L'intervista

sabato 7 Novembre, 2026

Lorenzetti e l’infortunio di Michieletto che non si dimentica: «Non è stato un incidente qualunque, dentro ci sono errori di tutti, anche miei»

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Il tecnico di Perugia torna alla Bts Arena da avversario e parla dei carichi di lavoro e dei calendari: «Lo sport deve essere governato da chi ama e ha cura delle persone che lo fanno»

«In Superlega, in questa stagione, ci sono tanti team competitivi, ma Trento è Trento ed è lassù in cima». Sembrerebbe una battuta tra appassionati, ma a dirla è Angelo Lorenzetti, oggi coach di Perugia ed ex tecnico dell’Itas. Un’investitura pesante per Trento, che arriva da uno dei tecnici più vincenti: nel 2026 Lorenzetti ha firmato un poker memorabile (Scudetto, Mondiale per Club, Champions e Supercoppa) ed è l’unico nella storia italiana ad aver vinto il tricolore in quattro piazze diverse (Modena, Piacenza, Trento e Perugia). Domani alle 18, alla Bts Arena, le parole faranno però spazio al campo e coach Lorenzetti tornerà a Trento da avversario per testare le ambizioni della sua Perugia.
Lorenzetti, domani torna a Trento da avversario. Che effetto fa tornare in una piazza che ha significato così tanto per lei?
«Sono stati sette anni, quindi è qualcosa che è dentro di me. Quella piazza, quell’ambiente, le persone con cui ho avuto un buonissimo rapporto fino alla fine. È sempre bello tornare».
La Superlega quest’anno è molto competitiva: quali sono le squadre che le fanno più «paura»?
«Paura? Siamo in campo sportivo, quindi non si parla di paura. Però, se parliamo di competizione, quest’anno è alta. Ci sono tante squadre, ma Trento è Trento ed è lassù in cima, secondo me».
Tra le altre, invece?
«C’è Civitanova, che sta concretizzando in campo le aspettative manifestate in estate, mentre Piacenza ha un vantaggio a livello psicologico perché ha meno pressioni. Poi c’è Verona, che sta tenendo duro senza il proprio regista Christenson. Una virtù morale non facile da tenere in campo, che tornerà utile non appena Micah (alzatore americano della Rana, ndr) tornerà».
Qual è la strategia di Perugia per affrontare una stagione di questo livello?
«Bisogna cercare punti dappertutto. È un attimo ritrovarsi in una situazione in cui non vuoi stare e soprattutto a cui certe società, come Perugia, non sono abituate».
A proposito di stagioni sempre più intense, lei ha espresso preoccupazione per la salute degli atleti commentando la questione dei calendari Fivb. Pensava anche all’infortunio subito da Michieletto lo scorso anno?
«Ma certo. Della situazione di Alessandro ho parlato da tempo. È qualcosa che faceva male anche a me, perché dentro quell’infortunio c’è qualche errore di un po’ tutti e io ci sono stato, quindi c’è qualche errore anche mio. Non è stato un infortunio qualunque».
Da qui nasce una riflessione più ampia sul modo in cui il movimento dovrebbe essere governato?
«Lo sport deve essere comandato da chi ama lo sport. Quando ami veramente lo sport, ami e hai cura delle persone che lo fanno e di quelle che ti permettono di farlo, come i presidenti dei club. In virtù di un business di cui non si capisce dove finiscano i soldi, secondo me si rischia di fare qualcosa che non è in linea con l’amare davvero questo sport».
Lei parla spesso del rapporto tra pallavolo e territorio. Perché è un legame così importante?
«La pallavolo ha necessità di stare attaccata al territorio. Va bene tutto quello che riguarda gli streaming, però noi abbiamo bisogno del territorio per vivere, perché è attraverso il territorio che arrivano gli sponsor. E gli sponsor non entrano tutti nella pallavolo perché sanno quanto gli tornerà indietro da quell’investimento: vengono perché vogliono vivere delle emozioni. In Italia abbiamo vissuto piazze storiche che non ci sono più e questo non va dimenticato».

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