La storia

lunedì 31 Agosto, 2026

Settemila chilometri a piedi: il trentino Luca «Jesus» Terenziani chiude (in festa) dopo 470 giorni il viaggio d’Italia

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Il «Forrest Gump» lagarino, residente a Castione di Brentonico, ha concluso il 30 agosto a Santa Teresa Gallura la sua impresa sul Sentiero Italia CAI: era partito il 18 maggio 2025 da Muggia

Ci sono viaggi che servono ad arrivare e altri che, mentre procedono, finiscono per diventare un modo diverso di guardare il luogo da cui si è partiti. Quello di Luca Terenziani, il «Forrest Gump» della Vallagarina, è stato soprattutto questo: un’Italia attraversata lentamente, a piedi, seguendo il filo dei sentieri e lasciando che fossero le montagne, i paesi e gli incontri a scandire il tempo.

Il viaggio è cominciato il 18 maggio 2025 da Muggia, in Friuli Venezia Giulia. È terminato il 30 agosto 2026 a Santa Teresa Gallura, in Sardegna. In mezzo ci sono 470 giorni di cammino, circa 8 mila chilometri e un dislivello complessivo nell’ordine delle centinaia di migliaia di metri. Un’intera penisola percorsa senza scorciatoie, seguendo il Sentiero Italia CAI, il grande itinerario che attraversa le venti regioni italiane lungo l’arco alpino e la dorsale appenninica, fino alle isole.

Per il Trentino, però, questa non è soltanto la storia di un uomo che ha attraversato l’Italia. Terenziani vive a Castione di Brentonico, in Vallagarina, ed è proprio da qui che la sua avventura è stata seguita con particolare attenzione. Un’impresa cominciata dopo un periodo difficile e diventata, passo dopo passo, una delle storie di cammino più seguite sui social.

Il soprannome di «Forrest Gump lagarino» gli è rimasto addosso perché racconta bene la sua filosofia: andare avanti, senza trasformare necessariamente il viaggio in una gara. Prima di partire aveva alle spalle un passato da runner agonista e una lunga esperienza nei cammini in solitaria. Il Sentiero Italia doveva essere la sfida più grande: un itinerario inizialmente stimato in circa nove o dieci mesi, diventato poi un viaggio di oltre quindici mesi anche a causa di una pausa forzata per un problema fisico.

Il percorso ha seguito le grandi montagne italiane. Dalle Alpi Giulie alle Dolomiti, attraverso l’arco alpino e poi lungo l’Appennino, fino al Sud, alla Sicilia e infine alla Sardegna. Tra le tappe più spettacolari c’è stata anche la salita alla Capanna Regina Margherita, sul Monte Rosa, a 4.554 metri di quota, affrontata in autonomia e senza utilizzare impianti o mezzi meccanici.

Ma il valore dell’impresa non sta soltanto nei numeri. C’è la fatica quotidiana, naturalmente: lo zaino, le notti in tenda, il freddo, il caldo, la pioggia, gli imprevisti. E poi c’è tutto ciò che non può essere misurato in chilometri. Le persone incontrate lungo il percorso, i piccoli paesi attraversati, chi ha offerto un pasto o un posto dove dormire, chi ha seguito da casa una tappa dopo l’altra.

Terenziani ha trasformato il cammino anche in un racconto quotidiano sui social, condividendo paesaggi, difficoltà e incontri con una comunità di migliaia di persone. Il viaggio solitario, così, è diventato paradossalmente un’esperienza collettiva: mentre lui avanzava lungo i sentieri, dall’altra parte dello schermo qualcuno aspettava il prossimo aggiornamento.

La Sardegna ha rappresentato l’ultima pagina di questa lunga storia. Negli ultimi giorni il camminatore era ormai vicino a Santa Teresa di Gallura, il punto conclusivo del percorso. Il 30 agosto è arrivato il momento dell’ultimo passo, dopo una marcia cominciata oltre un anno e tre mesi prima dall’altra parte d’Italia.

E proprio alla fine, più che il numero dei chilometri, resta il senso di ciò che è stato attraversato. Un Paese che visto dal finestrino di un’automobile appare come una sequenza di luoghi, ma che a piedi assume un’altra dimensione: cambiano lentamente i paesaggi, le persone, gli accenti, la vegetazione, il clima. Le distanze smettono di essere una cifra e diventano esperienza.

Per Terenziani il viaggio era nato anche come una risposta personale a un momento difficile. Nel corso dei mesi è diventato qualcosa di più: una prova di resistenza, certo, ma soprattutto la dimostrazione che un passo dopo l’altro si può attraversare un’intera Italia, dalle montagne del Nord fino al mare della Sardegna.

Adesso il cammino è finito. Dopo 470 giorni, lo zaino può finalmente essere appoggiato a terra. Ma per chi ha fatto della strada una parte così importante della propria vita, la domanda non è tanto se tornerà a camminare, quanto dove deciderà di farlo la prossima volta.

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