Il lutto

sabato 18 Marzo, 2023

Addio a Marino Feltrinelli, il «poeta umile» di Arco

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Lascia la moglie Maura e tre figlie.Lunedì alle 14 i funerali nella chiesa Collegiata

La penna di Marino Feltrinelli ha finito l’inchiostro e ha smesso di prendere note per trasformarle in poesia. Giovedì sera è venuto a mancare all’età di 77 anni. Molto conosciuto nell’Alto Garda lascia la moglie Maura e le tre figlie, Laura, Elena e Angela e i suoi sei nipotini che ha incantato con indimenticabili storie. «Fino all’ultimo giorno ha goduto dello spettacolo dell’alba, ammaliato dalla sua bellezza tra le braccia dei suoi cari, pieno di sentimenti, emozioni, sensibilità e poesia» ricordano le figlie.

La sua bicicletta da qualche tempo non è più parcheggiata in città «al solito posto», e gli amici si commuovono passandoci davanti. Perché Marino di amici ne aveva tanti, salutava e sorrideva sempre quando, con un nipotino in sella oppure solo, passava per le strade della sua città sempre elegante e cortese nei modi, ma senza mai esibizioni né sfoggio dei suoi talenti. Aveva lavorato molto nella sua vita, e per molti anni era stato impiegato all’ufficio economato dell’Ospedale civile di Arco, nella sede delle Palme. Ma una volta in pensione, era diventato un vero «custode» della natura della Valle del Sarca e del suo fazzoletto di campagna «che è per tutti un luogo magico, dove ogni dettaglio profuma di lui» scrivono le figlie per ricordarlo.
Nel 2015 pubblica l’ultima delle varie fatiche letterarie, il libro «Bellezza nuova», raccolta di prose con prefazione dello storico e amico Romano Turrini, dedicata ai luoghi della «Busa» che più amava. Ma Marino aveva scritto anche canzoni, perché apprezzava la musica, e la sua fisarmonica riecheggia ancora delle canzoni che aveva scritto per essere suonate dagli amici: «…suonala la vita, improvvisa sempre una musica nuova, e quando puoi, sporgiti sul ciglio del vuoto, per provare l’emozione del tuo prossimo ultimo volo».

Aveva anche la passione per i bonsai, che coltivava con grande dedizione e meticolosità. «Il suo ricordo resterà vivo, perché ha inciso i suoi pensieri sulle rocce» ricordano le figlie, raccontando di come Marino amasse la natura e il Sarca in particolare. Proprio al Sarca aveva dedicato una poesia: «Valsarca, qui voglio lasciarci gli occhi tra paesaggi a dondolo, assetati di nuvole tranquille».
Non aveva bisogno di viaggiare, Marino, perché tutto quello di cui aveva bisogno era qui: il fiume, le montagne, i boschi, la campagna e il lago, la «sua» natura, che viveva ogni giorno e che ogni giorno lo riusciva a stupire ed emozionare.
Ma solo perché lui era capace di guardare le stesse cose con occhi nuovi e diversi. E allora così lo vogliono ricordare la moglie Maura, le figlie e tutta la sua grande famiglia, fatta anche degli amici che gli hanno voluto bene, e lo fanno usando proprio le parole di Marino: «… se osserverai attentamente come scorrono, capirai quanto è prezioso ogni tuo respiro. Non cercare il futuro, c’è troppo fumo attorno ad esso, il mistero te lo vieta. Che contano sono le ore della tua giornata, quelle presenti sui polpastrelli delle dita». Buon volo Marino, «custode di aquiloni».