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domenica 20 Settembre, 2026

Imparare l’arabo per costruire ponti: a Rovereto ripartono i corsi di ItalArab Bridge

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Il progetto fondato dalla trentina italo-siriana Yaman Breigheche è già alla terza edizione. Domani ripartono le lezioni online mentre il 5 ottobre riprenderanno quelle in presenza

Quanto è davvero lontano il mondo arabo dalla nostra quotidianità? Probabilmente meno di quanto immaginiamo.

Zucchero, algebra, zero, sciroppo: sono solo alcune delle parole italiane la cui storia passa, direttamente o attraverso altre lingue, dall’arabo. Piccole tracce linguistiche di secoli di scambi scientifici, commerciali e culturali tra mondi che siamo abituati a considerare molto più distanti di quanto siano stati realmente.

È proprio dalla lingua che parte ItalArab Bridge, progetto ormai alla sua terza edizione, nato in Trentino con un obiettivo racchiuso già nel suo nome: costruire ponti tra Italia e mondo arabo attraverso conoscenza, formazione e incontro. E proprio domani, 22 settembre, riprenderanno i nuovi corsi di lingua araba online mentre il 5 ottobre ricominceranno le lezioni in presenza a Rovereto, con percorsi rivolti sia a chi si avvicina all’arabo per la prima volta sia a chi desidera proseguire nello studio.

A fondare il progetto è Yaman Breigheche, nata e cresciuta in Trentino, di origini siriane e cresciuta fin dall’infanzia tra italiano e arabo. Un’identità diventata negli anni anche percorso professionale, attraverso esperienze nella formazione, nella mediazione linguistico-culturale, nell’interpretariato e nella traduzione.

Alla conoscenza linguistica si affianca quella maturata direttamente sul campo: oltre due anni vissuti in Giordania, un lungo viaggio attraverso la Siria da sud a nord e numerose esperienze di viaggio e accompagnamento di gruppi nel mondo arabo, durante le quali ha svolto anche attività di mediazione culturale e interpretariato simultaneo.

«Per me costruire un ponte tra questi due mondi non è un concetto astratto: è qualcosa che accompagna tutta la mia vita. La lingua è uno degli strumenti più potenti per farlo, perché quando cominciamo a conoscere le parole dell’altro iniziamo inevitabilmente a fare domande, a scoprire somiglianze e differenze e, soprattutto, a guardare con maggiore curiosità ciò che prima ci sembrava distante».

È questa l’idea alla base dei corsi ItalArab. Le lezioni affrontano alfabeto, lettura, lessico e strutture della lingua araba standard, ma cercano allo stesso tempo di trasformare l’apprendimento in un’esperienza culturale.

Così può capitare che durante una lezione si prepari e si beva insieme il tradizionale tè verde alla menta, mentre una parola appena imparata diventa l’occasione per raccontare un’usanza o scoprire qualcosa della vita quotidiana nei diversi Paesi arabi.

«L’arabo viene spesso percepito come una lingua difficilissima, quasi inaccessibile. Vedere invece uno studente che parte da zero e dopo poche lezioni riesce a riconoscere le lettere e comincia a leggere è una delle soddisfazioni più grandi. Da lì nasce spesso qualcosa di ancora più interessante: la curiosità».

Un’esperienza che Yaman Breigheche racconta di avere osservato anche durante incontri nelle scuole del territorio, dove domande sulla lingua e sulla cultura hanno permesso a ragazzi e insegnanti di confrontarsi con aspetti del mondo arabo poco conosciuti e, talvolta, di mettere in discussione stereotipi radicati.

Per chi volesse avvicinarsi per la prima volta a questa lingua, ItalArab Bridge proporrà nelle prossime settimane anche un webinar introduttivo online gratuito, aperto anche a chi parte completamente da zero. Un’occasione per scoprire alcuni dei suoni e dei meccanismi dell’arabo, incontrare curiosità linguistiche e culturali e sperimentare direttamente l’approccio utilizzato nei percorsi ItalArab.

Ma l’ambizione di ItalArab Bridge guarda oltre l’aula. Lingua, formazione e competenze interculturali possono diventare strumenti per mettere in relazione persone, scuole, professionisti e territorio con un mondo arabo vasto e profondamente diversificato.

Perché, come sintetizza Yaman Breigheche, «prima ancora di capirsi bisogna avere l’occasione di incontrarsi. E qualche volta un ponte può cominciare semplicemente da una parola».

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