il caso
martedì 27 Ottobre, 2026
Fiavè, spara e uccide due mucche: ipotesi bracconaggio. Il sindaco Bugoloni: «Aprire la caccia di notte»
di Stefano Marini
Sulle origini del gesto si discute. C’è anche chi pensa si sia trattato di una bravata messa in atto da amanti delle armi.
Due manze da latte al pascolo uccise a schioppettate nel cuore della notte, vicino a una strada e a un centro abitato . È accaduto verso la metà di questo mese a Favrio, minuta frazione del Comune di Fiavè, dove, tra lo sconcerto generalizzato, ci si domanda quali possano essere state le ragioni all’origine del grave gesto. Per il sindaco di Fiavè, Beniamino Bugoloni, sarebbe impossibile chiudere la caccia nel Comune, una possibile soluzione ad avviso del primo cittadino invece sarebbe aprire la caccia al cervo in notturna permettendo di usare visori notturni per evitare vicende come quella di Favrio.
Sulle origini del gesto si discute. Tra le ipotesi, quella più gettonata è che si sia tratto di bracconieri in azione di notte non distante dalle case, in un orario e in un luogo nel quale la caccia è proibita, ma c’è anche chi pensa si sia trattato di una bravata messa in atto da amanti delle armi. A tal proposito si ricorda che già in passato a Favrio alcuni soggetti avrebbero sparato alla segnaletica stradale e anche alle campane dell’abitato, durante il giorno.
Oscar Cherotti, uno degli allevatori danneggiati, non nasconde la sua amarezza per quello che gli appare un gesto crudele e insensato: «Certo, abbiamo subito un danno economico – dice il titolare della latteria Misonet – due manze oggi come oggi valgono diverse migliaia di euro, se a ucciderle è un lupo o un orso c’è almeno il rimborso della Provincia, in questo caso però non ci potrà essere niente. Di sicuro nessuno si è sentito nemmeno in dovere di lasciarci un biglietto di scuse. A fare più male però è l’aspetto morale. Abbiamo attorno ai cinquanta capi e i nostri bambini sono affezionati a quegli animali, vederle uccise così, in maniera del tutto insensata fa male». Cherotti è persuaso che il gesto sia frutto di una bravata: «Non abbiamo mai avuto screzi con nessuno e non avevamo nemmeno mai sentito di fatti simili – chiarisce l’allevatore – le due fucilate a mezzanotte a Fiavè le hanno sentite in tanti e le recinzioni del nostro allevamento erano ben visibili, così come la strada a poca distanza. Credo che più che altro si sia trattato di una bravata messa in atto da qualcuno che ha troppa dimestichezza con le armi e che già in passato ha fatto danni minori a oggetti pubblici e privati non lontani dal luogo dove sono avvenuti gli spari».
Oltre al danno recato all’attività commerciale e zootecnica esiste un problema di sicurezza. Gli spari notturni, infatti, sono avvenuti a poca distanza dalle case di Favrio e dalla strada che conduce alla frazione fiavetana. Una violazione nella violazione, che dà parecchio da pensare, insomma.
«Alcuni miei concittadini hanno chiesto di adottare provvedimenti ma io non posso farlo – dichiara il primo cittadino di Fiavè, Beniamino Bugoloni – un sindaco non ha il potere di procedere in maniera contraria alla legislazione esistente. Detto altrimenti io non posso certo chiudere la caccia a Fiavé».
Ad avviso di Bugoloni a compiere l’atto potrebbero essere state alcune «pecore nere» tra i cacciatori: «Che si tratti di cacciatori mi pare certo – afferma il sindaco – quello che non si può assolutamente dire però è che siano persone di Fiavé. Sappiamo bene che la gran parte degli abbattimenti di cervi avviene di notte, anche se poi, magari, vengono fatti figurare di giorno. Che purtroppo anche in una categoria generalmente sana come quella dei cacciatori ci siano anche mele marce si è sempre saputo. Chiunque abbia in mano un’arma sa che può rappresentare un potenziale pericolo se non è gestita con la dovuta cautela. Le armi però non uccidono da sole, servono le persone. Credo che ogni anno ci siano molti più morti causati dagli incidenti stradali che non dalle armi da fuoco, eppure a nessuno salterebbe mai in mente di chiudere il traffico».
Per il sindaco di Fiavé la soluzione non consisterebbe in una riduzione della caccia, ma, paradossalmente, nel suo ampliamento: «Preso atto del fatto che questi episodi continuano ad accadere da anni io penso che sarebbe opportuno legalizzare la caccia al cervo in notturna, regolamentandola. Come si fanno le battute di caccia al cinghiale di notte con tanto di visori notturni, non vedo perché non fare lo stesso con i cervi. Sottolineo che sparare a mezzanotte è sempre meno pericoloso del farlo alle sei di mattina o alle otto di sera. A quelle ore ci sono ancora persone in giro al limitare del bosco, mentre nel cuore della notte non c’è in giro nessuno, quindi il pericolo rispetto alla caccia è molto ridotto».
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