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sabato 17 Ottobre, 2026

Quanto reddito serve oggi a una famiglia in Trentino per vivere dignitosamente tra affitti e carovita? Almeno 3.500 euro al mese

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Un'analisi di Federconsumatori, Sunia e dei dati Ispat svela quanto costa oggi vivere in Trentino tra rincari alimentari, caro-affitti e inflazione in crescita
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Quanto reddito serve oggi a una famiglia per vivere dignitosamente in Trentino? Per sostenere le spese quotidiane e affrontare un imprevisto e conservare un minimo di capacità di risparmio? È la domanda da cui parte un’analisi di Federconsumatori Trentino, realizzata attraverso i dati disponibili sui consumi delle famiglie, sull’andamento dei prezzi, sui redditi e sul mercato degli affitti.

Il primo elemento riguarda il costo dell’alimentazione. Secondo i dati sui prezzi al consumo rilevati a Trento, tra agosto 2023 e agosto 2026 i prezzi dei prodotti alimentari e delle bevande analcoliche sono aumentati del 7,6%. Un incremento accumulato nell’arco di tre anni che continua a pesare sui bilanci familiari. Tradotto in termini concreti, una famiglia che nell’agosto 2023 spendeva 600 euro al mese per acquistare determinati prodotti alimentari, mantenendo invariati quantità e tipologia degli acquisti, oggi dovrebbe sostenere una spesa di circa 646 euro. Significa oltre 45 euro in più ogni mese e circa 550 euro su base annua.

Ma gli alimentari rappresentano soltanto una parte del problema. Secondo Ispat, nel 2024 la spesa media mensile delle famiglie residenti in provincia di Trento era di circa 3.194 euro, dei quali 495 destinati all’alimentazione. Abitazione e utenze, alimentari e trasporti rappresentavano circa il 65% dei consumi familiari. A incidere in maniera determinante è soprattutto la condizione abitativa, come sottolinea anche Sunia del Trentino. Le quotazioni degli affitti rilevate a settembre 2026 indicavano, per un appartamento di 80 metri quadrati, un canone richiesto indicativo di circa 1.046 euro mensili a Trento e 883 euro a Rovereto. Per un nucleo familiare composto da due adulti e un figlio, con un’abitazione in affitto, un’automobile e le ordinarie spese per alimentazione, utenze, trasporti, salute, scuola e abbigliamento, il fabbisogno stimato può collocarsi intorno ai 3.300-3.500 euro netti mensili, comprendendo anche una quota destinata agli imprevisti e a un modesto risparmio. La condizione di chi vive in un’abitazione di proprietà senza mutuo è diversa da quella di chi deve sostenere un affitto, così come quella di una famiglia con due stipendi è diversa da quella di un nucleo che dispone di un solo reddito. «Il rischio è che vivere dignitosamente diventi progressivamente più difficile per le famiglie che, pur disponendo di un reddito da lavoro, vedono una parte crescente delle proprie risorse assorbita dalle spese indispensabili», sottolineano Federconsumatori e Sunia.

Proprio ieri è stato pubblicato il report mensile di Ispat sull’inflazione: a settembre l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati nella città di Trento è sceso dello 0,8% rispetto al mese precedente, ma è aumentato del 3,5% nei confronti dello stesso mese dell’anno precedente: l’aumento annuo più alto da gennaio. Il tasso medio dell’inflazione raggiunto è pari all’1,8%. Rispetto allo scorso anno, il capitolo abitazioni, acqua, elettricità e combustibili ha subito un rincaro del 9,8%. I trasporti sono aumentati del 6,7%, mentre i servizi di ristorazione e di alloggio del 3,1%. «La fiammata dei prezzi al consumo non si arresta e anche in Trentino impoverisce in particolare le famiglie economicamente più deboli. Sono infatti questi i nuclei su cui grava di più il carovita sui beni di prima necessità come alimentari, energia ed abitazioni. Così se a settembre anche in Trentino l’Istat rileva un’inflazione in crescita del 3,5% per la generalità della popolazione — dichiarano i segretari generali Andrea Grosselli (Cgil), Michele Bezzi (Cisl) e Walter Largher (Uil) per il 20% delle famiglie con la capacità di spesa più bassa l’aumento dei prezzi si fa ancora più pesante». I tre sindacati sottolineano la necessità di «sostenere la contrattazione collettiva pubblica e privata», ma «serve che anche la Provincia faccia la sua parte a partire dall’adeguamento delle misure di welfare, indicizzando al reale costo della vita le provvidenze provinciali. Sul lato dell’energia è fondamentale sostenere gli investimenti privati nell’elettrificazione di mobilità e impianti di riscaldamento e tutti gli strumenti di efficientamento».

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