il lutto

martedì 27 Ottobre, 2026

Brentonico, addio al musicista Mariano Canali. «Per lui, ogni canzone era collegata al Monte Baldo»

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A soli 17 anni dirigeva già il coro maschile parrocchiale. Fondò, poco dopo, il coro misto “Castrum Leonis” e a 26 anni diresse il Coro Montecatini di Mori

Il bon ton necrologico imporrebbe di iniziare con la classica dicitura “lascia la moglie Anna Maria, i figli Quinto e Igor e gli amati nipoti”, ma la verità è che il dolore per la morte di Mariano Canali, oltre che tutta la sua famiglia, investe la comunità intera di Brentonico, il mondo musicale e corale trentino e semplicemente chi ha avuto modo di conoscere questo mite ed educato signore, nato a Castione nel 1939, divenuto “uno dei cantori più appassionati e competenti del Monte Baldo”, come ci ricorda Nicola Zoller: «Mi raccontava che quella catena Prealpina è stata il motivo conduttore della sua esperienza musicale e umana. Sosteneva che ogni canzone fosse collegata al Monte che sorveglia le nostre attività umane, i nostri sentimenti, e dalla cui cima si possono scorgere infiniti spazi. Mariano amava teneramente il Monte Baldo, come tutta la sua terra e la storia del popolo brentegano». Lui, da musicista autodidatta che a soli 17 anni già dirigeva il coro maschile parrocchiale, fonderà poco dopo il coro misto “Castrum Leonis” e a 26 anni dirigerà il Coro Montecatini di Mori, sempre animato dallo spirito gentile che anima chi opera con il volontariato nel cuore. Nel 1967 farà nascere nella sua Brentonico uno dei giganti della coralità trentina: il Coro Soldanella che dirigerà per 31 anni. «La musica per me è arte eccellente, vivanda, amica veritiera, balsano della vita», ci aveva detto in un’intervista di 3 anni fa quando, dismessi anche i panni di direttore del Coro Fior di Roccia di Besagno, non aveva però rinunciato a suonare l’armonica e a comporre musica, mentre era ancora fresco di stampa il suo “Canti dal Monte Baldo”, raccolta di 70 canzoni da lui armonizzare. Era stato allievo di maestri indimenticabili come Padre Ottone Tonetta e Silvio Deflorian ma era convinto che l’origine di tutto, del bene e del male, stia nell’infanzia: «Provengo da una famiglia appassionata di musica e ballo, la musica mi tocca dentro sin da piccolo – ci aveva spiegato – mio zio suonava la fisarmonica e il nonno aveva un pianoforte che nel dopoguerra è stato fatto a pezzi per farne un tavolino su cui mangiare, una sedia su cui potersi sedere. La mia infanzia è stata serena, ho imparato presto a suonare con i fili d’erba e la carta. La mia passione era l’armonica a bocca che ancora suono in compagnia, in montagna, tra amici e coristi, per un po’ di allegria, ricordando vecchi canti dai testi meravigliosi». Una vita da lavoratore e da buon padre di famiglia non gli aveva impedito di impegnarsi con passione anche nel pubblico (da assessore comunale, in Comprensorio, in Cassa Rurale…) e nel 1987 era stato dichiarato Cavaliere della Repubblica per i meriti professionali e artistico-culturali. «È la musica che dirige il cuore – sosteneva – Anche una bella chiacchierata in compagnia è armonia, ci sono accentuazioni, espressioni di frase, significati che dimostrano come parlare sia musica: facciamo musica senza saperlo. Io mi sento suo schiavo, è lei che mi comanda, che mi dirige. È stata la spina dorsale della mia vita e grazie a lei ho superato anche momenti difficili». Ora che fisicamente Mariano non c’è più, non sarà solo il musicista che rimpiangeremo, ma l’uomo leale e buono che è stato, il secondo, dopo Blaise Pascal con la sua “scommessa”, che sia riuscito a fornire la prova più evidente per avere fede: «Quando si va per funghi, li trovi solo se sei convinto di poterli trovare», diceva. Anche questo era un abbraccio misericordioso, rivolto a tutti, anche ai cercatori che di funghi non ne hanno mai trovato mezzo. «Lo scopo della vita è quello di unire – ne era certo – non quello di sciogliere. Per questo non si devono benedire le armi». Ed è Zoller a dire ciò che più conta: «Mariano era benvoluto da tutti per la sua disposizione apertamente collaborativa. Con splendida umanità, ad esempio, riconosceva l’azione benefica che gli stessi suoi coristi hanno avuto nella sua storia personale e non è strano: con lui, con il suo modo di rapportarsi, si capiva il valore del sentimento, di donarsi agli altri, alla propria comunità, a chi si avvicinava per ascoltare un canto. Aveva imparato sin da bambino che il piacere di stare insieme, la gioia della compagnia, sono tra i valori più alti della nostra esistenza»

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