entrambe le Camere, ma con numeri risicati. Al Senato il rapporto è 53 a 47, mentre alla Camera ai democratici basteranno pochi seggi strappati agli avversari per ribaltare gli equilibri. E il clima politico, appesantito dal caro vita, dalla guerra con l’Iran e dal calo di popolarità del presidente, sembra favorire il partito di opposizione negli Usa.

Quella per il Senato è la battaglia più difficile. I democratici partono favoriti in North Carolina, dove servirà comunque un guadagno netto di quattro seggi per conquistare la maggioranza. Situazione più fluida in Maine, dove i progressisti dovrebbero imporsi facilmente, mentre in Ohio, pur partendo indietro, puntano a rimontare. In Michigan, invece, per i democratici c’è l’obiettivo di confermarsi. Ma le sorprese maggiori potrebbero arrivare dagli Stati conservatori, come il Texas, l’Alaska e lo Iowa, oltre al Kansas. Territori che Trump aveva conquistato con margini a doppia cifra nel 2024 e dove oggi i sondaggi raccontano una partita sorprendentemente aperta. Alla Camera l’onda democratica può essere ancora più ampia. Ma la battaglia si giocherà distretto per distretto, spesso per poche migliaia di voti.

Il voto di midterm darà anche un responso sul “fattore Trump”. Il presidente non è sulla scheda elettorale, ma la sua presenza domina ogni competizione. Per i repubblicani il rischio è che il voto diventi un giudizio sui primi due anni del secondo mandato. Per i democratici c’è l’occasione di trasformare il malcontento in una maggioranza parlamentare.

Se conquistassero la Camera, potrebbero aprire inchieste, bloccare parte dell’agenda legislativa e sottoporre la Casa Bianca a un controllo ben più aggressivo. Se ottenessero anche il Senato, Trump perderebbe inoltre la possibilità di far confermare liberamente i propri candidati alle principali cariche federali. La strada verso la maggioranza passa da luoghi lontanissimi fra loro: dalle cittadine industriali dell’Ohio alle comunità dell’Alaska, dai sobborghi di New York ai campi dell’Iowa. È lì che si deciderà chi comanderà a Washington nel prossimo biennio. Il tycoon, dal canto suo, ha fatto un annuncio: in caso di sconfitta nelle elezioni di midterm «immagino che diventerò Mr. Veto», ha detto domenica a Fox News.

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