Economia

domenica 31 Maggio, 2026

Agricoltura in Trentino, in arrivo 20mila stagionali: accordo tra datori e sindacati per garantire flessibilità e prevenire lo sfruttamento

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Il picco di afflussi atteso per la raccolta di mele e uva. Coldiretti: «Mercato difficile, manca continuità»

Più di 20mila addetti stagionali stanno arrivando in Trentino per lavorare nei campi, negli orti, nei vigneti e nelle altre attività agricole. Almeno cinquemila sono già qui per la raccolta dei piccoli frutti. Gli altri – che quest’anno potrebbero essere tra 21mila e 22mila – vedranno il picco di afflusso nella fase della raccolta delle mele e dell’uva. «Due terzi sono stranieri dell’Est Europa, dalla Romania alla Slovacchia – spiega il presidente di Coldiretti Trentino Alto Adige Gianluca Barbacovi – Poi si stanno aprendo i canali dall’Africa, come il Marocco, e dall’Asia, come il Pakistan. Il problema principale è la continuità: una volta c’era stabilità nell’arrivo dei lavoratori, oggi li formi ma se trovano lavoro da altre parti vanno e l’anno successivo devi formare altre persone. è un mercato del lavoro difficile». Qualcosa sta facendo l’Ente bilaterale dell’agricoltura, Ebta, che vede insieme le tre organizzazioni dei produttori, Coldiretti, Confagricoltura e Cia-Confagricoltori, e i tre sindacati di categoria Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil. E una misura di rilievo arriva dalla la Provincia: la delibera sullo scambio di manodopera, la possibilità cioè di scambiarsi i lavoratori tra aziende agricole per affrontare i picchi di lavoro come la raccolta o l’espianto mantenendo le garanzie contrattuali e prevenendo così il ricorso a forme di sfruttamento della manodopera più vulnerabile (Il T del 14 marzo).

«Lo scambio di lavoratori tra aziende agricole agevola il personale stagionale perché consente di stare qui un periodo più lungo» afferma la segretaria della Fai Cisl trentina Katia Negri. La prossima settimana è prevista un’altra riunione del tavolo con le parti sociali, che hanno presentato le loro osservazioni. La misura parte dall’analisi del contesto trentino, caratterizzato da un tessuto produttivo frammentato e composto prevalentemente da aziende agricole di piccole dimensioni, spesso a conduzione familiare. Aziende che devono avere la possibilità ammessa per le imprese individuali di accedere agli strumenti di flessibilità e di collaborazione reciproca. Tra questi strumenti rientra lo scambio di manodopera, disciplinato dall’articolo 2139 del Codice civile, che consente alle imprese agricole di affrontare i naturali picchi di lavoro nei campi, come la raccolta, l’espianto, il diradamento o la potatura, assicurando la salvaguardia della produttività agricola e una più efficace gestione della manodopera e prevenendo il ricorso a forme di sfruttamento. Nelle fasi di picco, infatti, si registra sempre di più la difficoltà nel reperimento di manodopera agricola stagionale, sia locale sia proveniente dall’estero.

I sindacati hanno chiesto di non allargare lo scambio di manodopera ai parenti, che a detta loro rischia di indebolire il sistema delle assunzioni regolari. Osservazione parzialmente accolta perché il quadro normativo vigente prevede una tale possibilità insieme a quella dei lavoratori dipendenti. Le organizzazioni sindacali hanno sottolineato poi la necessità di fare riferimento al contratto provinciale di lavoro degli operai agricoli, alle regole sulla sicurezza sul lavoro, alla Rete agricola di qualità. In base alle osservazioni delle associazioni dei datori di lavoro, inoltre, è stato precisato che i familiari di cui si parla sono i familiari coadiuvanti. La Provincia ha mantenuto nel provvedimento il sistema di monitoraggio e tracciabilità dello scambio di manodopera, ritenuti elementi essenziali del sistema di controllo per prevenire utilizzi distorti.

Intanto l’Ebta ha messo in campo misure per agevolare i medici che devono fare le visite ai lavoratori. «L’anno scorso mancavano – ricorda Negri – Ora puntiamo ad averne di più e a individuarli per tempo».