Tribunale
giovedì 15 Maggio, 2025
La fidanzatina gli dice di «no», lui continua a baciarla e a toccarla: condannato a due anni
di Benedetta Centin
Il ragazzo era diciottenne all'epoca dei fatti. Per i giudici della Corte d'Appello è violenza sessuale
La fidanzatina non ancora diciassettenne quel giorno non aveva voluto andare oltre alle effusioni che si erano scambiati a letto, senza vestiti. Ma dopo quel diniego a consumare il rapporto sessuale il giovane, allora appena diciottenne, l’aveva ancora baciata sul collo e le aveva toccato il seno prima di riaccompagnarla a casa. Per il ragazzo solo coccole e carezze. Per i giudici di primo e anche di secondo grado invece una violenza sessuale aggravata, che vale la condanna a due anni di reclusione, pena sospesa. Una doccia fredda per il giovane, oggi di 23 anni, che ieri confidava quantomeno in un ridimensionamento della pena, meglio nell’assoluzione. Il suo legale, Filippo Fedrizzi, ha infatti tentato di convincere i giudici della Corte d’Appello di Trento che il ragazzo si era fermato quando il dissenso dell’allora fidanzata era stato chiaro, comprensibile, che non c’era alcuna intenzione di usarle violenza. Lo stesso legale ha evidenziato anche come i reati sessuali sono, da codice penale, dolosi, e il dolo presuppone che il dissenso, la revoca del consenso, sia inequivocabile, chiara e certa. Diversamente non può essere punito e condannato. Ma per conoscere le motivazioni della sentenza bisognerà attendere che vengano depositate tra novanta giorni dai giudici d’Appello, che hanno appunto confermato la condanna di primo grado come sollecitato del procuratore generale. E allora alla difesa toccherà valutare se percorrere o meno la strada del ricorso in Cassazione.
La ricostruzione, la denuncia
L’episodio che ha trascinato il 23enne in tribunale è avvenuto a novembre 2020, periodo post lockdown pandemico. Un pomeriggio in cui i due ragazzi, allora fidanzati, si erano ritrovati per stare assieme, sotto le coperte, in cerca di intimità. La giovane, che al tempo non aveva ancora compiuto 17 anni, si era voluta fermare a un certo punto, per non arrivare a consumare un rapporto completo. Il fidanzato però le aveva stampato ancora un bacio sul collo e accarezzato il petto prima che si rivestissero.
Tempo qualche settimana era stata la madre della minorenne a presentare denuncia ai carabinieri, risentita per l’accaduto. Allora era scattato un procedimento penale, e il ragazzo, che al tempo già lavorava, era stato raggiunto da un divieto di avvicinamento all’adolescente che giurava di amare faticando non poco a starle lontana. Dall’altra lei lo ha sempre difeso di fronte agli inquirenti che avevano raccolto la sua versione. La dice lunga anche il fatto che, diventata maggiorenne, non si sia mai costituita parte civile nel processo.
Condanna nei due gradi
Due anni fa l’avvocato del ragazzo aveva chiesto il processo con rito abbreviato (che consente lo sconto di un terzo in caso di condanna) condizionato all’audizione della giovane ma si era finiti in dibattimento, dove il collegio di giudici aveva riconosciuto la colpevolezza dell’imputato e lo aveva condannato. A due anni di reclusione, pena sospesa. Una condanna, questa, confermata ieri anche in Appello, nella convinzione, evidentemente, che ci sia stata una manifestazione esplicita e chiara del dissenso da parte dell’allora diciassettenne, che quindi quegli atti fatti poi dall’imputato (bacio e toccamenti) siano da inquadrarsi appunto come violenza sessuale. Diversamente da come il giovane voleva fossero interpretati in quei momenti di coccole.
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