Trento

martedì 21 Luglio, 2026

Agli Europei Under 18 di pallacanestro ospitati in Trentino ci sarà anche Israele, il sindaco Ianeselli: «Il campo di gioco non è un mondo a parte»

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Il primo cittadino scrive alla Federazione cestistica israeliana: «Condanniamo sia l'attacco del 7 ottobre che la reazione indegna del Governo israeliano. Lo sport non deve essere un modo di normalizzare la violenza»

A pochi giorni dall’inizio della manifestazione, si accende la polemica sulla presenza della nazionale cestistica israeliana agli europei under 18 di basket che saranno ospitati a Trento e Rovereto dal 25 luglio al 2 agosto. Dopo il caso scoppiato ad Arco, dove il Comune ha disertato le premiazioni dei mondiali di arrampicata, è il sindaco del capoluogo Franco Ianeselli a esprimersi sulla presenza della nazionale under 18 in una lettera rivolta alla Federazione cestistica israeliana, facendo riferimento anche alla richiesta del movimento BDS che chiede di sospendere la partecipazione di Israele alle competizioni sportive.

«Vorrei presentarvi la città che ho l’onore di amministrare perché possiate comprendere le proteste e l’indignazione con cui è stata accolta la notizia dell’arrivo a Trento della nazionale israeliana under 18 di basket – scrive Ianeselli – Dal secondo dopoguerra Trento non ha mai smesso di riflettere sul proprio tragico passato e ha sempre condannato con fermezza la violenza, la discriminazione, il razzismo di ogni genere. Solo l’anno scorso in piazza Duomo abbiamo posato una targa che ricorda i nostri concittadini ebrei ingiustamente torturati e uccisi nel 1475 durante un pogrom antisemita. Ogni primavera la festa della pace richiama nel cuore della città i bambini di tutte le scuole, impegnate quotidianamente a testimoniare i valori della solidarietà, dell’uguaglianza e della riconciliazione. Più volte all’anno ricordiamo i partigiani che hanno dato la vita per combattere il fascismo e il nazismo, con la loro folle ideologia suprematista e violenta. In coerenza con la nostra Costituzione, riteniamo che la forza non debba essere il mezzo di risoluzione dei conflitti: per questo abbiamo condannato l’attacco sanguinoso del 7 ottobre, per questo siamo scesi in piazza con i nostri concittadini quando abbiamo assistito alla reazione del Governo israeliano, indegna di un paese che si professa civile e democratico. I numeri del massacro confermati da attendibili osservatori internazionali sono atroci: oltre 70 mila palestinesi uccisi, di cui almeno 20 mila bambini, assimilati ai terroristi di Hamas. Un’antica capitale mediterranea, Gaza, ridotta in macerie insieme ai villaggi intorno. I superstiti costretti a vivere in condizioni disumane, senza cibo né acqua e sufficienza, senza cure mediche. Per non parlare della protezione garantita dall’esercito israeliano ai coloni che bruciano i villaggi della Cisgiordania, ne uccidono o allontanano gli abitanti, profanano chiese e moschee come avveniva in Europa con le sinagoghe poco meno di un secolo fa».

«Trento vuole essere una città aperta e sentirsi “partecipe dei destini della comunità mondiale”, come del resto è scritto nel nostro statuto comunale – conclude il primo cittadino – Per questo per noi è impossibile restare indifferenti, anche quando si tratta “solo” di sport. Abbiamo imparato da Nelson Mandela che lo sport è una cosa seria: “Lo sport ha il potere di cambiare il mondo – ha scritto il presidente sudafricano che ha sconfitto l’apartheid – Ha il potere di unire le persone, parla ai giovani un linguaggio che capiscono. Lo sport può creare speranza, dove prima c’era solo disperazione. È più potente di qualunque governo nel rompere le barriere razziali. Lo sport ride in faccia ad ogni tipo di discriminazione”. A noi piacerebbe che i giovani ragazzi della squadra leggessero questa lettera. E prendessero coscienza del fatto che le regole dello sport e il fair play sono pura forma se non rispecchiano un sentimento generale più ampio fondato sul rispetto dei diritti umani. Il campo da gioco non è un mondo a parte e non è mai neutrale: può diventare strumento di propaganda, può contribuire a normalizzare la violenza, a far passare il concetto che lo show deve continuare come se nulla fosse. Non è questo lo sport che vogliamo».