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lunedì 19 Ottobre, 2026

In Trentino ci sono oltre 68 sportelli ogni 100mila abitanti (il doppio della media italiana). Ma crollano gli addetti

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Il segretario Mazzucchi: «Servizi digitali, frodi informatiche in crescita: sono un’emergenza sociale»

Uno sguardo largo sul sistema bancario: dalla capillarità degli sportelli al calo degli addetti, fino all’«emergenza sociale» delle frodi informatiche. Ma non solo. Il congresso della Fabi (Federazione autonoma bancari italiani) del Trentino, celebrato ieri alla Sala inCooperazione, ha rappresentato l’occasione per riflettere anche sullo sviluppo economico del territorio, con il Piano Trentino 2040 al centro di una tavola rotonda. L’assessore provinciale Achille Spinelli ha ricordato che una delle ipotesi è quella di «introdurre meccanismi premiali o forme di ristoro a favore di lavoratori qualificati e con elevate professionalità che scelgono di vivere e lavorare in Trentino».
Partiamo dai dati però. In Trentino sono presenti 336 sportelli, di cui 230 targati Casse rurali. Significa che ci sono 68,4 sportelli ogni 100mila abitanti, il doppio rispetto alla media nazionale (35,8) e il triplo rispetto a quella europea (21). «I grandi gruppi nazionali, come Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco Bpm, Bper, Bnl, Mps, Credit Agricole, Credem, complici i piani industriali di riduzione sportelli e di esodo del personale hanno ridotto la presenza a soli 44 sportelli e 328 addetti. Le banche altoatesine Sparkasse e Volksbank hanno invece ampliato la presenza in Trentino e ora contano ben 29 filiali e 179 addetti», ha spiegato nella sua relazione Domenico Mazzucchi, segretario provinciale della Fabi, che in Trentino conta 3.078 iscritti (395 nel settore Abi, 1.984 nel credito cooperativo e 699 tra pensionati ed esodati). «Le 11 Casse rurali con i loro 2.125 addetti e 223 sportelli rappresentano i due terzi degli sportelli e oltre il 55% della quota di mercato — ha aggiunto — La rete degli sportelli resta più capillare rispetto al resto del Paese».
Sul fronte occupazione, a fine 2025 gli addetti erano 3.970, di cui 3.300 del credito cooperativo. «La popolazione bancaria è diminuita di ben 322 unità negli ultimi cinque anni — ha sottolineato Mazzucchi — La riduzione di addetti sarebbe stata il doppio se non fosse stata mitigata dalla costituzione del gruppo Cassa centrale. Dalla sua nascita, le società del gruppo industriale (non Bcc) hanno creato oltre 1.000 posti di lavoro, di cui 800 in Trentino, contribuendo ad attrarre giovani e competenze. In una provincia di dimensioni contenute, la sede di un grande gruppo bancario è un patrimonio da valorizzare e da difendere». Adesso, però, la sfida è «accompagnare il gruppo verso la transizione tecnologica, la revisione dei modelli organizzativi e la trasformazione dei ruoli e delle professionalità». Allo stesso tempo Mazzucchi ha voluto suonare un campanello d’allarme: «La crescita dei servizi digitali ha favorito l’aumento di frodi informatiche, truffe e rischi reputazionali, ormai una vera emergenza sociale. Un recente studio nazionale della Fabi quantifica in 828 milioni le somme sottratte in 4 anni».
Nella tavola rotonda – dedicata a «Territorio, persone e transizione: il ruolo del credito nello sviluppo del Trentino di domani» – Spinelli ha sottolineato che «la sfida del Trentino è investire nella capacità innovativa delle imprese, attrarre e valorizzare competenze, migliorare la qualità del lavoro e del welfare e creare condizioni favorevoli agli investimenti. Serve la collaborazione di tutto il sistema, a partire dal rapporto tra istituzioni, imprese e mondo del credito». Alla tavola rotonda hanno partecipato Gennaro Sansone, direttore della filiale di Trento della Banca d’Italia, Carlo Menon, manager dello Spatial Productivity Lab dell’Ocse, e Alessandro Failoni, vicedirettore generale vicario e Cfo di Cassa centrale banca.

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