Dopo l’esplosione delle Florence Road nella seconda serata, anche l’ultimo appuntamento di Poplar guarda oltre Manica. Anzi, a dire il vero – non me ne vogliano i Cani, i Visconti ed altri ospiti italiani di altissimo livello – è quasi tutto un derby tra Inghilterra e Irlanda per quella che è forse la line up più internazionale di quest’anno e sicuramente la più rock.
Irlandesi sono i Madra Salach, probabilmente i più particolari di tutto l’evento, in grado di unire il rock alle radici celtiche tra harmonium, mandolino e quel tipico graffiato da pub di Belfast, che un po’ riporta alle atmosfere del film Gangs of New York con Daniel Day-Lewis e Liam Neeson (pellicola ambientata nella New York delle origini ma con protagonisti tutti gaelici). E irlandese è anche Dove Ellis che domina il Doss con il suo pazzesco controllo vocale e sugli strumenti: giovanissimo a tratti ricorda Thom Yorke (più quello del progetto The Smile che quello dei Radiohead), a tratti Connor Mason dei Nothing But Thieves, però più folk e con una manciata di Damien Rice, un pizzico di jazz e tanta, tanta ricerca musicale. Molto bella la scena in cui si scambia con la bassista Saya Barbaglia, che passa alla viola mentre lui si diletta con le 4 corde. Ha piena padronanza di tutti gli strumenti e sul brano Heaven Has no Wings il cielo lo incorona con un bellissimo tramonto rosato.
D’altra parte sono inglesi Ellis D, originario di Brighton, e i Maruja, direttamente da Manchester. Ellis D forse è la vera sorpresa di tutto quanto il festival. Un matto vero, scende tre volte dal palco e si mette a pogare col pubblico. È il più punk di tutti e porta un’energia fuori scala, un po’ David Bowie, un po’ figlio dei The Strokes (più che altro per il look), con una manciata di dubstep. Un connubio davvero interessante e la dose di rock n roll che fin qui, salvo qualche momento, era mancata in mezzo a tanta techno ed elettronica. Forse un po’ troppa rispetto ad altri anni, se proprio bisogna fare un appunto. Ma è stata come sempre una scelta consapevole della direzione artistica.
Dopo di loro si rimane sul post punk con il milanese Visconti che riesce a far dialogare il genere con una vena cantautorale molto oscura. E poi si torna nel Regno Unito con i Maruja. È difficile descrivere esattamente cosa facciano per chi non li ha visti dal vivo. Un misto di rock, rap, jazz, noise e atmosfere oniriche tipiche del post rock o del dream pop.
«Io sono venuto principalmente per loro da Bolzano – racconta Stefano – poi mi sono piaciuti Dove Ellis, Madra Salach e anche 1000 Rabbits». Concorda con lui anche Pepsi, giovane musicista trentino: «Fortissimi i Madra Salach, c’è un botto di roba valida. Bravissimi i 1000 Rabbits e anche Dove Ellis, mi è piaciuto il fatto che abbia chiuso il suo ultimo brano con una quarta creando tensione e lasciando il tutto in sospeso. Ero venuto per i Maruja e per i Cani. La loro canzone che preferisco? Credo sia Post Punk».
A fare un bilancio delle 4 serate, in attesa di Gans e dei cani, è invece l’amico Paolino: «Il mio preferito è stato Marco Castello che ha fatto uno spettacolo incredibile, molto forte. A livello di rassegna musicale quest’anno ero meno coinvolto perché c’erano meno artisti che conoscevo. Però c’è da dire che ad ogni serata c’è stato almeno un artista che mi ha emozionato ed è stato bello anche scoprire nuova musica. Ieri ad esempio mi è piaciuto molto Corto Alto, oggi Dove Ellis ed Ellis D e ovviamente aspetto i Cani».
A chiudere il cerchio il cantautore trentino Davide Prezzo: «Oggi sono venuto prestissimo per ascoltare Sandri (ha suonato alle 16 ndr), che ha spaccato tantissimo. Per cui ne è valsa la pena, cantautore fighissimo, band fighissima. Sto apprezzando il fatto che gli artisti prima di iniziare una canzone suonino il 4, cosa che si sente sempre meno. È un buon segno (ride)».
Intanto sono arrivati i Gans che fanno ballare tutti tra indie rock e dance. Mattissimi anche loro, in qualsiasi altra serata avrebbero preso il premio come più fuori dagli schemi. Bellissimo l’uso del Sax, apprezzatissimi i cori “Free Free Palestine”. Il frontman trova anche il tempo di fare stage diving in mezzo al pubblico.
E poi c’è il gran finale con i Cani, i più attesi ed headliner della serata. Niccolò Contessa e compagni sono in grande spolvero. Ed erano un po’ gli artisti che tutti aspettavano. “È la nostra prima data in Trentino in assoluto”, racconta il frontman “E adesso vi suoniamo il pezzo con cui è iniziato tutto”. Parte We Anderson e tutti cantano in coro: “Me e te, Me e te, Me e te”. Tanti applausi, tanta nostalgia, qualcuno si prende una gomitata tra le prime file ma ne vale pena.
Sipario, almeno fino all’anno prossimo.
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