il caso

domenica 21 Aprile, 2024

Docente di Tione accusata di frode da Harvard. La dichiarazione di Francesca Gino: «Non ho manomesso i dati. È un complotto»

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Ora in congedo, oltre a chiedere 25 milioni di danni, ha citato la prestigiosa facoltà americana per cospirazione e discriminazione di genere
Francesca Gino

Era stata accusata da Harvard di aver manipolato e inventato dei dati di quattro delle sue ricerche. Ora Francesca Gino, professoressa originaria di Tione ma da anni negli Stati Uniti, ha deciso di parlare per la prima volta dopo aver fatto causa per 25 milioni di dollari accusando la prestigiosa università americana di «campagna diffamatoria». Lo ha fatto alla Stampa che riporta una lunga intervista durata oltre un’ora. «Sono stata cancellata dalla comunità scientifica, massacrata pubblicamente, ho perso i miei clienti -ha esordito la ricercatrice – Almeno fatemi dire adesso la mia verità».

La superstar nel mondo della ricerca comportamentale, tra i docenti più pagati di Harvard, con uno stipendio di oltre 1 milione di dollari l’anno, si è dichiarata innocente con una semplice e fredda affermazione: «Non ho manomesso i dati». Gino poi ricostruisce la vicenda dal 2021 quando nella sua casella di posta elettronica arrivò una e-mail dal Research Integrity Officer della HBS che la avvisava che il suo materiale sul computer sarebbe stato sequestrato per effettuare un’indagine.

Nel mirino delle accuse alcune anomalie trovate in alcune sue ricerche esaminate dal blog Data Colata. In particolare, nel paper del 2015 – spiega Gino – c’è stato un episodio di Internet scammer, qualcuno si è intrufolato nel sondaggio che abbiamo posto on line e ha inserito automaticamente 20 risposte in pratica identiche». Inoltre, sempre nel 2015 qualcuno avrebbe incassato le gift card di Amazon previste come ricompensa a chi completava il questionario.

Secondo quanto riportato dalla professoressa trentina, Harvard avrebbe complottato contro di lei creando una «nuova policy per i casi di research misconduct» costruita sul suo caso specifico. Una policy che oltre a prevedere la possibilità di licenziamento «limitava il numero di consulenti con cui potevo parlare, solo due, di cui uno doveva essere un avvocato secondo quello che mi ha fortemente consigliato il Research Integrity Officer». La nuova policy, avrebbe quindi, reso impossibile a Gino costruire una difesa adeguata.

Una modifica, quella attuata dalla Business School, che necessitava del voto della facoltà (HBS) o almeno dei professori ordinari ma che, invece è stata effettuata «in modo silenzioso tanto che le facoltà dell’ateneo hanno scoperto le modifiche solo nel 2023 quando le mie accuse son diventate pubbliche».

Francesca Gino, dopo aver scoperto gli autori delle accuse contro di lei (inizialmente erano anonime) ha deciso di intentare causa per cospirazione. «Riteniamo che Data Colada e Harvard abbiano fatto un accordo. – sottolinea – È stato un professore della HBS a dirmelo». Inoltre, ha citato Harvard per discriminazione di genere.

Il 26 aprile ci sarà la prima udienza.