Alto Garda
venerdì 28 Agosto, 2026
Arco, nei tronchi delle querce morte vive un coleottero raro: il Cerambyx cerdo è a rischio estinzione
di Leonardo Omezzolli
Nel Parco Arciducale di Arco gli alberi vetusti diventano habitat per una specie protetta a livello europeo. Il Comune sceglie di conservarli, monitorandoli e mettendoli in sicurezza senza abbatterli: «Sono un tesoro di biodiversità»
Da sempre e in quasi ogni ambito vita e morte si tengono per mano in un rapporto sinergico che condiziona le esistenze di ogni essere vivente ed è per questo che appare ancora più significativa la presenza di un insetto in via di estinzione e che vive e prospera là dove la vita è cessata, nei tronchi dei lecci morti. E, più precisamente nei lecci del parco Arciducale di Arco.
La sua presenza, è sinonimo di biodiversità e, soprattutto di un territorio variegato che non fa dell’albero malato il male assoluto da rimuovere in toto per essere sostituito con l’ultimo nuovo «modello». A rendere noto ai più questa particolarità che da decenni esiste all’Arboreto è l’assessora Chiara Parisi che ha voluto ricordare quale particolare «tesoro di biodiversità» ci sia «nel nostro Parco Arciducale!» Parisi ha spiegato che «In pochi lo sanno, ma i monumentali lecci del Parco Arciducale custodiscono un abitante davvero speciale- spiega l’assessora Parisi -. Il Cerambyx cerdo, noto anche come Cerambice della quercia, un grande coleottero protetto a livello europeo che rischia l’estinzione». A chi si chiede perché questo insetto viva proprio qui e in questi specifici alberi, l’assessora all’ambiente racconta come questa specie viva in simbiosi con gli alberi più anziani.
«Questa specie dipende in modo vitale dagli alberi vetusti – informa Parisi -. Le sue larve si nutrono esclusivamente del legno marcescente delle antiche querce, contribuendo ai naturali cicli della materia e creando micro-habitat fondamentali per molti altri organismi». Ecco spiegato, inoltre, il motivo della conservazione dei vecchi lecci invece che procedere a una loro rimozione. «Per questo motivo – sintetizza -, la presenza di vecchi lecci ancora in vita è una risorsa preziosissima che scegliamo di tutelare con cura. Tutti gli alberi vetusti del parco vengono monitorati e valutati periodicamente da arboricoltori, applicando le necessarie misure di messa in sicurezza per garantire la pubblica incolumità senza dover abbattere l’albero.
Conservare questi giganti verdi significa dare una casa e una speranza di sopravvivenza ad un maestoso insetto». Anche per questo è stato posto vicino ad alcuni lecci oramai defunti un cartello che ne racconta la particolarità e il suo essere specie a rischio estinzione. «Questi lecci malati ospitano il cerambice della quercia (Cerambyx cerdo) – si legge nel cartello informativo – un insetto a rischio di estinzione, protetto dalla Direttiva Habitat. La sua principale minaccia è la perdita dell’habitat forestale, causata da incendi e dalla rimozione di piante morte o malate. Questo insetto non danneggia gli alberi vivi, ma si nutre di legno già morto. Gli adulti possono essere visti su tronchi di questi lecci durante le sere di giugno nel periodo riproduttivo».
«Custodire la natura in città – conclude Parisi – significa trovare il giusto equilibrio tra la sicurezza di chi vive i parchi e la salvaguardia delle specie che li abitano».
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