La commemorazione

sabato 15 Agosto, 2026

A Malga Zonta si ricorda l’eccidio. Corradini, il medico della Flotilla: «Non dimentichiamo l’eccidio e non dimentichiamo Gaza»

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Mille persone a Folgaria, tra bandiere della pace e della Palestina

Un appello per un mondo più giusto e di pace, da un luogo che fu per lungo tempo di confine e che da sempre conserva il ricordo di chi è morto avendo dei sogni di libertà, non spenti dall’oppressione nazifascista e dal ventennale Regime. Questo il monito, slegato da un qualcosa di fermo nel passato, di quanti intervenuti sul palco per celebrare ieri a Malga Zonta, nel comune di Folgaria, l’82° anniversario dell’eccidio nazifascista di 14 partigiani e 3 civili, malgari, fucilati nella notte del 12 agosto 1944. Folta la presenza del mondo civile, con i gonfaloni di decine di comuni trentini e vicentini, di associazioni dei reduci e di sezioni Anpi di Vicenza, Trento, Schio e Folgaria, così come di figure istituzionali come il sindaco di Trento Franco Ianeselli, l’assessore provinciale Simone Marchiori, la deputata Sara Ferrari, il consigliere provinciale Francesco Valduga ed il presidente della Fondazione Museo Storico del Trentino, Giuseppe Ferrandi. Un ricordo di chi non si era arreso e che, come sottolineato più volte, funge da monito in un presente difficile e complesso. «Fu tenuto vivo sin da subito, con già nell’agosto 1945, ad Italia liberata, una messa celebrata alla presenza delle famiglie, salite con dei camion dal vicentino» ricorda a margine Mario Cossali, presidente ANPI del Trentino, che ha aperto le commemorazioni dopo che è stato suonato il solenne Silenzio.

«La prima cerimonia ufficiale fu invece un anno dopo, quindi già in regime repubblicano. Fu in quell’anno realizzato anche il primo monumento, a forma di piramide, successivamente spostato a passo Coe, poco sopra la malga, dove si trovare ancor’oggi». Cossali sottolinea la necessità di questo ricordo, che però è estremamente attuale, davanti ai pericoli ricordati da Marco Gianesini, assessore del comune di Schio che gli succede al microfono. Di nuovo torna un richiamo a come la democrazia possa degenerare, e si richiama l’Ur-fascismo spiegato da Umberto Eco, in cui si danno dei finti valori in realtà vuoti e negativi per la persona alle masse, lasciate in mano delle potenze politiche ed economiche. «Ciò ci indebolisce, così come il fascismo indebolì l’Italia, costretta alla fine della seconda guerra mondiale ad accettare un accordo con il Belgio che vedeva la vendita di carbone a prezzi vantaggiosi in cambio della migrazione di lavoratori». Denso ed accorato il discorso di Michael Rech, sindaco di Folgaria, che chiede come soluzione ai mali del passato che si ripresentano «un’Europa forte, e non di palazzinari. Bisogna ribadire e talvolta ritrovare la centralità della popolazione, garantendo i servizi dati dal Comune e dall’associazionismo anche in contesti più geograficamente difficili. Le istituzioni devono però meritare fiducia e ricordare 14 partigiani e 3 malgari che ci chiedono di non chiamare memoria una commemorazione che una volta finita non cambi nulla».

La variegata platea era composta da circa 1000 persone, con bandiere della pace, della Palestina e di partiti politici di sinistra accanto a cappelli da alpino e divise di forze dell’ordine, offrendo un colpo d’occhio forse inusuale ma espressivo di chi vuole andare verso un mondo migliore. Per l’orazione civile, è per primo intervenuto il presidente della sezione vicentina dell’Aned (Associazione Nazionale ex Deportati), Giorgio Dalle Molle: «Il fascismo è la morte delle idee, ma non ha impedito ai partigiani loro di sognare, anche se non avevano studiato. In questo territorio i partigiani avevano una creata una Repubblica Partigiana, ma era una zona di passaggio importante per far affluire le armi dal territorio controllato dall’Alpenvorland al Veneto. Furono coraggiosi, ma va ricordato come commemorare sia fare memoria assieme, la memoria della resistenza. E la resistenza c’è solo se ami qualcosa o qualcuno più di sè stesso».

Il ricordo dei costituenti come Teresa Mattei, espulsa nel 1938 dalle scuole del Regno, a 17 anni, per aver rifiutato le leggi razziali, intreccia l’attualità, con un appello alla sicurezza, «che deve riguardare anche chi migra. La storia di malga Zonta è storia di un confine storico, tra zone legate all’Austria e all’Italia, ma confine vuol dire anche camminare assieme su una stessa linea di limite». Infine la parola a Riccardo Corradini, medico chirurgo presso l’ospedale di Trento che è stato a bordo della Flotilla nell’ottobre 2025 e ha svolto un Erasmus a Gaza e Gerusalemme, oltre ad aver operato a Kabul per Emergency. «Erano 17 persone che amavano più la libertà che la vita. Io vivo a Rovereto, ogni sera i rintocchi di Maria Dolens ci dicono mai più, ma oggi è in atto una guerra degli ultimi contro i penultimi. Non va dimenticato ciò che accade a Gaza, dove, stando di dati dell’agenzia delle Nazioni Unite OCHA, dal 7 ottobre all’aprile 2025 ci sono state circa 4000 amputazioni, un quarto delle quali riguardanti bambini, in un clima dove raramente i soldati israeliani vengono incriminati, per poi essere prosciolti da ogni accusa nella quasi totalità dei casi».

L’appello generale è quindi ad un cambio di visione dei rapporti tra persone e territori, verso un’Europa di pace che tragga degli insegnamenti dal passato e dalla memoria di chi si è messo in gioco nella Storia e salvaguardando i valori contenuti nella carta costituzionale. A chiudere la mattinata la messa officiata da don Maurizio Mazzetto, che di nuovo ha ricordato la violenza su cui si basava il fascismo e ha invocato l’unica guerra giusta, ovvero quella a ignoranza e miseria. Infine i canti legati alla Resistenza dell’Osteria popolare Berica, a far rivivere parole, sentimenti ed obiettivi di chi, nonostante il buio, cercava la luce in sogni di libertà.

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