il caso
martedì 26 Novembre, 2024
Bambina affetta da Escherichia coli: formaggio della Val di Fiemme ritirato dal commercio
di Davide Orsato
La piccola avrebbe contratto l'infezione dopo aver consumato un prodotto proveniente da un caseificio della zona
La sigla è quella che fa paura. Seu: sindrome emolitico-uremica. Una malattia che colpisce particolarmente i bambini e che provoca piccoli coaguli nel sangue. «Grumi» che possono arrivare fino al cervello, con gravissime conseguenze. È una malattia famigerata, in Trentino, perché è legata ad alcuni casi — finiti in tribunale — di intossicazione alimentare, dovuto al consumo, da parte di bambini piccolissimi, di formaggio a latte crudo. Ieri si è saputo di un nuovo caso: ha colpito una bambina di appena un anno, residente a Cortina d’Ampezzo che avrebbe assaggiato del formaggio in casa. Ma la vicenda riguarda, ancora una volta, un caseificio trentino, il caseificio sociale di Moena e Predazzo che produce anche un formaggio: il «saporito della val di Fassa». Nella giornata di ieri, il ministero della Salute ha comunicato il ritiro di una cinquantina di forme, praticamente tutte quelle ora in vendita.
Il provvedimento è stato portato avanti dal servizio veterinario della Provincia ed è stato reso noto quando si era appena saputo, nella serata di ieri, che la bambina era appena stata dimessa e si trovava in buone condizioni di salute. Insomma, è andata bene. Ma per la piccola, e i suoi genitori, la settimana che è appena trascorsa è stata una vera e propria odissea. Ai primi, forti sintomi, vomito e diarrea, i genitori hanno portato la figlia all’ospedale più vicino, quello di San Candido. Da lì un primo trasporto a quello, più attrezzato, di Brunico. Ma la situazione era ancora troppo grave e i medici hanno chiesto il trasporto in ospedale a Padova, che può contare su un reparto di terapia intensiva neonatale e nonché su specialisti di nefrologia pediatrica: i reni sono i primi organi a essere colpiti e la Seu è la principale causa di insufficienza renale nei bambini.
La parte strettamente medica si è risolta, così, positivamente. Sono così partite le indagini epidemiologiche che hanno condotto «a un caseificio della val di Fiemme» (la sede, del resto, è a Predazzo), come ha fatto sapere l’azienda sanitaria per i servizi sanitari. Che, però, mantiene la cautela. «È verosimile — spiega la Apss – che all’origine dell’infezione vi sia una correlazione con il consumo di un formaggio a latte crudo prodotto in un caseificio della valle di Fiemme. Non appena informata del caso dai colleghi della Regione Veneto, l’unità operativa di igiene e sanità pubblica veterinaria del Dipartimento di prevenzione dell’Apss ha attivato le procedure di controllo e ha disposto il ritiro di alcuni lotti di formaggio a latte crudo a cui presumibilmente appartiene il prodotto consumato dalla bambina». Le analisi dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie hanno chiuso il cerchio, evidenziando la positività allo «Stec»: il che significa che era presente il batterio Escherichia coli in grado di produrre tossine altamente pericolose. Si tratta di un rischio che esiste nei formaggi prodotti con latte crudo: l’assenza di processi di pastorizzazione potrebbe non eliminare alcuni microorganismi. Sempre l’Apss ricorda che «i prodotti a base di latte crudo non vanno somministrati ai bambini sotto i 5 anni di età e alle persone anziane», proprio per prevenire questa eventualità. In Trentino, il caso che ha fatto più rumore è quello di Mattia Maestri: ora ha 11 anni, a quattro è stato colpito dalla Seu, da allora è in stato vegetativo. Il padre, Giovanni ha ingaggiato una battaglia legale, che non si è ancora conclusa. «Anche questo caso — il suo commento — dimostra che nei caseifici non c’è un controllo contro la Stec. Il 10 dicembre, alla camera, sarà presentato un disegno di legge per l’etichettatura dei formaggi a latte crudo». Un modo in più per avvisare i genitori di un possibile rischio sanitario.
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