L'intervista

venerdì 29 Maggio, 2026

Cappelletti, 120 anni di storia: «I nostri aperitivi nei 5 continenti, ora conquistiamo il Trentino»

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L'Antica Erboristeria di Aldeno festeggia il prestigioso anniversario con 320mila bottiglie all'anno. Dal successo negli Stati Uniti grazie a un'etichetta vintage, fino alla sfida contro i grandi marchi nazionali sul territorio

«Non solo amari. Gli aperitivi trentini hanno ormai raggiunto i cinque continenti e l’obiettivo è farli conoscere anche sul territorio». L’Antica Erboristeria Cappelletti celebra in questi giorni il suo 120esimo anniversario, un traguardo prestigioso che l’azienda festeggerà oggi con un evento speciale nella propria sede di Aldeno. Una storia secolare, dunque, che abbiamo ripercorso con Maddalena Cappelletti, che guida l’attività insieme al fratello Luigi. Sono loro, oggi, la quarta generazione alla guida di questa storica realtà familiare, che oggi vende 320mila bottiglie l’anno.
Quando nasce l’azienda?
«L’azienda nasce nel 1906 e, all’inizio, operava nella raccolta e distribuzione di erbe, piante e quelli che all’epoca venivano chiamati “coloniali”. I coloniali sono spezie di importazione. Il fondatore, avendo in casa tutta questa merce ed essendo un appassionato di tradizioni ed erbe di montagna, iniziò subito a produrre tonici e sciroppi a scopo curativo. Per preservarne la conservazione nel tempo, iniziò ad aggiungere basi alcoliche: nacquero così gli amari, primo fra tutti l’Elisir Novasalus, ancora oggi in produzione».
In passato avevate anche un’erboristeria. Qual era il ruolo di questo punto vendita?
«Sì, negli anni l’attività di erboristeria prese il via. Fino a qualche anno fa c’era lo storico punto vendita in piazza Fiera. Lì si vendeva di tutto: dal cotone, alla glicerina, agli sciroppi e la linea di cosmesi, fino alla produzione degli alcolici, quindi amari e liquori che l’azienda aveva iniziato a realizzare».
Come mai, nonostante la storia dell’attività, avete deciso di chiudere il negozio?
«Oggi di tutto questo è rimasta solo la parte liquoristica, mentre l’attività di erboristeria purtroppo è stata chiusa. Dagli anni ’50 agli anni ’80 la gente in erboristeria comprava di tutto. Resta ancora un mercato che funziona, ma l’azienda aveva interrotto la produzione di cosmesi e tisane, quindi non avevamo molto interesse a mantenere un negozio che rivendeva marchi altrui. Il negozio ha poi chiuso definitivamente perché la signora che lo gestiva da anni è andata in pensione. Non abbiamo trovato nessun altro che potesse occuparsene, altrimenti saremmo stati disposti a tenerlo aperto almeno per la parte liquoristica».
In che modo il legame con il territorio trentino si traduce concretamente nel vostro lavoro quotidiano?
«Riguardo al territorio vorrei sottolineare che, oltre a vendere bottiglie, noi esportiamo il Trentino. In ogni prodotto è racchiuso il sapore delle nostre montagne. Abbiamo la storia, ma puntiamo anche sulla qualità, sempre rispettando l’ambiente in cui operiamo».
Restando in tema di identità territoriale, come gestite il reperimento delle materie prime?
«Quello che cresce in Trentino lo raccogliamo direttamente. Pino mugo, ortica, asperula, genziana e via dicendo. Per questo tipo di attività bisogna chiedere un permesso alle Comunità di Valle. Per quanto riguarda le spezie, chiaramente, non possiamo farlo in loco. Poi tutta questa materia prima viene messa in infusione nell’alcol per ottenere un estratto che poi trattiamo a seconda del risultato desiderato».
Quali sono i vostri obiettivi futuri?
«C’è sempre un obiettivo. Noi esportiamo molto all’estero, principalmente aperitivi e basi per cocktail. Qui nella città di Trento siamo conosciuti come “quelli dell’amaro” e pochi sanno che produciamo anche aperitivi. L’obiettivo per noi adesso è far conoscere il nostro aperitivo anche sul territorio. Questa è una bella sfida, perché ci sono i grandi marchi nazionali che lavorano molto bene».

Ha parlato di esportazione. Avete raggiunto il traguardo della presenza nei 5 continenti. Come si articola la vostra distribuzione?
«Grazie al nostro aperitivo Cappelletti abbiamo raggiunto i 5 continenti. Il mercato principale, numericamente parlando, sono gli Stati Uniti. Abbiamo poi una quota consistente in Oceania, tra Australia e Nuova Zelanda, e una presenza anche in Asia, Africa del Nord ed Europa. È un risultato che ci rende orgogliosi e ci stimola a fare sempre meglio. Notiamo, tra l’altro, che molte più persone dall’estero vengono a visitarci di persona, rispetto agli italiani in vacanza».
È quindi l’aperitivo il vostro punto di forza attuale?
«Per l’estero decisamente. Oltre all’alta qualità del prodotto, bisogna considerare il valore che il Made in Italy riveste all’estero e i nostri 120 anni di storia. Quando i turisti stranieri programmano un viaggio in Italia, magari avendo come meta principale Venezia o Roma, trovano il tempo di venire a trovarci: questa per noi è una grandissima soddisfazione».
Come avete raggiunto questa distribuzione capillare all’estero?
«Ammetto che siamo stati baciati dalla fortuna: l’estero non era una priorità. Abbiamo incontrato un importatore americano che aveva trovato una nostra vecchia bottiglia di Elisir Novasalus con un’etichetta vintage in un bar in Germania. Noi tuttora non sappiamo come ci sia arrivata. Lui si è innamorato dell’etichetta e ci ha contattato, volendo i nostri prodotti senza sapere cosa esattamente producessimo. Una volta che l’aperitivo è arrivato in America, si sono aperti un po’ tutti gli altri mercati. Il passaparola e l’esperienza diretta col nostro prodotto sono stati fattori determinanti».
Qual è l’impatto dei dazi sulle vostre esportazioni?
«C’è stato un leggero calo di vendite nel primo semestre rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, parliamo del 7%. Non ne abbiamo risentito così tanto, anche perché l’anno scorso era uscita molta più merce. Oggi si è ridotta, in parte perché la merce arrivata prima dell’aumento dei dazi poteva ancora circolare senza l’applicazione della nuova tassa. Il dazio quindi ci toccherà in un futuro un po’ più prossimo. Per ora il consumo tiene, vedremo se effettivamente la tendenza si confermerà».