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martedì 22 Settembre, 2026

Bertamini: «L’orientamento sessuale? Normale avere dubbi. Lo sguardo degli altri pesa enormemente»

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Lo psicologo: «Sentirsi accettati dai coetanei e riconosciuti dalla famiglia contribuisce in modo decisivo alla costruzione e all’accettazione di sé»

L’adolescenza è il tempo delle domande, delle scoperte e di un’identità che prende forma poco alla volta. Anche l’orientamento sessuale può diventare parte di questo percorso: per alcune persone appare subito chiaro, per altre ha bisogno di tempo, cambia, si definisce per sfumature o non trova necessariamente un’etichetta. Ma quanto pesano, in questa scoperta, lo sguardo degli altri, le aspettative della famiglia e il bisogno di sentirsi accettati? Ne abbiamo parlato con lo psicologo e PhD Giulio Bertamini per capire come attraversare dubbi e domande senza la pressione di dover trovare subito una definizione.

Quando e come un adolescente può iniziare a interrogarsi sul proprio orientamento sessuale?
Le ricerche mostrano come bambini e bambine abbiano una vita affettiva ricca e riflettano fin da piccoli sulla propria identità. Con la pubertà, il corpo entra prepotentemente al centro della scena e, per molte persone, questo coincide con la scoperta del desiderio e dell’attrazione. Si tratta di una novità importante, che richiede cura e tempo per essere conosciuta ed esplorata. Per alcune persone l’orientamento sessuale appare subito chiaro e definito; per altre prende forma gradualmente o non assume mai confini netti. È una dimensione complessa, nella quale attrazione fisica, emotiva e romantica possono intrecciarsi senza necessariamente procedere nella stessa direzione. Le ricerche indicano un importante ruolo delle predisposizioni biologiche, che si esprimono sempre all’interno di un contesto relazionale e culturale. Modelli, codici e norme sociali ne facilitano oppure ne ostacolano il riconoscimento, l’accettazione e l’espressione.
È normale avere dubbi e non avere subito una risposta?
Certamente. È fondamentale non forzare i propri tempi e accettare che scoprire la propria identità sia un percorso, anche quando non si avvertono particolari incertezze. L’adolescenza è una fase nella quale l’identità si costruisce e viene continuamente riorganizzata: il dubbio è una parte fisiologica della crescita, non un problema da risolvere. Per alcune persone è importante trovare parole, definizioni e sfumature nelle quali riconoscersi; per altre, invece, le etichette possono risultare limitanti o semplicemente non necessarie. Ciò che conta davvero è concedersi il tempo di comprendere ciò che si sente in modo autentico, senza pressioni a definirsi. È però ancora necessario contrastare discriminazioni e stereotipi: non è l’incertezza a danneggiare la salute mentale, ma possono farlo la vergogna, il rifiuto e la sensazione di non avere diritto a essere sé stessi.
Quanto possono pesare la paura del giudizio, il confronto con i coetanei e le aspettative della famiglia nel modo in cui un adolescente vive o racconta il proprio orientamento sessuale?
Possono pesare enormemente. Crescere non è un processo lineare e, anche nelle condizioni migliori, significa attraversare paure, incertezze e trasformazioni profonde. In adolescenza lo sguardo degli altri assume un’importanza fondamentale: sentirsi accettati dai coetanei e riconosciuti dalla famiglia contribuisce in modo decisivo alla costruzione e all’accettazione di sé. Incontrare un adulto accogliente, genitore, insegnante, allenatore, può fare davvero la differenza per chi si affaccia al mondo della sessualità. Forse ancora più potente è poter contare su un amico, un’amica, un gruppo classe o sportivo nel quale potersi sentire rispecchiati e condividere dubbi e incertezze, indipendentemente dal proprio orientamento. Quando incontro ragazzi e ragazze nelle classi lo sottolineo sempre: possono bastare uno sguardo o una parola per fare la differenza nella vita di una persona. Non sottovalutatevi! E abbiate cura delle vostre relazioni.

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