cronaca
martedì 27 Ottobre, 2026
Caporalato in Val di Non: 12mila euro per l’ingresso in Italia e 100 vittime sfruttate
di Redazione
L'operazione della Guardia di Finanza: sequestri per oltre 380mila euro. Indagato imprenditore attivo nella ristorazione
I finanzieri del Comando Provinciale di Trento stanno eseguendo un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, per un valore complessivo di 384.551 euro. Il provvedimento, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Trento su richiesta della locale Procura della Repubblica, è scattato nei confronti di un imprenditore straniero attivo nella ristorazione. L’uomo è indiziato di aver strutturato un articolato sistema di intermediazione illecita e sfruttamento di lavoratori stranieri, in concorso con alcuni imprenditori agricoli operanti in Val di Non, sfruttando le procedure d’ingresso del “decreto flussi”.
Il meccanismo del ricatto: fino a 12mila euro per un ingresso in Italia
Le indagini, condotte dai militari della Tenenza di Cles, hanno ricostruito le mosse dell’imprenditore tra il 2020 e il 2025. L’indagato reclutava giovani connazionali direttamente nei paesi d’origine, pretendendo somme tra i 10.000 e i 12.000 euro per favorirne l’ingresso in Italia. Successivamente, richiedeva ulteriori cifre (tra i 4.000 e i 6.000 euro) con la promessa di regolarizzare la loro posizione, convertendo il contratto da stagionale a subordinato.
Una volta arrivati sul territorio nazionale, i migranti venivano impiegati principalmente presso aziende agricole della Val di Non e, in alcuni casi, nei ristoranti riconducibili all’indagato.
Sfruttamento nei campi e alloggi fatiscenti: oltre 100 le vittime
L’analisi di oltre 8.500 chat rinvenute sul telefono dell’indagato, l’esame della documentazione aziendale e le testimonianze delle parti offese hanno permesso di accertare lo sfruttamento di oltre 100 braccianti agricoli. Le vittime, in totale stato di indigenza e necessità, subivano condizioni contrattuali e retributive totalmente difformi dal Contratto Collettivo Nazionale:
-
- Ore di lavoro giornaliere nettamente superiori a quelle dichiarate.
- Frequente assenza di un regolare contratto di lavoro.
- Compensi di gran lunga inferiori a quelli spettanti.
L’indagato controllava ogni aspetto della vita dei lavoratori, obbligandoli a risiedere a pagamento all’interno di immobili di sua proprietà affollati e fatiscenti, approfittando della loro assoluta necessità alloggiativa.
Le accuse e il riciclaggio dei profitti
Al termine delle indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Trento, al “caporale” sono stati contestati i reati di:
-
- Intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro
- Estorsione
- Autoriciclaggio
Gli accertamenti economico-patrimoniali hanno quantificato il profitto illecito in 384.551 euro (oggetto del sequestro odierno). Secondo la ricostruzione degli investigatori, il denaro accumulato veniva reimpiegato per acquistare beni immobili, veicoli e per finanziare o acquisire attività di ristorazione, spesso ricorrendo all’intestazione fittizia a familiari o prestanome.
Commenti:
Devi effettuare il login per poter pubblicare un commento.