Cronaca

martedì 7 Luglio, 2026

Cocaina a domicilio nelle valli del Noce: cinque arresti e 27mila dosi sequestrate

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Operazione «Miranda»: sono quattro italiani e un albanese. Si atteggiavano come i narcos dei film per attirare clienti

È scattata alle prime luci dell’alba di oggi la maxi operazione antidroga dei Carabinieri della Compagnia di Cles, che ha portato all’esecuzione di cinque ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari nell’ambito di un’indagine sullo spaccio di sostanze stupefacenti tra Val di Sole, Cles e Val di Non.

L’operazione, denominata “Miranda 2025”, è stata condotta con il supporto dei militari della Compagnia di Trento e del Nucleo cinofili della Polizia locale, su disposizione del giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trento, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Trento.

I provvedimenti cautelari riguardano quattro cittadini italiani, due dei quali di origine albanese e residenti in Val di Sole, e un cittadino tunisino domiciliato a Trento, ritenuto dagli investigatori uno dei principali fornitori della rete di spaccio operante sul territorio solandro.

Nel corso dell’operazione sono state eseguite anche sei perquisizioni domiciliari. Inoltre è stata denunciata una sesta persona, un cittadino di origine marocchina residente a Ville d’Anaunia, trovato in possesso di sostanze stupefacenti all’interno della propria abitazione.

L’indagine

L’attività investigativa ha preso il via nell’aprile del 2025, quando durante un posto di controllo a Dimaro Folgarida i carabinieri arrestarono uno degli indagati, sorpreso con circa 40 grammi di marijuana e oltre un etto di cocaina.

Da quell’episodio sono partiti gli approfondimenti del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Cles, che, attraverso servizi di osservazione, pedinamenti, attività tecniche e intercettazioni, hanno consentito di ricostruire quella che gli investigatori ritengono essere una rete di spaccio composta da giovani poco più che ventenni.

Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero gestito, sia autonomamente sia in concorso tra loro, un’attività di smercio di sostanze stupefacenti in grado di rifornire abitualmente consumatori della Val di Sole, della Val di Non, dell’area di Cles e anche numerosi turisti.

“Come i narcos”: la concorrenza tra gli spacciatori

Nel corso delle indagini, i carabinieri hanno ricostruito anche le modalità operative del gruppo. Secondo quanto riferito dagli investigatori, i giovani avrebbero cercato di emulare comportamenti “cinematografici” tipici dei narcos, ostentando disponibilità di denaro e di droga e competendo tra loro per conquistare nuovi clienti.

L’inchiesta descrive un gruppo caratterizzato da una forte competitività interna, con i singoli spacciatori che si contendevano il mercato locale mettendo in campo vere e proprie iniziative commerciali.

Tra queste figurerebbero diverse modalità di taglio della cocaina, la distribuzione di dosi gratuite per fidelizzare nuovi acquirenti, un sistema di consegna a domicilio, definito dagli investigatori una sorta di delivery della cocaina, e persino pagamenti effettuati tramite carte prepagate lasciate agli spacciatori, sulle quali gli acquirenti versavano di volta in volta il denaro necessario per l’acquisto delle dosi richieste.

Sequestrati 27mila dosi

Seguendo la filiera degli approvvigionamenti, gli investigatori sono riusciti a identificare quello che ritengono uno dei principali fornitori del gruppo, il ventenne tunisino raggiunto oggi dalla misura cautelare.

Poco prima di Halloween dello scorso anno, durante uno degli incontri monitorati dai carabinieri per lo scambio della droga, i militari sequestrarono 15 panetti di hashish da 100 grammi ciascuno, per un totale di un chilo e mezzo, oltre a 55 grammi di cocaina, già suddivisa in dosi.

Secondo le analisi effettuate successivamente, dallo stupefacente sequestrato sarebbe stato possibile ricavare oltre 27 mila dosi, che, secondo gli investigatori, avrebbero fruttato al gruppo diverse migliaia di euro sul mercato dello spaccio.

L’inchiesta prosegue ora con gli ulteriori accertamenti dell’autorità giudiziaria, mentre le responsabilità degli indagati saranno accertate nel corso del procedimento, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.