Sanità
lunedì 28 Settembre, 2026
Sanità, all’ospedale Santa Chiara arriva la sala operatoria ibrida: cardiologi e chirurghi insieme, senza spostare il paziente
di Redazione
L'investimento è di 5,7 milioni. La struttura di 70 metri quadrati consente a cardiologi, cardiochirurghi, chirurghi vascolari e radiologi interventisti di operare insieme
Non sarà più necessario spostare il paziente da una sala all’altra durante gli interventi cardiovascolari più complessi. Al Santa Chiara di Trento entra in funzione la nuova sala operatoria ibrida, un ambiente di 70 metri quadrati nel quale chirurgia, radiologia ed ecografia ad alta tecnologia sono concentrate nello stesso spazio. Un investimento da 5,7 milioni di euro che permetterà a cardiologi, cardiochirurghi, chirurghi vascolari e radiologi interventisti di lavorare fianco a fianco, con procedure sempre più precise e meno invasive.
La nuova HOR – Hybrid Operating Room è stata inaugurata oggi all’ospedale di Trento. Grazie alla dotazione tecnologica, cardiologi, cardiochirurghi, chirurghi vascolari e radiologi interventisti potranno lavorare simultaneamente nello stesso ambiente, progettando l’intervento sulle caratteristiche del singolo paziente e senza la necessità di trasferirlo durante la procedura.
L’opera è stata realizzata con un investimento di 5,7 milioni di euro, interamente finanziato dalla Provincia autonoma di Trento: oltre 3,2 milioni sono stati destinati agli interventi edili e impiantistici e 2,5 milioni alle tecnologie sanitarie e agli arredi.
La sala rappresenta uno degli sviluppi della medicina di precisione, in un contesto nel quale l’invecchiamento della popolazione porta sempre più spesso ad affrontare pazienti anziani, fragili e con più patologie contemporaneamente. Per queste persone un intervento chirurgico tradizionale può risultare particolarmente rischioso. La possibilità di utilizzare nello stesso ambiente strumenti chirurgici e sistemi avanzati di diagnostica consente invece di ricorrere a procedure meno invasive.
La dotazione comprende un angiografo pensile robotizzato di ultima generazione, oltre a ecografi vascolari, ecotomografi e poligrafi polivalenti. La sala permetterà di eseguire procedure endovascolari complesse, come quelle per la correzione di aneurismi o rotture della parete vascolare attraverso l’impianto di protesi dedicate.
In ambito cardiologico e cardiochirurgico sarà inoltre possibile effettuare interventi mini-invasivi sulle valvole cardiache, compresa la riparazione o sostituzione della mitrale e della tricuspide con tecniche percutanee, e l’impianto transcatetere della valvola aortica nei pazienti più a rischio. Tra le procedure previste anche la chiusura dei difetti del setto interatriale e dell’auricola sinistra e il trattamento della fibrillazione atriale con ablazione transcatetere o in videotoracoscopia.
Il monitoraggio ecografico e radiologico ad alta definizione in tempo reale permette di seguire le diverse fasi dell’intervento, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza, ridurre le complicanze e favorire tempi di recupero più rapidi.
«Questa – ha dichiarato il direttore generale di Asuit Antonio Ferro – è una giornata molto importante e attesa, che segna un passaggio cruciale per la nostra sanità. Traguardi come questo non si improvvisano: sono il frutto di una semina preziosa avviata anni fa, di una visione chiara e di una grande capacità di mettere a terra le idee con investimenti importanti. Voglio ringraziare la squadra dei nostri tecnici per le soluzioni brillanti adottate, l’assessorato e la politica che hanno creduto con convinzione in questo progetto. Oggi vediamo con orgoglio i frutti di questo lavoro di squadra, un percorso che sta portando a tagliare tanti nastri sul territorio, dalle Case della Comunità fino alle grandi infrastrutture ospedaliere. L’attivazione di questa Sala ibrida fa compiere un decisivo salto di qualità all’intero ospedale Santa Chiara e rafforza l’intera rete ospedaliera aziendale. È una realizzazione che mette al centro la multidisciplinarietà e che ci sprona a proseguire con la stessa determinazione anche negli anni a venire».
Particolarmente complessa anche la realizzazione dal punto di vista edilizio. Per non interrompere l’attività dell’ospedale, la struttura è stata progettata come un modulo a palafitta di due piani, elevato su colonne metalliche all’estremità del Corpo C. La soluzione ha permesso di preservare la viabilità dei mezzi di soccorso e le reti interrate, mantenendo il collegamento diretto con il blocco operatorio.
«Dal punto di vista tecnico e ingegneristico, la realizzazione della Sala ibrida è stata una sfida complessa ed esaltante – ha spiegato la direttrice del Dipartimento tecnico Debora Furlani –. La necessità di inserire una struttura di questo peso e complessità impiantistica in un ospedale in piena operatività ci ha spinti verso una soluzione architettonica modulare “a palafitta”, integrata ed elevata su pilotis, realizzata lavorando esternamente. Questo ha permesso di azzerare l’impatto sulla viabilità di servizio e logistica e di mantenere funzionalmente collegata la Sala al blocco operatorio esistente».
La nuova sala si sviluppa su due livelli fuori terra, per una superficie lorda di 265 metri quadrati e oltre 1.200 metri cubi di volumetria. L’ambiente operatorio vero e proprio misura 70 metri quadrati e dispone di sistemi per il filtraggio dell’aria e di schermature piombate per la radioprotezione.
«Oggi è una giornata importante e molto attesa per il nostro Dipartimento – ha sottolineato il direttore del Dipartimento cardio toraco vascolare Roberto Bonmassari. Negli ultimi anni i trattamenti per le patologie cardiovascolari si sono arricchiti di procedure sempre meno invasive, fondamentali soprattutto per i pazienti fragili per i quali l’opzione chirurgica tradizionale non sarebbe praticabile. Disporre di un ambiente chirurgico completo dotato di radiologia ed ecografia di altissima qualità ci permette di adottare un approccio “sartoriale” e di medicina di precisione. Inoltre, la sala ibrida nasce per far lavorare fianco a fianco cardiochirurghi, chirurghi vascolari, cardiologi e radiologi interventisti, favorendo una multidisciplinarità reale e un’acquisizione di competenze trasversali a tutto vantaggio del paziente».
La struttura avrà anche una funzione nella formazione dei medici e degli specializzandi. «L’innovazione tecnologica rappresenta un investimento importante, prima di tutto per la qualità e la sicurezza delle cure, ma anche per la formazione dei medici e degli specializzandi – ha detto il presidente della Scuola di Medicina e chirurgia dell’Università di Trento Lorenzo Trevisiol. Disporre di tecnologie all’avanguardia rende le nostre strutture più attrattive per studenti e professionisti».
Per l’assessore alla salute Mario Tonina, l’attivazione della sala è il risultato di una scelta avviata nella precedente legislatura e rappresenta un investimento per l’intera rete sanitaria provinciale.
«L’attivazione della Sala ibrida rappresenta un investimento strategico e imprescindibile per l’ospedale Santa Chiara e per tutta la rete ospedaliera trentina. Desidero ringraziare chi garantirà, con una professionalità riconosciuta, l’operatività della sala, in particolare i direttori Bonmassari, Bonvini e Onorati, con i loro staff. Con queste nuove tecnologie potranno offrire cure di maggiore qualità, precisione e sicurezza, e sempre meno invasive».
All’inaugurazione era presente anche il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti, che ha sottolineato il ruolo dell’investimento nel percorso di modernizzazione della sanità trentina.
«La Sala ibrida – ha dichiarato il presidente della Provincia Maurizio Fugatti – è la prova di come il Trentino sappia programmare gli investimenti strategici e impiegare in modo virtuoso le risorse a disposizione per rafforzare concretamente la sanità pubblica. Il nostro obiettivo è garantire che l’ospedale Santa Chiara e i presidi del territorio mantengano standard di eccellenza e continuità nelle risposte ai bisogni dei trentini».
La nuova sala si inserisce così nel percorso di rinnovamento tecnologico del Santa Chiara, mentre prosegue parallelamente la progettazione del futuro polo ospedaliero e universitario del Trentino.
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