Locali in crisi
giovedì 15 Maggio, 2025
Osteria Te Ke Voi, lavoratori a casa da mesi senza stipendio: «Il titolare è partito per le ferie e ci ha lasciato soli»
di Gabriele Stanga
I lavoratori, scoperti anche sul fronte dei contributi, ora si sono rivolti al sindacato Uil
Non avrebbe versato i contributi da mesi e pagava i lavoratori con buste paga da verificare, il tutto all’insaputa dei dipendenti stessi. E quando l’ispettorato del lavoro ha messo il fermo amministrativo e intimato di regolarizzare le situazioni contrattuali il titolare è partito per le ferie, senza più riaprire e lasciando almeno cinque lavoratori senza un impiego e con mensilità arretrate da percepire. Il tutto in pieno centro, a pochissimi passi dal Duomo.
L’osteria Te ke Voi si presentava così: tavoli in legno, vista sulla più bella piazza cittadina, buon vino e cucina toscana. Una facciata per bene e alla luce del sole. Tutt’altro che alla luce del sole, invece era il trattamento economico che il titolare ha riservato al personale, che si ritrova a fare le spese di una gestione poco trasparente. E che ora è rimasto senza stipendio e senza un lavoro a gestire situazioni difficili, in alcuni casi con figli a carico, anche molto piccoli e una famiglia da mantenere.
I lavoratori
A raccontare l’accaduto ci sono tre lavoratori: Ullah e Cristina, entrambi di 37 anni e assunti come aiuto cucina e Asia, di 24, assunta come barista.
Il primo a denunciare la situazione è stato Ullah. «Ho visto che non scriveva le ore, non controllava e che la paga era sempre la stessa. Un altro lavoratore assunto come aiuto cuoco mi ha detto che a lui le cose non tornavano e così ho deciso di rivolgermi all’Agenzia del lavoro per controllare i contributi». Ed ecco che, al controllo, sono venute fuori le prime problematiche: «Mi hanno detto che non c’era nessun contratto registrato e l’Inps diceva che non c’era nessun contributo. Ho parlato con il capo e mi ha detto di stare tranquillo, che pagava ogni mese e che avrebbe contattato il commercialista (inesistente ndr)». Ma passavano le settimane e nulla cambiava, così il lavoratore si è rivolto alla Uil, che ha trovato diverse cose che non tornavano nelle buste paga e si è incaricata di fare approfondimenti. A Ullah si sono poi aggiunti gli altri lavoratori, a cominciare da Cristina: «Io sono arrivata nel 2021, prima assunta come cameriera e dopo 3 anni come aiuto cucina, dopo aver parlato con i colleghi ho deciso di controllare e ho visto che da giugno 2024 mancavano i contributi».
Il contratto iniziale in questo caso c’era ma non era mai stato modificato con il cambio mansione. A gennaio è poi arrivato l’ispettorato del lavoro che, dopo un controllo ha trovato almeno cinque persone che lavoravano in nero e nella stessa situazione. Il locale è quindi stato sottoposto a fermo amministrativo, fino alla regolarizzazione, dal 27 gennaio. Il titolare è quindi andato in ferie dal 30 dello stesso mese al 10 febbraio. Negli ultimi due mesi nessuno ha ricevuto lo stipendio e per Cristina c’è anche un’altra mensilità arretrata. Ad aggravare il tutto la situazione familiare dei due lavoratori. «Stavo per diventare papà di due bambini che nel frattempo sono arrivati e ora mi ritrovo senza contratto, senza stipendio, senza contributi e con due mesi di stipendio non pagati», racconta Ullah. «Io ho un figlio di 11 anni, che quando poteva veniva lì in osteria a fare i compiti. Il titolare lo sapeva e ha fatto finta di nulla. Non tornerei a lavorare nella ristorazione è il secondo caso simile che mi capita».
A raccontare la sua esperienza anche la giovane Asia: «Io ho iniziato ad agosto, cercavo un part time per aiutare i miei genitori a pagarmi l’università. A fine novembre ho parlato con Ullah e deciso di controllare la mia situazione, così ho scoperto che bob risultava nello storico contributi e non c’era neanche il contratto». Poi è arrivata la sospensione, «il 27 gennaio, lui è partito per le ferie dal 30 al 10 senza dirci nulla e quando chiedevamo se avremmo riaperto, non ricevevamo mai risposte». Non solo perché a quanto pare sparivano anche le mance: «Da agosto a dicembre ho ricevuto 50 euro, che sarebbe stato l’importo che ognuno avrebbe dovuto prendere a settimana se i soldi fossero stati divisi correttamente».
Il sindacato
A precisare la situazione è la Uiltucs, cui i lavoratori si sono affidati: «Stiamo parlando di un bar in pieno centro, davanti agli occhi di tutti, nel salotto buono della città. E un imprenditore si è sentito autorizzato a far svolgere lavoro in nero a quasi tutti i suoi dipendenti» afferma il segretario, Stefano Picchetti. E si aggiunge un elemento di gravità ulteriore : «Le buste paga erano false, venivano spacciate come fatte da una famosa azienda di Trento che faceva molta fede, perché non era un consulente di provincia, ma a scriverle era il datore di lavoro stesso».
Con lui Michele Bellino, sindacalista che ha seguito i lavoratori in tutto il loro percorso: «Ci sono persone che hanno famiglie, genitori e bambini, a volte reimpiegarsi è difficile. Il turismo è centrale in Italia e in Trentino, se è un settore strategico deve essere trattato come tale. Bisogna uscire dalla concezione per cui ci vanno a finire solo gli ultimi livelli. Servono regolarizzazione, trasparenza, contratti e orari di lavoro regolari. Tutto questo oggi manca e il fatto che questa vicenda sia accaduta in piazza Duomo deve far riflettere».
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