Economia

venerdì 25 Settembre, 2026

La pausa pranzo con tramezzino, mezzo litro d’acqua e caffè? A Trento costa 7 euro. La Federconsumatori: «Pesa sempre di più sulle tasche dei lavoratori»

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I conti dell'associazione: prepararsi il pasto da casa può portare a un risparmio fino al 75%

La pausa pranzo pesa sempre di più sulle tasche dei lavoratori. Anche un pasto semplice consumato durante la giornata lavorativa, tra panino, caffè o piatto di pasta, può trasformarsi in una spesa significativa nell’arco del mese. A evidenziarlo è l’ultima indagine dell’Osservatorio Nazionale Federconsumatori, secondo cui nel 2026 il costo medio di un pasto composto da un piatto di pasta, mezzo litro d’acqua, un dessert e un caffè è arrivato a 16,19 euro, contro i 15,77 euro del 2025 e i 15,34 euro del 2024.

Per una pausa più essenziale, con un tramezzino, mezzo litro d’acqua e un caffè, la spesa si aggira invece sui 7 euro.

In Trentino il quadro risulta particolarmente significativo. Secondo i dati del Rapporto Ristorazione 2026 di Fipe-Confcommercio, riferiti al 2025, a Trento un panino consumato al bar costa mediamente 5,80 euro, con un aumento del 6% rispetto all’anno precedente.

Anche la pizzeria registra un incremento: pizza e bibita arrivano mediamente a 13,52 euro, il 4% in più rispetto al 2024.

Un dato già emerso nel 2024 dall’Osservatorio Pausa Pranzo di SumUp, che aveva rilevato a Trento una spesa media di 6,80 euro per un panino e un caffè, il valore più alto tra le venti città italiane prese in esame.

Numeri che, secondo Federconsumatori del Trentino, mostrano come anche una pausa pranzo essenziale possa incidere in maniera significativa sul reddito disponibile, soprattutto per chi non può contare su una mensa aziendale o su un contributo per il pasto.

Una delle alternative per contenere la spesa è preparare il pranzo a casa. Secondo Federconsumatori, questa soluzione può consentire un risparmio di circa il 75% rispetto all’acquisto di un pasto in bar o tavole calde.

L’Osservatorio stima in circa 4,90 euro il costo medio di un pranzo preparato a casa, cifra che può scendere ulteriormente con una pianificazione attenta della spesa e dei pasti.

Una soluzione che, però, non è sempre praticabile. Non tutti i luoghi di lavoro dispongono infatti di spazi per conservare, riscaldare e consumare il cibo portato da casa. Inoltre, la preparazione quotidiana richiede tempo e organizzazione, elementi che possono essere difficili da conciliare con gli impegni lavorativi e familiari.

Per Federconsumatori del Trentino, il problema non può essere ricondotto esclusivamente alle abitudini dei singoli lavoratori.

L’associazione chiede innanzitutto un adeguamento del valore dei buoni pasto, per evitare che il loro potere d’acquisto venga progressivamente ridotto dall’aumento dei prezzi.

Viene inoltre proposta una verifica periodica dei prezzi praticati da bar, tavole calde e altri punti di ristoro sul territorio provinciale, distinguendo le diverse tipologie di pasto e valutando quanto siano effettivamente accessibili ai lavoratori.

L’associazione ritiene infine necessario favorire, attraverso il confronto tra imprese e rappresentanze dei lavoratori, soluzioni che permettano di accedere a pasti equilibrati a prezzi sostenibili.

La pausa pranzo, sottolinea Federconsumatori del Trentino, non è un consumo superfluo ma una necessità quotidiana per migliaia di lavoratori. E l’aumento dei suoi costi rischia di tradursi in una riduzione sempre più consistente del reddito disponibile delle famiglie.

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