Marginalità

domenica 27 Settembre, 2026

Oltre 250 persone senzatetto in attesa di un posto letto. Danese (Astalli): «Rischiamo una bomba sociale: mai numeri così alti»

di

I dati del tavolo dedicato all'accoglienza dei senza fissa dimora. Aliberti (Sportello casa): «La crisi è sottostimata»

Non è il freddo a essere un’emergenza a Trento, ma l’emarginazione che già oggi presenta una situazione critica ben prima di quando le temperature cominceranno a precipitare. Sì perché il dramma delle oltre 250 persone che si trovano per strada nel capoluogo non è legato ai dormitori, al fatto che presto o tardi la colonnina di mercurio farà segnare pochissimi gradi e sulla città inizierà a piovere e nevicare, ma alla condizione di emarginazione in cui si trovano: l’assenza di un tetto sopra la testa, di un letto in cui riposarsi, di un fuoco su cui farsi da mangiare. Una vita all’addiaccio che mina la loro salute psicofisica e che è diventata una condizione comune a sempre più persone in Trentino negli ultimi anni e in particolare nell’ultimo. Secondo la ricognizione del tavolo dedicato attualmente sono 271 le persone in lista d’attesa per un posto in dormitorio o in accoglienza a Trento, tra questi 9 donne. Numeri mai visti prima e che fanno preoccupare gli operatori. «Con l’arrivo dell’inverno aumenta anche la sofferenza per queste persone, non ci siamo mai trovati ad avere numeri così grandi, non sappiamo cosa potrebbe succedere – commenta un operatore – Rischiamo la bomba sociale».

I dati e le cause
Delle 271 persone nelle liste d’attesa, 89 sono in quella per richiedenti protezione internazionale, 173 in quella per senza fissa dimora e 9 in quella per le donne. In passato la lista più lunga era quella per i richiedenti asilo, ma il risultato dei costanti tagli all’accoglienza voluti da Fugatti, prima nel 2018 quando si è passati da 1.500 a 750 e poi ad inizio 2026 con l’accordo di dimezzare ulteriormente e realizzare il Cpr, ha fatto sì che sempre più migranti passino così tanto tempo per strada da ottenere la residenza e passare alla lista per senza fissa dimora. Il risultato comune è che ci vogliono mesi, anche 4, per un posto in dormitorio, un anno per entrare in percorsi di accoglienza a cui avrebbero diritto fin dal primo giorno. E intanto passano il tempo in strada dove le loro condizioni psicofisiche degradano, specie d’inverno. Non solo, con l’accordo per il Cpr e l’ulteriore dimezzamento dei posti in accoglienza, sono state velocizzate le uscite dai percorsi, ma vista l’emergenza casa che attanaglia il Trentino anche queste persone, seppure in molti casi lavoratori, non riescono a trovare un appartamento e finiscono per strada.

«I posti ci sono»
Il contesto è preoccupante, lo conferma Daniele Danese coordinatore di Astalli. «Stiamo cercando di attrezzarci per avere più persone agli sportelli perché ci aspettiamo tanta tensione e fatica. Stiamo arrivando all’inverno con il numero più alto di persone per strada mai registrato a Trento, mai vista una cosa del genere». Quello di cui c’è bisogno, sottolinea Danese, sono «più posti in accoglienza, non nei dormitori. Anche perché non esistono dormitori grandi abbastanza per contenere tutte queste persone». E l’amara verità è che questi posti ci sono, ma oggi sono vuoti. «Del resto sono i posti che la Provincia ha già previsto vengano utilizzati per il nuovo percorso legato all’avviamento al lavoro – osserva Paolo Zanella, consigliere provinciale del Pd – Ma invece che metterli a disposizione li si tiene vuoti? Stiamo parlando di oltre 100 posti, non c’è tempo da perdere».
Numeri confermati anche da Danese. «Nei vari Cas ci sono posti vuoti lo sappiamo, ne abbiamo noi e ne hanno anche altri enti di terzo settore. È sbagliato che ci siano centinaia di persone per strada e posti in accoglienza disponibili che non vengano utilizzati».

«Crisi sottostimata»
Se i numeri fanno rabbrividire, secondo Chiara Aliberti dello Sportello casa per tutti «la crisi è sottostimata. 271 sono solo le persone tracciate, quelle emarginate sono sicuramente di più». Presso lo sportello, racconta Chiara, «arrivano sempre più persone disperate e in cerca d’aiuto, la situazione è sempre più grave. Qualche anno fa trovavamo soluzioni di fortuna, magari una tenda, una diocesi, un volontario che apre una casa. Ora è impossibile, riusciamo a malapena a sistemare le donne che ci contattano, ma piange il cuore a non dare risposta a tanti giovani in cerca di aiuto».
Preoccupata anche l’assessora alle politiche sociali del Comune di Trento. «Il rischio di trovarsi con una crisi in città c’è e siamo preoccupati – osserva Casonato – Sull’accoglienza noi continuiamo a ripetere però che serve una risposta provinciale. Le interlocuzioni con Piazza Dante continuano e siamo fiduciosi che ci possano essere delle risposte migliori quanto prima».

Commenti: