Pomarolo
domenica 1 Novembre, 2026
Va al campetto comunale chiuso a chiave, scavalca e viene multato
di Alice Fabbro
La vicenda apre il dibattito tra la necessità di tutelare gli spazi pubblici e lasciare libero l'accesso ai luoghi di aggregazione e comunità
Una sanzione per aver utilizzato il campetto comunale senza aver prima richiesto le chiavi e ottenuto l’autorizzazione. Tanto è bastato per accendere il dibattito a Pomarolo, dove una vicenda nata da una segnalazione sui social ha raccolto numerosi commenti, dividendo l’opinione pubblica tra chi sostiene la linea del Comune e chi ritiene eccessiva la decisione di multare un ragazzo per aver giocato a pallone.
A portare l’attenzione sulla questione è stata la madre del giovane, che ha affidato ai social tutta la propria indignazione. «Trovo davvero assurdo e vergognoso che mio figlio venga multato perché stava semplicemente giocando a calcio nel campetto di Pomarolo, senza aver prima chiesto l’autorizzazione al Comune», scrive la donna. Nel suo intervento mette in discussione soprattutto la proporzione tra il comportamento contestato e la sanzione di 50 euro ricevuta, richiamando anche altri episodi di degrado e comportamenti problematici verificatisi in paese. «Davvero vogliamo un paese in cui un ragazzo viene punito perché gioca a calcio, anziché incoraggiato a farlo? Perché giocare a pallone non dovrebbe mai diventare una colpa», conclude.
Parole che hanno dato il via a un confronto piuttosto acceso. Da una parte, diversi utenti hanno preso le difese dell’amministrazione, sostenendo che le regole vadano rispettate indipendentemente dall’età e dalle intenzioni di chi le trasgredisce. Se il campo è chiuso e l’accesso regolamento, osservano, non si può pretendere di entrarvi liberamente: la sanzione sarebbe quindi una conseguenza legittima di un comportamento non consentito. Dall’altra, c’è chi considera la multa una risposta sproporzionata rispetto all’accaduto. Secondo questa posizione, sarebbe bastato un richiamo, soprattutto davanti a un ragazzo che non stava danneggiando la struttura, ma cercava semplicemente uno spazio in cui trascorrere il proprio tempo giocando. Tra i commenti emerge anche una riflessione più ampia sul diritto dei giovani a vivere gli spazi pubblici, senza che l’accesso a un campetto destinato proprio allo sport e all’aggregazione finisca per trasformarsi in un percorso a ostacoli tra autorizzazioni e adempimenti burocratici.
Anche il sindaco di Pomarolo, Massimo Fasanelli, è intervenuto direttamente, ricostruendo la vicenda dal punto di vista dell’amministrazione e contestualizzando la decisione di tenere chiuso il campo. «Non è stato chiuso per impedire ai ragazzi di giocare a pallone, né tantomeno per ostacolare momenti di aggregazione e di svago», precisa. La scelta sarebbe maturata dopo che la struttura, nel tempo, era diventata «una sorta di immondezzaio», con accessi da parte di alcuni ragazzi, anche provenienti da fuori paese, e comportamenti poco rispettosi degli spazi comuni. Da qui l’introduzione di una procedura che, nelle intenzioni del Comune, dovrebbe garantire una fruizione ordinata: «Chi desidera utilizzarlo può rivolgersi al Comune, ritirare le chiavi e indicare un responsabile maggiorenne, che si faccia carico del corretto utilizzo della struttura». Nel caso specifico, secondo il primo cittadino, il ragazzo avrebbe ignorato un divieto chiaramente segnalato, entrando in un’area chiusa a chiave, dopo essere già stato richiamato una decina di volte nelle scorse settimane dalle forze dell’ordine. «Non si tratta quindi di un divieto di giocare, ma di una richiesta elementare di responsabilità e rispetto», sottolinea Fasanelli, ribadendo che al momento «le cose non cambieranno e che la procedura rimarrà invariata».
Al di là della singola sanzione, la discussione porta così al centro una questione che riguarda molti comuni: come conciliare la tutela delle strutture pubbliche con la necessità di offrire ai ragazzi luoghi accessibili in cui incontrarsi e fare sport? Il rispetto delle regole e la salvaguardia dei beni comuni sono esigenze legittime, ma è altrettanto importante evitare che gli spazi pensati per favorire la socialità finiscano per essere percepiti come luoghi difficili da raggiungere. La sfida, forse, sta proprio nel trovare un equilibrio: garantire responsabilità e rispetto, senza scoraggiare chi quegli spazi vorrebbe semplicemente viverli.
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