Il caso
domenica 27 Settembre, 2026
Operaio saldatore muore dopo un tumore ai polmoni. Il Tribunale: respirava cromo in fabbrica, l’Inail deve pagare
di Leonardo Omezzolli
L'uomo ha lavorato nello stabilimento dal febbraio del 1990 al 2 novembre del 2023. Ora moglie e figlia saranno risarcite
La sentenza mette nero su bianco il riconoscimento che le cause che hanno portato alla sviluppo della neoplasia polmonare costata la vita a un operaio dell’industria dell’acciaio inossidabile sono da individuarsi proprio nella sua prolungata attività lavorativa e ha quindi obbligato l’Inail a riconoscere l’origine professionale della malattia e quindi a corrispondere alla moglie e alle figlie l’assegno funerario, al pagamento dei ratei maturati.
Una sentenza importante perché ha permesso di chiarire allo steso tempo le condizioni di lavoro all’interno dello stabilimento. L’operaio era assunto in uno stabilimento nel quale si lavora materiale in acciaio inossidabile ed era assunto con una mansione non strettamente legata al contatto o all’esposizione diretta con il cromo e il nichel. La sua mansione era quella di operaio saldatore. Nello stabilimento, l’uomo, vi ha lavorato dal febbraio del 1990 al 2 novembre del 2023. Poi la malattia, la convalescenza e infine il decesso sopraggiunto il 14 febbraio del 2024. Causa della morte la malattia, questa certificata neoplasia polmonare.Si tratta di una delle forme di cancro ai polmoni tra le più diffuse e con il maggior tasso di mortalità a livello globale.
I principali fattori di rischio sono il fumo delle sigarette e l’esposizione a sostanze cancerogene come ad esempio il radon, l’amianto, il nichel, ma anche un forte inquinamento atmosferico può contribuire all’insorgere di questo tumore ai polmoni. Quello che ai famigliari era sembrato ovvio, non lo è stato per l’Inail che non ha inizialmente riconosciuto il collegamento diretto tra il luogo di lavoro e l’attività svolta dall’operaio con la sua morte. Tra le motivazioni portate in aula dalla stessa Inai il fatto che l’uomo non avesse direttocontatto con le sostanze definite cancerogene perché le sue mansioni non erano direttamente collegate ai luoghi contaminati e in secondo luogo, l’uomo è stato definito un «accanito fumatore». L’Inail, infatti, nel rigettare l’istanza dei famigliari presentata ancora nel 2025 «affermava la legittimità» della propria azione in quanto l’operaio «non era stato adibito alle lavorazioni dell’acciaio inossidabile alle quali viene ricondotta l’esposizione a cromo esavalente e nichel, sostanze classificate come cancerogene certe dalla Iarc, ed era un accanito fumatore».
La famiglia ha però voluto portare in aula Inail proprio perché a conoscenza della situazione lavorativa del marito e padre. Si è così portato a testimonianza che «nel luogo di lavoro non vi era una separazione tra il reparto di lavorazione del ferro e quello dell’Inox». Non solo, è poi emerso che «ove venivano effettuate le saldature», ossia nel reparto specifico di lavoro dell’operaio deceduto, «è stato per molti anni privo di idonei impianti di areazione». Infine, elemento forse tra i più dirimenti in questa delicata vicenda di sicurezza sul lavoro e salute lavorativa «al pari degli altri saldatori, l’uomo, non utilizzava i dispositivi di protezione individuali (Dpi)». Circostanze e testimonianze che hanno spinto il giudice del Tribunale di Rovereto Michele Cuccaro a escludere ogni fondatezza alle tesi dell’Inail, «visto e considerato che la promiscuità del luogo di lavoro ha certamente fatto sì che egli fosse esposto anche a sostanze quali cromo esavalente e nichel tabellate per la neoplasia polmonare». Il giudice ha quindi stabilito che alla moglie e alle figlie seguiti dagli avvocati Giovanni Guarini e Francesco Cappa deve essere riconosciuto il diritto alla rendita ai superstiti ed all’assegno funerario con decorrenza dalla data di legge del decesso dell’assicurato. Con la sentenza, quindi, si accerta che l’operaio è deceduto a causa di neoplasia polmonare di origine professionale.
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