Ambiente

martedì 1 Settembre, 2026

Apre la caccia, si potranno abbattere 13 mila tra cervi e caprioli. «Negli anni ’70 erano 22mila sul territorio, ora sono 73mila in tutto»

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Decolla il progetto per salvare i cuccioli durante lo sfalcio erba. Il presidente Rensi: «Già salvati 110 esemplari»

Non solo caccia, ma anche controllo e tutela del territorio. È il leitmotiv della nuova stagione venatoria che prenderà il via domenica, sempre sotto la guida dell’Associazione cacciatori trentini. Nell’incontro di presentazione, tenutosi ieri nella sede di Trento, il presidente Matteo Rensi ha sottolineato come «5715 sui totali 5919 cacciatori della provincia sono nostri associati. Tutti loro svolgono annualmente attività di volontariato legate al censimento degli ungulati cioè cervo, capriolo e camoscio. La nostra associazione è demandata dall’amministrazione provinciale a gestire queste specie animali».

Un’attività di tutela della fauna che da anni, contribuisce all’ecosistema provinciale. Infatti, all’alba della nuova stagione, sono più che confortevoli i dati del censimento, «ad oggi, in tutto il territorio provinciale, al netto di una leggera flessione del cervo in alcune zone, sono stati registrati 73.000 ungulati di cui solo 13.000 saranno resi disponibili per l’attività venatoria». «Se consideriamo che il numero dei capi degli anni ‘70 ammontava a soli 22.000 esemplari — aggiunge Rensi — è evidente che è stato fatto un buon lavoro di gestione delle specie». L’azione di controllo della fauna si estende anche al controllo del cinghiale, animale particolarmente prolifico e invasivo oltre che portatore della peste suina. Anche su questo fronte, però, «negli ultimi anni c’è stato un discreto contenimento della specie. Nel 2021 erano presenti circa 5000 esemplari mentre, adesso, registriamo una significativa flessione. Tutto ciò è stato reso possibile grazie all’attività di controllo dei gruppi venatori durante le ore notturne».

Sono due, invece, le novità introdotte già nel 2025 che andranno avanti anche nella nuova stagione con l’intento di potenziarle. La prima iniziativa riguarda un’opera di salvataggio dei cuccioli di capriolo, frutto di un accordo con Coldiretti del Trentino e con la Federazione degli allevatori. «Il periodo degli sfalci, cioè il taglio dell’erba nei terreni agricoli, coincide con quello delle nascite di cervo e capriolo, tra metà maggio e metà giugno. I macchinari agricoli per lo sfalcio comportano grandi rischi per i cuccioli di capriolo accucciati nell’erba, si va dal ferimento degli arti fino all’uccisione involontaria. Grazie all’accordo, prima degli sfalci, noi cacciatori faremo dei giri di perlustrazione nelle prime ore del mattino con l’aiuto di droni dotati di termocamera e dei guardacaccia. Finora sono stati messi in salvo 110 cuccioli di capriolo e 3 cervi», spiega.

Tuttavia il progetto sarà attivo, in fase di sperimentazione, soltanto in alcune zone come la Valsugana, la Val di Non e la Val Rendena, per via delle risorse. «Abbiamo soltanto 5 droni, acquisiti tramite un nostro investimento e non sono sufficienti per coprire l’intero territorio provinciale. La speranza è di acquisire più risorse», ammette Rensi. Infine, anche per questa stagione, ci sarà spazio per la divulgazione nei confronti dei più piccoli con incontri nelle scuole e distribuzione di appositi libri illustrati. L’iniziativa, portata avanti assieme all’associazione di Bolzano, è priva di riferimenti alla caccia e mira a far conoscere la fauna selvatica ai bambini residenti nei centri urbani. «Ad oggi sono più di 60 gli istituti che hanno aderito».

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