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venerdì 30 Ottobre, 2026
Chi sono i quattro italiani morti nella caduta dell’elicottero in Bosnia: la sergente di 24 anni Croce Rossa alla prima missione, il tecnico ospedaliero e i due operatori di volo
di Redazione
Simone Ruggia e Claudio Marchesi appartenevano al Primo reggimento Aviazione dell’Esercito «Antares» di Viterbo. Con loro il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci
Quattro militari italiani hanno perso la vita nell’incidente dell’elicottero CH-47 precipitato in Bosnia-Erzegovina. Le vittime sono Simone Ruggia e Claudio Marchesi, tecnici di volo del Primo reggimento Aviazione dell’Esercito «Antares» di Viterbo, il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci, entrambi appartenenti al Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana.
Tra le vittime c’è anche Laura Procacci, 24 anni, originaria di Andria e cresciuta nella frazione di Montegrosso, conosciuta anche come «borgo della salute». Per lei quella in Bosnia era la prima missione internazionale. Dopo essersi trasferita a Roma per studiare Medicina, aveva affiancato al percorso universitario l’impegno nella Croce Rossa, fino a entrare nel Corpo militare volontario.
Lo scorso marzo aveva prestato giuramento come sergente, diventando la prima donna a raggiungere il grado di sottufficiale nel Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana. Una realtà che conta circa 17 mila persone tra medici, psicologi, farmacisti, infermieri e soccorritori e che opera a supporto delle Forze armate.
Nello stesso Corpo prestava servizio anche il tenente Franco Adriano Zecchillo, originario della Lombardia e tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare all’Ospedale di Legnano. Ufficiale della Croce Rossa dal 1990, aveva maturato una lunga esperienza nelle attività di soccorso e negli interventi di emergenza. Autore di numerose pubblicazioni, aveva inoltre tenuto corsi e partecipato come relatore a diverse tesi di laurea nelle Facoltà di Medicina delle Università di Milano e Varese.
«Il dolore per la scomparsa dei nostri due colleghi è indicibile, stiamo già supportando le loro famiglie», ha dichiarato il presidente della Croce Rossa Italiana, Rosario Valastro.
Le altre due vittime appartenevano invece all’Aviazione dell’Esercito. Simone Ruggia, originario di Salerno, e Claudio Marchesi, 35 anni, nato a Orvieto, in provincia di Terni, erano entrambi tecnici di volo in servizio al Primo reggimento Aviazione dell’Esercito «Antares», con sede a Viterbo.
Ruggia era descritto come un grande sportivo, appassionato di corsa e immersioni subacquee. Sui social, tra i messaggi dedicati a lui, si legge: «E tu Simone accetti e superi sempre nuove sfide». Marchesi, invece, amava lo sci e il calcio, sport che aveva praticato fin da ragazzo.
La dinamica dell’incidente e i feriti
Secondo le prime informazioni emerse, l’elicottero era partito mercoledì dalla base di Viterbo e, dopo una tappa all’aeroporto militare di Pratica di Mare, aveva raggiunto la Bosnia-Erzegovina. Il CH-47 sarebbe precipitato nel pomeriggio di ieri, poco dopo il decollo.
Il bilancio della tragedia è di quattro vittime e undici feriti: dieci militari dell’Esercito e un appartenente alla Croce Rossa. In una comunicazione diffusa nella serata di ieri, il ministero della Difesa ha precisato che nessuno dei feriti è in pericolo di vita.
L’elicottero impegnato nella missione europea Eufor Althea
Il velivolo era impegnato nell’operazione Eufor Althea (European Union Force Bosnia-Erzegovina), la missione militare dell’Unione europea avviata nel 2004, subentrata alla precedente operazione della Nato e condotta su mandato delle Nazioni Unite.
L’obiettivo è contribuire alla stabilizzazione della Bosnia-Erzegovina, una delle sei repubbliche nate dalla dissoluzione della ex Jugoslavia, sostenendo le autorità locali e favorendo l’addestramento delle forze armate del Paese.
Attualmente la missione conta circa 1.600 militari provenienti da 24 Paesi, tra cui oltre 300 italiani. Diciotto Stati partecipanti appartengono all’Unione europea, mentre gli altri sei sono Cile, Albania, Moldova, Macedonia del Nord, Svizzera e Turchia.
Dal 21 gennaio 2026 l’Italia guida la missione. Il comando della forza multinazionale, con sede a Camp Butmir, a Sarajevo, è affidato al generale di divisione dell’Esercito Maurizio Fronda.
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