Val di Fiemme
giovedì 2 Luglio, 2026
Cimici in casa per spiarla e percosse: ex poliziotto condannato per maltrattamenti nei confronti della moglie
di Ubaldo Cordellini
Le angheria anche nella casa di Predazzo: «Voleva dossierarla per indurla al suicidio»
Ex poliziotto condannato a due anni di reclusione per maltrattamenti nei confronti della moglie, ora diventata ex pure lei. Un risarcimento provvisionale di 25 mila euro a favore della donna più spese per 3500 euro. Non doversi procedere per intervenuta prescrizione per il reato di interferenza nella vita privata nei confronti dello stesso ex agente, dell’investigatore privato e del suo aiutato cui si era rivolto per spiare la donna per raccogliere elementi contro di lei. Questa la sentenza con la quale il giudice Massimo Rigon ha chiuso una lunga vicenda giudiziaria (11 udienze in tribunale) che vedeva protagonista un ex poliziotto, ora in pensione, che era accusato di aver tormentato la moglie cercando di spingerla al suicidio. A difendere l’uomo l’avvocato Luca Talmon, mentre la donna era rappresentata dall’avvocato Marco Vernillo.
La Procura nell’ultima udienza aveva chiesto la condanna a tre anni di reclusione per l’uomo che era accusato anche di stalking. Il giudice lo ha assolto da questa contestazione e lo ha condannato per i soli maltrattamenti e poi ha rilevato la prescrizione per il reato di interferenza illecita nella vita privata delle persone. Prescrizione riconosciuta anche a due investigatori privati e al vicino di casa della donna in Sardegna. Infatti la richiesta di rinvio a giudizio da parte della pm Maria Colpani era del 2018 e nel frattempo sono trascorsi i termini della prescrizione per alcuni dei reati contestati. Il pubblico ministero Maria Colpani aveva chiesto il rinvio a giudizio anche di un investigatore privato e di un suo collaboratore, difesi da Federico Fava e di un vicino di casa dell’ex moglie in Sardegna.
L’inchiesta era partita dalla denuncia della donna.
L’imputato era accusato di aver maltrattato e perseguitato la moglie. E in particolare avrebbe detto a due amiche della donna che era sua intenzione di raccogliere così tanto materiale da indurla a un gesto estremo. Per questo motivo avrebbe installato, in concorso con i due investigatori privati, una «cimice» in grado di registrare le voci all’interno della casa dell’ex moglie in Sardegna. In questo modo avrebbe registrato una lunga conversazione tra la donna e una sua amica.
Registrazione travata nel computer in uso a uno dei due investigatori privati finiti a processo. Ma per questo è stata rilevata la prescrizione. L’ex poliziotto era accusato anche di essersi procurato immagini della vita privata della moglie in Sardegna e anche foto dei suoi effetti personali e dell’interno della sua casa. Quando la donna ha trovato queste immagini nel cellulare del marito, questi l’avrebbe anche spinta sul divano cagionandole un grosso livido.
Ma l’ex poliziotto era accusato di aver predisposto analoghi strumenti anche nell’abitazione della donna a Predazzo. Tanto che la donna trovò un registratore in casa sua e lo fece sparire, tanto che i due investigatori privati si infuriarono con l’ex agente chiedendo il rimborso per l’apparecchiatura perduta. L’ex poliziotto era anche accusato di aver insultato più volte la moglie e di monitorare a distanza tramite una telecamera tutti gli ingressi della moglie in casa sua in Sardegna. Ma per questo reato è arrivata la prescrizione.
L’uomo era accusato anche di aver tolto alla donna anche il potere di firma sul conto corrente sul quale confluivano gli affitti delle case in Sardegna, in modo tale da togliere l’indipendenza economica alla donna. In un’occasione l’avrebbe insultata e percossa davanti ad amici comuni. Secondo l’accusa era un vero stillicidio di comportamenti che miravano a togliere indipendenza economica e fiducia in se stessa alla donna. E il tutto anche grazie a telecamere e cimici che, come in una sorta di grande fratello spiavano la donna nella sua vita intima. Per non parlare dei continui maltrattamenti cui la donna sarebbe stata sottoposta. I due investigatori privati erano accusati di aver installato presso la casa in Sardegna la cimice per registrare le conversazioni della donna. Mentre il vicino di casa della donna in Sardegna era accusato di interferenza illecita nella vita privata perché avrebbe fotografo oggetti intimi della donna.