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lunedì 19 Ottobre, 2026

Oggetti (e design) attenti alle neurodivergenze, 190 idee per una società più inclusiva: il progetto trentino conquista l’ADI Index 2026

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Premiato il libro nato dalla collaborazione tra Fondazione Trentina per l’Autismo e Politecnico di Milano

Quando utilizziamo un oggetto quotidiano raramente ne conosciamo la genesi: chi ne ha rilevato il bisogno, chi l’ha ideato? Ogni prodotto che nella nostra vita ci aiuta a svolgere delle funzioni, dal mangiare al lavarci, dal cucinare al viaggiare, tutto viene pensato e sviluppato per rispondere al meglio alle necessità delle persone comuni. Ma una nuova sensibilità sta prendendo piede, anche grazie al lavoro di una collaborazione visionaria e pionieristica tra la Fondazione Trentina per l’Autismo ed il Politecnico di Milano, dove dal 2012 è attivo il Laboratorio di Metaprogetto COmeta del 2° anno del Corso di Laurea in Design del Prodotto Industriale della Scuola del Design. Da questa esperienza è nato il libro «Design & Autism. An unconventional approach to inclusion through product innovation», una raccolta dell’ampia gamma di casi di study sviluppati e dei contributi multidisciplinari del laboratorio, che figura ora tra i progetti selezionati dal premio nazionale ADI Index 2026 dell’Associazione per il Disegno Industriale ed è esposto presso l’ADI Design Museum a Milano.

«Per noi “Design & Autism” nasce da un’idea semplice – spiega il coordinatore del progetto prof. Venanzio Arquilla il design può contribuire all’inclusione solo se si costruisce insieme alle persone coinvolte. In oltre dieci anni il Laboratorio COmeta ha lavorato con studenti, famiglie, clinici e associazioni, e il rapporto con la Fondazione Trentina per l’Autismo è stato uno dei punti di riferimento del percorso. Il loro sguardo sul quotidiano ha più volte cambiato il modo in cui impostiamo i progetti. Ricordo con piacere il primo incontro con la Fondazione e con il suo fondatore, il Cav. Giovanni Coletti: partivamo entrambi con qualche dubbio reciproco, da lì è nato un processo innovativo e strutturato. La domanda di partenza era cosa potesse fare il design per l’autismo: credo che la risposta stia nei fatti».

«Il corso è nato come una grande scommessa – racconta il presidente della Fondazione Trentina per l’Autismo Giovanni Coletti – ormai 15 anni fa. Com’è nostra abitutine abbiamo cercato nuove strade per portare un argomento complesso come l’autismo proprio dove solitamente non se ne parla. Volevamo portare stimoli e aprire a uno sguardo innovativo di giovani menti creative, che hanno dimostrato crescente interesse: il laboratorio ha coinvolto negli anni più di 450 studenti e studentesse, che hanno sviluppato oltre 190 progetti, che ogni anno vengono presentati a Casa “Sebastiano” in occasione della visita che la classe fa a Coredo». La sfida è cresciuta anno dopo anno, il team di docenti dei Proff. Giuliano Simonelli e Venanzio Arquilla ha visto nel tempo il coinvolgimento anche dei Proff. Davide Genco, Fabio Guaricci con il supporto di Federica Caruso. Il volume “Design & Autism” è quindi la sintesi di oltre un decennio di apprendimento nel laboratorio Cometa, attraverso una lente inclusiva e multidisciplinare ed una pratica che fonde Design Justice e Product Design. «La selezione dell’ADI Design Index è per noi un riconoscimento del metodo prima che del libro: progettare con le persone autistiche e con chi le accompagna, non solo per loro. È un riconoscimento che condividiamo con chi ha contribuito e anche un impegno: dare più spazio alle prospettive autistiche nella didattica e nella ricerca. Un caloroso ringraziamento va a tutte le persone che hanno contribuito a questo libro, con la loro competenza e vissuto personale: Fabrizio Acanfora, Giuseppe Andreoni, Andrea Bonarini, Daniela Bulgarelli, Luca Casartelli, Alessandra Damiani, Tommaso Elli (Abilitiamo Autismo), Giorgia Favia, Elena Gabardi e Nadia Zanella (Fondazione Trentina per l’Autismo), Paola Golzi, Stefano Mandato, Alessandro Morganti, Sylvie Ray, Michela Rossi».

Il laboratorio dimostra come il design possa diventare strumento di trasformazione sociale, insegnandoci che la diversità non deve rappresentare un ostacolo, ma una potente spinta a cambiare prospettiva, capace di aiutarci a creare un mondo dove ogni individuo, indipendentemente dalle sue caratteristiche e capacità, possa avere l’opportunità di una vita dignitosa. «Il design non risolve l’autismo, ma può contribuire a migliorare la vita delle persone autistiche coinvolgendole nella progettazione dei prodotti e, soprattutto, nella loro personalizzazione». E conclude Arquilla: «Il libro documenta ciò che è stato fatto nelle prime 13 edizioni, ma abbiamo già iniziato a integrare prospettive autistiche più pervasive e dirette nel nostro team didattico e nel nostro flusso di lavoro, affinché informino, valutino e si mettano al centro dell’intero processo creativo. Queste evoluzioni hanno già dimostrato il loro valore, poiché nell’ADI Index 2026 è stato selezionato anche uno dei progetti degli studenti della 14° edizione: “IceShake” di Bevoni Arianna, Fratepietro Alessia, Lobato Barbara, Mariani Carolina».

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