Lo studio
mercoledì 21 Ottobre, 2026
Conciliare famiglia e lavoro è difficile anche per il ceto medio: in Alto Adige il 57% fatica con l’estate
di Redazione
Su 3.488 questionari, il 41% segnala difficoltà economiche legate al congedo parentale. Il rapporto Eurac Research evidenzia le criticità di un sistema che fatica a sostenere le famiglie
3.488 questionari compilati e oltre 1.000 contributi alle domande aperte: l’adesione al questionario “Futuro Famiglie” sulla conciliazione famiglia-lavoro in Alto Adige ha superato di gran lunga le aspettative. Il 57 per cento di chi ha risposto ha segnalato difficoltà nell’assistenza estiva e il 41 per cento difficoltà economiche legate al congedo parentale. Il campione è molto omogeneo: è composto principalmente da madri che vivono in coppia, integrate dal punto di vista sociale ed economico, in condizioni di stabilità economica e abitativa. Ma proprio questo profilo rende particolarmente rilevanti le criticità emerse. Se anche una fascia relativamente tutelata segnala difficoltà concrete, i risultati suggeriscono che ci siano fragilità strutturali che incidono ormai anche sulla classe media. L’indagine è stata promossa da Forum Prevenzione e Thrive+; i dati sono stati analizzati da Eurac Research e pubblicati in un rapporto dettagliato.
Il 73 per cento delle madri del campione ha dichiarato di aver voluto o di voler rientrare al lavoro, ma solo una minima parte ha potuto farlo senza limitazioni. Il 41 per cento delle persone rispondenti ha riferito difficoltà economiche legate al congedo parentale. Centinaia di risposte aperte descrivono l’indennità pari al 30 per cento del salario per gran parte del congedo viene descritta come largamente insufficiente, soprattutto in presenza di mutui, affitti o più figli. Il 57 per cento del campione ha riferito poi difficoltà nel garantire l’assistenza a figli e figlie durante la lunga pausa estiva. I servizi educativi sono spesso valutati positivamente per la qualità, ma risultano poco compatibili con i tempi di lavoro. Alla luce dei dati raccolti, il rapporto “Futuro Famiglie. Uno sguardo sulla conciliazione famiglia-lavoro in Alto Adige”, conclude che le difficoltà nella conciliazione famiglia-lavoro non possono essere derubricate a una questione privata o puramente organizzativa.
L’indagine non è statisticamente rappresentativa e la composizione del campione che ha risposto è molto omogenea e deve guidare la lettura dei dati: il 72 per cento si dichiara appartenente al ceto medio. L’indagine riflette quindi soprattutto l’esperienza di persone in condizioni abitative, economiche e sociali non disagiate. “Non possiamo generalizzare questi dati all’intera popolazione provinciale. Ma proprio per la composizione del campione i risultati sono da interpretare come un campanello d’allarme”, precisa Alexandra Tomaselli, sociogiurista a capo del gruppo di Eurac Research che ha analizzato i dati. “Se proprio persone di una fascia relativamente tutelata esprimono difficoltà così concrete è plausibile ritenere che l’intero sistema di supporto alle famiglie mostri più di qualche crepa e che i problemi siano ancora più accentuati nelle famiglie con meno risorse economiche e sociali, livelli di istruzione più bassi o situazioni lavorative più precarie”. Le fasce più vulnerabili sono del resto più difficili da raggiungere con queste iniziative, ma gli enti promotori non si aspettavano un’adesione così massiccia nemmeno nella fascia media. “La risposta all’indagine è stata impressionate. Gli oltre 1.000 commenti personali superano di molto il perimetro delle domande poste e mostrano quanto le famiglie sentano il bisogno di raccontare le proprie esperienze e di essere ascoltate”, commentano Christa Ladurner di Forum Prevenzione e Julia Algrang di Thrive+.
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