l'intervista
mercoledì 8 Marzo, 2023
Maxi richiesta di danni a Salto.Bz, il giornalista Franceschini: «Athesia concentra troppi poteri, democrazia a rischio»
di Francesco Terreri
Il giornalista a cui sono contestati molti dei 58 articoli: «Ci vogliono intimidire, ma dimostrano di essere nervosi»
Non è solo una questione di editoria, di concentrazione dell’informazione e del mercato pubblicitario in Trentino Alto Adige Südtirol. Athesia è un gruppo economicamente molto forte, che spazia dagli alberghi alle catene di negozi, all’energia. Il bilancio 2021 vede ricavi per oltre 200 milioni di euro e un utile netto consolidato di 22,5 milioni. Un tale colosso economico esprime, ormai da tre mandati con il quarto in arrivo, il presidente della Camera di commercio di Bolzano, un ente pubblico, nella persona del suo presidente e amministratore delegato Michl Ebner. Che è stato parlamentare Svp in Italia e in Europa e tuttora è coinvolto nelle battaglie politiche interne al partito di raccolta sudtirolese. Un quadro di «interessi sul campo troppo forti» e di «potere di influenza sull’opinione pubblica» di cui non si può non occuparsi, dice Christoph Franceschini (nella foto), lo scrittore, regista e giornalista del portale sudtirolese Salto.bz autore della maggior parte dei 58 articoli scritti tra il 2018 e il 2022 messi sotto accusa da Athesia, che lamenta uno «stalking mediatico» e un danno di immagine di 150mila euro. I giornalisti e la cooperativa Demos 2.0 proprietaria del portale giudicano invece questa richiesta di danni una «causa bavaglio» e un «attacco alla libertà di stampa». La vicenda ha avuto una eco molto ampia non solo in regione, dai media nazionali a quelli austriaci che titolano «Golia fa causa a Davide». Tra le prese di posizione, il sindacato regionale dei lavoratori pubblici Flp esprime «solidarietà alla redazione del Salto.bz» e si augura che si eviti «un contenzioso che potrebbe innescare pericolosi precedenti sulla libera e autonoma informazione in questa Regione».
Franceschini, perché avete scritto tutti questi articoli sul gruppo Athesia?
«L’accusa di stalking mediatico è assurda. Il gruppo Athesia controlla l’80% del mercato dei media e pubblicitario in regione, è un gruppo economicamente molto forte che opera in tantissimi settori, dagli alberghi, alle catene di negozi, all’energia. Il suo presidente è da 15 anni presidente della Camera di commercio di Bolzano, in una situazione di conflitto di interessi. E c’è tutto il connubio politico interno alla Svp. Non c’è più una diversificazione dei poteri, questa situazione è un pericolo per la democrazia. Dobbiamo occuparcene».
Il problema è l’intreccio tra potere politico ed economico?
«C’è un potere di influenza sull’opinione pubblica e ci sono interessi sul campo troppo forti. Athesia è un gruppo che condiziona la vita politica, sociale ed economica non solo a Bolzano ma nell’intera Regione. Prendiamo la campagna contro Arno Kompatscher, che ora, in vista delle elezioni, si è un po’ appiattita. Kompatscher è un ostacolo agli interessi del gruppo di potere di Athesia? Deve andarsene».
Lo scontro interno alla Svp è emerso dal libro, che hai scritto insieme a Artur Oberhofer, «Freunde im Edelweiss. Ein Sittenbild der Südtiroler Politik».
«Su questo libro c’è stata da noi una situazione anomala: ne scrivono in tutta Italia ma nei media di Athesia non viene mai nominato. Non potevano ignorare lo scontro politico che è venuto fuori ma hanno fatto costruzioni pazzesche per non nominare il libro».
In qualcuno degli articoli siete andati sopra le righe?
«La nostra critica è abbastanza graffiante ma sempre con un contenuto serio e documentato. In un solo caso, l’articolo sul direttore dell’Alto Adige proprio a proposito del libro, ho ricevuto un ammonimento dal Consiglio di disciplina dell’Ordine dei giornalisti, il tono che avevo usato era sbagliato».
A cosa mira l’azione legale di Athesia secondo te?
«Sono convinto come gli altri che sia un tentativo di intimidire. Ma dimostra anche che sono nervosi. Non vorrebbero neanche che si dicesse che per il Dolomiten prendono 6 milioni di euro di soldi pubblici. Il lavoro di Salto fa vedere queste cose. Non possono più manipolare come prima l’opinione pubblica».
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