Marginalità
domenica 27 Settembre, 2026
Trento, 9 donne in attesa di un posto letto. Consuelo: «Sono andata via dal Perù, c’è molta morte. Ora dormo per strada, la notte ho paura»
di Simone Casciano
Lei è fuori dai dormitori e dai percorsi di accoglienza. Amina: «Ho lavorato nei campi, finita la stagione non ho nulla»
C’è chi è arrivata a Trento con un contratto di lavoro che si è rivelato diverso dalle promesse, chi invece è arrivata sperando di costruirsi in futuro migliore, ad accomunarle è l’incubo di dover vivere per strada, escluse da dormitori e percorsi di accoglienza, passando le notti con la paura e con i rischi dell’emarginazione. Sono le storie di Amina e Consuelo, due delle 9 donne che in questo momento si trovano fuori da percorsi di accoglienza e dormitori a Trento. L’assessora del Comune di Trento Casonato ha assicurato che «in breve tempo sarà trovata una soluzione», ma intanto tutto quello che separa Amina e Consuelo dalla strada sono accoglienze di fortuna da amici e volontari.
«Un lavoro diverso»
Amina è tunisina ed è arrivata in Trentino come lavoratrice stagionale. «Sono arrivata qui con un contratto stagionale agricolo, ma quando è arrivato maggio lavoro non ce n’era», racconta. «Il direttore del lavoro mi ha detto: “Ti faccio il documento, ma devi avere pazienza. Quando arriva il momento delle mele ti chiamerò”». Nell’attesa, un posto per dormire è diventato un problema. «Ho dormito una settimana in ostello, poi alla Casa della Giovane. Poi sono andata a lavorare a Roma, in nero, per due mesi. Con lo stipendio riuscivo a pagarmi un posto letto. Poi sono tornata a lavorare con le mele, per due mesi: 800 euro al mese, 30 giorni, 9 ore al giorno». Condizioni inaccettabili, ma dietro quei contratti c’è un intermediario. «C’è un’agenzia che fa così i contratti, ma non ti fa vedere chi sono i datori di lavoro». Ora il tempo stringe. «Adesso ho il permesso di soggiorno, ma scade tra dieci giorni e poi mi serve un posto dove dormire. Al momento non ho un posto, c’è una rete informale di persone che aiuta. All’Agenzia del lavoro mi hanno detto che il lavoro c’è, ma prima serve la residenza».
«La notte ho paura»
Consuelo viene dal Perù, è richiedente asilo ed è a Trento da due mesi. «Me ne sono andata dal Perù perché c’è molta morte, ci sono minacce, violenza. Sognavo una vita migliore. Ho due figli in Perù e devo aiutarli, intanto stanno con il papà». A Trento ha trovato ospitalità per poco tempo. «Ho dormito a casa di un’amica, ma solo per sei giorni, perché lei vive con la sua famiglia e non poteva tenermi di più. Era una situazione precaria». Anche il lavoro è rimasto a lungo fuori portata. «Per legge non potevo ancora lavorare: aspettavo i documenti dalla questura e dovevo aspettare 60 giorni. Ora posso lavorare». La richiesta di un posto in accoglienza, per ora, non ha avuto risposta. «Allo sportello mi hanno detto che mi chiamano quando mi chiamano. Gli ho detto che non ho famiglia, che ho paura, che non so dove andare la notte, ma mi hanno detto di aspettare, che c’è altra gente in fila. Io capisco, ma la notte per strada ho paura».
«Particolare attenzione»
Sul tema l’assessora Casonato spiega come «sulle donne ci sia particolare attenzione». Dalle interlocuzioni avute con la Provincia sarebbe emerso che «la situazione nei prossimi giorno dovrebbe rientrare». Una settimana fa, rispondendo a un’interrogazione in Consiglio comunale della consigliera Attolini (Avs), Casonata spiegava come non ci fossero donne in lista d’attesa e che anzi in quel momento c’erano posti vuoti nelle strutture. Una settimana dopo invece le donne escluse dai percorsi sono ben 9. «Questo purtroppo è il frutto di movimenti, di persone che magari se n’erano andate e sono ora tornate a Trento. Quello che stiamo facendo con la Provincia ora è portare le donne che hanno le caratteristiche adatte verso percorsi più strutturati di abitare accompagnato, in modo da liberare posti nei dormitori per chi ora si trova in graduatoria».
Commenti:
Devi effettuare il login per poter pubblicare un commento.