L'intervista
martedì 15 Settembre, 2026
Poplar chiude l’edizione 2026 con 14mila biglietti staccati: «Un festival sempre più internazionale e cosmopolita»
di Gabriele Stanga
Nahid Aliyari traccia il bilancio dell’edizione appena conclusa: oltre 400 volontari, artisti da Europa e Australia e una spinta verso la destagionalizzazione
Dalla crescita esponenziale di Rares, all’ironia sferzante di Pippo Sowlo, fino alla chiusura con il botto: l’ultimo live dei Cani, icone del movimento indie, se non veri e propri fondatori del genere in Italia. E poi tanta musica internazionale, con il talento incontenibile delle Florence Road e quello più sofisticato di Dove Ellis, per non parlare della potenza eclettica dei Maruja e di Ellis D. Poplar diventa sempre più grande e sempre più cosmopolita, sia per quanto riguarda la Line Up sia per quanto riguarda la capacità di attrarre appassionati di musica anche fuori dai confini italici. A fare il punto sull’edizione che si è appena chiusa è Nahid Aliyari, che fa parte dell’organizzazione del festival.
Qual è il bilancio di questo Poplar, sia in termini di pubblico che di partecipazione dei volontari?
«Siamo arrivati a 14mila biglietti venduti su tutte le quattro giornate. Il terzo giorno è andato sold out durante il pomeriggio, così come la domenica. Anche venerdì è stato bello pieno, mentre il primo giorno ha fatto qualche numero in meno per via della pioggia. I volontari sono oltre 400, quasi 450. Uno squadrone arrivato da tutta Italia e anche dall’Europa. Abbiamo ospitato circa 120-150 volontari che in questi giorni dormivano in città».
Questa edizione, forse più ancora della precedente, ha avuto un forte taglio internazionale. C’è stata tanta Irlanda, tanta Inghilterra, anche un po’ di Australia, senza dimenticare la Palestina con Samà Abdulhadi. Come è stato interfacciarsi con artisti di quel calibro e chi l’ha impressionata di più?
«È stato un Poplar molto internazionale senza dubbio, ho trovato molto interessante l’esclusiva italiana di Floating Points, con un’artista che faceva le visual in tempo reale con l’inchiostro, poi proiettate sullo schermo. Anche il dj set degli Avalanches è stato meraviglioso. Domenica è stata una serata devastante con Maruja, Gans e tutti gli altri che hanno portato un’energia e una forza pazzesca. Poi venerdì ci sono state le Florence Road che sicuramente a breve si prenderanno qualche grande palco, quindi ci riteniamo fortunati ad averle viste prima della loro esplosione. Lo stesso si può dire per Dove Ellis, un talento sopraffino, cristallino».
Una cosa che è stata sottolineata dal pubblico era la presenza di tanta musica elettronica rispetto al passato. Era una scelta precisa, la direzione sarà questa anche per il prossimo anno?
«L’idea è quella di ampliare il palinsesto verso un’offerta internazionale. Penso che la percezione di avere avuto un festival con tanta elettronica e techno sia dovuta a questo. Il mercato musicale internazionale va più in quella direzione. Diciamo che c’è stata meno musica italiana e che la musica italiana tende ad essere più cantata, più cantautorale e più indie rispetto a quella estera. Quindi forse è questo quello che si è notato».
Domenica c’è stata la serata più rock tra tutte e quattro, chiusa in bellezza con i Cani. Una ragazza dal pubblico diceva che se la filosofia del festival è quella di finire con loro, allora non si poteva proprio mancare.
«Sì, l’ultima data di Poplar è stata anche l’ultima data del tour italiano dei Cani, che arrivava a 10 anni di distanza dal precedente. Chissà per quanto tempo ancora non saranno più in tour, per cui sicuramente questa cosa un giorno la potremo raccontare. E poi il concerto è stato veramente sensazionale, un momento di culto per un’intera generazione».
Quali sono i vostri progetti per il futuro? Avete anche presentato l’unica offerta per la gestione della Bookique, ci sono novità su quel fronte?
«C’è tanto che bolle in pentola. C’è una forte spinta verso la destagionalizzazione, poi vedremo da quali elementi passerà. Certo la Bookique potrebbe giocare un ruolo».
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