Salute
domenica 30 Agosto, 2026
Sanità trentina, il monito dei medici sui blocchi informatici: «Danneggiano cittadini, operatori e Asuit»
di Mario Pizzini
Il presidente dell’Ordine Giovanni de Pretis sostiene la protesta del 1° settembre: «Serve informazione in tempo reale e più coinvolgimento dei professionisti»
«La frequenza con cui si sono ripetuti questi blocchi getta un’immagine negativa sul sistema sanitario nel suo complesso». Sulla questione dei disservizi che hanno colpito l’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino (Asuit) è intervenuto anche Giovanni de Pretis, presidente dell’Ordine dei medici del Trentino.
Cosa ne pensa della manifestazione sindacale contro i disservizi di Asuit che si terrà il 1° settembre al Santa Chiara?
«Condivido pienamente la scelta. È un’iniziativa sindacale che non ha coinvolto l’ordine, ma come rappresentante dei medici credo sia condivisibile e la supporto».
Il blocco dei sistemi informatici è uno dei punti centrali. Osservandolo nell’insieme il problema, chi danneggia?
«Questo problema danneggia in primis i cittadini che si trovano di fronte a dei disservizi che creano disagi. Ma poi certamente anche Asuit, perché danneggia la qualità percepita. La sanità trentina complessivamente dà ancora una risposta di qualità e mediamente ne esce anche bene di fronte ai vari confronti, ma la frequenza con cui si sono ripetuti questi blocchi getta un’immagine negativa sul sistema sanitario nel suo complesso. Infine, ma non per importanza, danneggia anche gli operatori che di fronte all’utente non riescono a dare risposte ad un problema che non dipende da loro. Quindi è comprensibile la scelta di reagire e comunicare questa sofferenza».
Come si immagina il prossimo futuro?
«Penso che questi problemi si presenteranno ancora perché non si risolvono con la bacchetta magica. Asuit farà pressione sulle aziende informatiche, ma la situazione non si risolverà da un momento all’altro. Diventa quindi fondamentale, e qui si può e si deve fare di più, migliorare l’informazione da dare ai professionisti affinché non si trovino in difficoltà senza poter dare risposte».
Aldilà di soluzioni definitive e strutturali, dove si potrebbe intervenire quindi?
«Premesso che i problemi secondo me ricapiteranno, in caso di nuovi blocchi, bisogna riuscire a dare immediata comunicazione a chi si trova a lavorare e a non poter usufruire del supporto informatico. Serve un’informazione in tempi quasi reali e senza che ci si debba arrangiare. In questo modo l’operatore lavora meglio e saprebbe dare delle risposte ai cittadini».
In passato non c’era un interlocutore?
«Normalmente quando ci sono queste problematiche è difficile arrivare ad ottenere una risposta tempestiva, probabilmente perché si impiegano le risorse per provare a “mettere una pezza” alla situazione e non ad informare il personale».
Difficoltà di questo tipo sono comuni in una situazione di transizione come quella che sta vivendo la sanità trentina?
«Io penso che non sia solo sfortuna. Credo che ci siano delle criticità dovute al sistema ma anche alle modalità di gestione di questo cambiamento».
Quali sono quelle attribuibili alla gestione?
«Quello che sostengo sempre è che vengono mediamente coinvolti troppo poco i professionisti che devono gestire il programma. E questo non aiuta. Parlo di medici, infermieri, amministrativi. Se non coinvolgi i professionisti i problemi si accrescono».
Non viene chiesto un feedback a chi utilizza questi programmi?
«Molto spesso il coinvolgimento è parziale, tardivo e senza tenere in conto il parere dei professionisti che ne evidenziano le criticità. In tutto questo, credo che uno dei problemi sia anche che il Trentino è sempre stato molto avanti da un punto di vista informatico. Integrarsi con la rete nazionale spesso significa andare ad utilizzare prodotti meno performanti».
Ma gli aspetti tecnici forse sono fin troppo complessi.
«L’aspetto tecnico è molto importante e noi medici magari non capiamo come funziona. Però poi siamo noi ad usare il programma, quindi credo che il nostro parere andrebbe ascoltato, anche se da un punto di vista tecnico ne capiamo poco. Insomma, storicamente non c’è stata la giusta attenzione nel dare peso al parere dei professionisti, nemmeno riguardo a quanto tempo è richiesto al professionista per inserire i dati. E a maggior ragione in una situazione di carenza del personale, il tempo non è un fattore irrilevante».
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