Mobilità
sabato 13 Aprile, 2024
Trasporto pubblico, il caso di Montevaccino: «Da Martignano c’è solo un pulmino, siamo ancora più isolati»
di Ottilia Morandelli
Viaggio tra i residenti, Valentina: «Mancano i bus per andare in città. Lanciata una petizione: raccolte oltre 200 firme»
«Nessuno pensa mai a noi», la signora Paola di Martignano è preoccupata, sta aspettando il pulmino alla fermata per Montevaccino. «Devo tornare a casa, sono passata al mercato per fare la spesa». All’apparenza nulla di strano, se non fosse che l’autobus per il paese di montagna a soli 7 chilometri di distanza dal centro città, da settembre dello scorso anno sta creando non pochi problemi. Seduta sulla panchina la signora sospira: «Speriamo non sia pieno e che qualcuno mi aiuti con le borse». Dall’inizio dell’anno scolastico è stata cancellata la corsa di Trentino Trasporti. La linea 10 da Martignano a Montevaccino non è più servita solo da Trentino Trasporti, ma è percorsa da mezzi di proprietà di società di noleggio private. Dei pulmini che i cittadini definiscono «scomodi e poco adatti per le persone fragili». A Montevaccino la cittadinanza si è già mobilitata per chiedere autobus adatti a tutti. «Sto andando casa per casa per far firmare una petizione per richiedere più corse, autobus più grandi e un servizio più attento per le persone fragili. Se una mamma con un passeggino deve salire sul pulmino non ci riesce perché non ci sta proprio», racconta Valentina Marchi, residente di Montevaccino che prende abitualmente i mezzi pubblici.
Il problema del trasporto pubblico nel paesino della circoscrizione dell’Argentario, come spiega Marchi, «non è una novità»: «All’inizio quando è stata istituita la corsa c’erano pochi abitanti. Con il boom delle costruzioni edilizie la popolazione è aumentata. Ora siamo più di 700». Per raggiungere il paese l’unico modo è andarci in macchina, la strada è in salita, piena di curve, alcune cieche e risulta pericolosa da percorrere camminando. «Sono aumentati gli abitanti ma i trasporti non hanno seguito la tendenza, anzi siamo sempre più scoperti specialmente nei giorni festivi». Infatti se un tempo nei giorni non lavorativi ogni ora passava un autobus ora le ore sono diventate due. Le corse più problematiche sono quelle dopo le 17, quando le persone tornano a casa da lavoro.
«Stiamo protestando perché il servizio privato sta creando un disservizio grave. Su questi minibus gli anziani non riescono a salire e lo stesso problema lo riscontrano le persone con disabilità», spiega Anna Ceola, che si dice indignata per quello che sta avvenendo. «Gli autisti poverini provano a fare il meglio che possono, ma ogni volta che salgo succede qualcosa su questi bus. La timbratrice non funziona, le porte non si chiudono nemmeno e il conducente deve scendere per chiudere il portellone a ogni fermata. Ma le sembra normale un trattamento così? Noi paghiamo il servizio e l’autista che sta provando a lavorare lo fa male». Ceola è una delle firmatarie della petizione di Marchi, insieme a lei altre 200 persone hanno già aderito. «Nel giro di un mese abbiamo raggiunto più di 200 firme, il problema è sentito. Chiediamo servizi decenti e una corsa serale». Riguardo questa fastidiosa vicenda Valentina Marchi attende che qualcuno «prenda in mano la situazione»: «Ho parlato con i dirigenti della circoscrizione dell’argentario, ci siamo incontrati in una riunione. Mi hanno risposto che richiedere l’autobus è quasi impossibile, perché a detta loro il paese può essere raggiunto a piedi — spiega Marchi — Ho riportato il problema in Provincia ma da quel versante non ho avuto alcuna notizia. Ho contattato anche il sindaco di Trento, mi è sembrato interessato a risolvere la situazione». E Trentino Trasporti? «L’azienda è consapevole delle problematiche della mobilità a Montevaccino ma dice di non poter fare nulla. La situazione non cambierà perché mancano troppi autisti».
La cittadinanza lamenta la mancanza di corse serali, ma anche nelle prime ore del mattino. Dalle 7.30 alle 8.50 la tratta Montevaccino Martignano non è percorsa da alcun bus. «Le persone non vanno al lavoro con i mezzi pubblici perché non ce ne sono. I ragazzi poi non escono la sera perché non sanno come tornare. Chiediamo che venga introdotto il servizio a chiamata notturno — conclude Marchi — È una battaglia per il bene della nostra comunità che così rischia di rimanere sempre più isolata».
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