caso chico forti
domenica 10 Marzo, 2024
Il magistrato Matassa scrive alla madre di Chico Forti: «L’attesa per il figlio mi commuove. Riabbracciarlo è un diritto»
di Redazione
Autore di due libri sulla vicenda giudiziaria dell'ex velista condannato all'ergastolo per omicidio, in uno scritto dedicato a tutte le mamme ritorna sul caso del trentino in carcere negli Usa
«L’idea che la ultranovantenne madre di “Chico” attenda il ritorno del figlio e quell’attesa sia, per lei, motivo per continuare a vivere su questa terra è qualcosa che supera ogni commozione e pone a drammatico confronto la coscienza dell’intera collettività. Ogni madre dovrebbe avere il diritto di potere abbracciare il proprio figlio e questo indipendentemente dagli errori che quest’ultimo possa avere compiuto».
Così Lorenzo Matassa, magistrato palermitano, scrive in una lettera dedicata a tutte le madri. In particolare, è rivolta a rivolta a quella del trentino in carcere negli Stati Uniti da 25 anni e a cui è stata di recente annunciato il rientro in Italia.
Nel 2007 il giudice Matassa ha scritto un libro («Tra il dubbio l’inganno. Da Versace al caso Forti in una doppia trappola mortale»), dove per la prima volta veniva raccontata documentatamente la vicenda giudiziaria di Chico Forti. Da pochissimo ha pubblicato un secondo lavoro, «Chi ha incastrato Chico Forti?» (Serradifalco Editore), ripercorrendo il caso giudiziario che ha portato Forti all’ergastolo negli Stati Uniti per l’omicidio del giovane Dale Pike a Miami.
L’ex velista, negli anni ’90, aveva frequentato il Circolo Velico Albaria di Mondello, a Palermo (in foto).
Il ricongiungimento tra Forti la madre secondo il magistrato è un passaggio dovuto. «Perché – ed è questo che i tanti “odiatori” nella vicenda del Forti non hanno capito – anche l’errore (anche il più grave ed inescusabile) deve avere, come tutte le cose umane, una fine».
«L’emenda ed il perdono che la Giustizia cerca di consolidare attraverso le sue non sempre perfette regole sacramentali, ebbene, una madre le amministra con la forte semplicità di un abbraccio con il quale libera il figlio dai suoi stessi peccati».
E conclude: «Non dare ad un essere umano la possibilità di riabbracciare la madre è tradire completamente il senso di ogni ragionevole misura».
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