L'editoriale

mercoledì 19 Agosto, 2026

L’altra Italia dello sport

di

In quella che doveva essere l'estate dello scontento per il Mondiale di calcio mancato, c'è un'altra Italia che vince ed entusiasma nelle piste di atletica e nelle piscine

C’è un’altra Italia che vince, e non solo su un campo da tennis (Sinner ci ha ormai abituati così bene da sembrar prassi) o sulle piste della Formula 1 (dove un ragazzo italiano, in cui l’Italia non ha creduto – Pronto, Maranello? – fa faville). Doveva essere l’estate del nostro scontento, da vivere con lo stigma di un Mondiale di calcio che ci ha visti per la terza volta di fila costretti ai domiciliari. Ne abbiamo dette e scritte di ogni fino alla bulimia, dimenticando però che il Belpaese, nel frattempo, è cambiato: l’Italia non va più solo a pane, pallone e bicicletta, ma c’è altro.

Mai come oggi, i due sport che per tradizione scrivono il romanzo popolare del Paese sono in crisi. Una crisi profonda, senza precedenti. Il piatto che offrono calcio e ciclismo piange, e piangono gli italiani che su quel duopolio sono cresciuti e hanno coltivato le loro passioni. Una crisi che va oltre l’aspetto puramente sportivo. Una crisi di sistema e di governance, come in maniera pacchiana ha evidenziato la commedia estiva per la nomina del nuovo cittì della nazionale, ricaduta dopo un tragicomico gioco dell’oca su un allenatore che la nazionale l’aveva abbandonata mentre affondava per andare a ricoprirsi di petrodollari sauditi. Del ciclismo, neanche parliamo se non solo non abbiamo più un corridore in grado di poter dire la sua, ma non abbiamo più nemmeno una squadra italiana nel salotto buono del pedale.

Meno male che, come dicevamo, un’altra Italia che vince ed entusiasma c’è. È l’Italia delle piste di atletica e delle piscine che nella settimana di Ferragosto ha regalato gioie ed emozioni agli italiani. A quelli sotto l’ombrellone o nelle baite alpine, ma anche a quelli, e sono tanti, che nella calura afosa sono rimasti a casa a rifugiarsi nel ventilatore perché l’ombrellone e le baite alpine non se li possono permettere. I campionati d’Europa di nuoto a Parigi e di atletica a Birmingham sono stati un trionfo per lo sport italiano: in Inghilterra gli azzurri si sono imposti come prima forza continentale, persino davanti ai padroni casa, raccogliendo 10 ori, 6 argenti e 6 bronzi, contro i 9 ori, 8 argenti e 2 bronzi del Regno Unito.

Nadia Battocletti ne esce da regina: come a Roma due anni fa, a Birmingham la 26enne trentina delle Fiamme Azzurre ha fatto doppietta 5.000 e 10.000 diventando così la prima italiana a calare il poker di quattro medaglie d’oro continentali all’aperto. Son passati appena cinque anni da quando Nadia centrò la finale dei 5.000 metri ai Giochi di Tokyo finendo settima. Una battuta d’arresto al Mondiale di Budapest del 2023, poi l’ascesa irrefrenabile. Da allora Nadia, ha infilato due ori agli Europei di Roma del 2024, l’argento nei 10.000 ai Giochi di Parigi (dopo il quarto posto nei 5.000), argento e bronzo rispettivamente nei 10.000 e 5.000 ai Mondiale del 2025 a Tokyo, fino ad arrivare alla doppietta sulla pista di Albione. Ora, l’obiettivo non possono che essere i cinque cerchi di Los Angeles: mancano due anni, Nadia ha margine per un ulteriore balzo. Lo sa anche la sua avversaria da battere, la keniana Chebet olimpionica nel 2024 a Parigi sulla doppia distanza dei 5.000 e 10.000 che la ragazza di Cavareno le sta arrivando sul collo. Non diciamo altro.

Il volo di Andy Diaz e di Dariya Derkach nel salto triplo, di Larissa Iapichino nel lungo, dell’infinito Tamberi nell’alto, la fatica felice di Massimo Stano e Sofia Fiorini nella marcia, per chiudere con la mirabolante staffetta 4×400: l’atletica azzurra vola, come mai era avvenuto prima. Una lunga traversata del deserto (pensate che ai Giochi di Londra del 2012 l’Italia chiuse solo con un bronzo) figlia di talento e programmazione, certo, ma anche dell’integrazione di quei «nuovi italiani» che sono una realtà del Paese e magari avranno fatto venire il mal di pancia a Vannacci. A guastargli il Ferragosto, al generale, ci si è messa anche la nuova stella del nostro nuoto, la diciannovenne di Cuneo Sara Curtis, mamma nigeriana e papà ciociaro, oro e primatista del mondo. Un ciclone nella vasca di Parigi, dove l’Italia ha chiuso seconda nel medagliere degli Europei, con un oro in meno della Gran Bretagna ma con più podi: 43 in totale (13 ori, 15 argenti e 15 bronzi) contro i 26 per i britannici (14 ori, 4 argenti e 8 bronzi). Oltre all’impresa di Sara Curtis, a farci saltare sul divano sono state la doppietta di Nicolò Martinenghi e la tripletta di Simona Quadarella che, dopo aver dominato i 1500 e gli 800, si è imposta anche nei 400 stile libero. Insomma, c’era un’Italia dopo Federica Pellegrini. Ma, soprattutto, c’è uno sport italiano che sa vincere, che sa fare sistema.

Nel Ferragosto italiano atletica e nuoto hanno fatto record di ascolti in televisione, si son presi le prime pagine del maggior quotidiano sportivo nazionale. I governanti di calcio e ciclismo, se ne hanno voglia, meditino. Tornare a essere grandi e a vincere si può, ma servono dosi a chili di visione, umiltà, e coraggio. Le avranno?

Commenti: