Alta Valsugana
martedì 30 Giugno, 2026
Fratelli in lite dopo che la casa è finita all’asta: uno la compra, l’altro se ne va portando via porte e sanitari
di Ubaldo Cordellini
Il piccolo artigiano aveva perso l’immobile per alcuni debiti con la banca Il parente l’ha acquistato e chiesto lo sfratto. E lui l’ha svuotata: «Trasloco illegale»
Sembra più un film di Mario Monicelli che una storia vera, ma spesso la realtà supera la fantasia. Ieri in Tribunale è arrivata la vicenda di due fratelli dell’alta Valsugana che vivevano in due appartamenti della stessa palazzina ereditata dal padre. Dopo anni di convivenza difficile, soprattutto a causa dei cattivi rapporti tra le rispettive mogli, i due sono finiti davanti alla giudice Marta Schiavo. Il maggiore era accusato di furto dall’altro per aver letteralmente svuotato la casa in cui abitava — portando via porte, stufa a pellet, sanitari e altre suppellettili — dopo che l’immobile era stato venduto all’asta. Il primogenito ha patteggiato una pena di un anno, due mesi e dieci giorni di reclusione, oltre a un risarcimento danni di 4 mila euro a favore del fratello (la parte civile ne aveva chiesti 16.500).
La sua convivente è stata invece assolta: alcuni testimoni hanno confermato che la donna non era presente il giorno dello sgombero. La storia affonda le radici in una situazione già pesante, fatta di dispetti e contro dispetti tra le cognate. Piccole tensioni che, nel corso degli anni, hanno fatto salire la temperatura. Al culmine di questa crisi il fratello maggiore, che viveva al piano superiore della bifamiliare, ha subìto un dissesto economico. I suoi debiti bancari erano garantiti da una fideiussione del padre, a cui la casa era ancora intestata, e così l’immobile è finito all’asta. A ricomprarlo è stato il minore, un libero professionista che abitava al piano terra dello stesso edificio.
I nodi sono venuti al pettine quando il nuovo proprietario e sua moglie hanno siglato lo sfratto nei confronti dei parenti. Dopo un tira e molla durato qualche mese, il maggiore ha ceduto, ma ha anche pianificato la propria vendetta. Prima di andarsene ha rimosso tutto ciò che si poteva asportare: cinque porte interne con i relativi telai, una stufa a pellet, due lavandini dei bagni, una porta di accesso al tetto e persino la ringhiera della scala interna. Il subentrante ha sporto denuncia tramite l’avvocato Maurizio Roat. Nella querela si spiega che l’uomo ha assistito ai prelievi senza intervenire per evitare una rissa, premurandosi però di documentare tutto con video e foto.Nelle immagini si vede il maggiore caricare la refurtiva su due furgoni.
Il trasloco illegale si è concluso il 23 dicembre 2022, quando il compratore ha potuto finalmente varcare la soglia e constatare i danni. Le stanze senza porte mostravano vuoti simili a quelli di una bocca senza denti, e i bagni erano privi di lavandini. Le staffe appese ai muri erano mute testimoni di quello che c’era prima. Tutti elementi che erano invece presenti nella perizia del geometra stilata prima della vendita. Inoltre, lo smantellamento forzato della stufa e degli arredi ha gravemente danneggiato i muri dei locali. Per rimediare a una situazione desolante, il proprietario si è rivolto d’urgenza agli artigiani del paese per riacquistare il necessario, spendendo 11.500 euro. Il suo legale ha depositato le fatture chiedendo anche ulteriori 5 mila euro per il danno morale. La Procura poi ha emesso un decreto di giudizio immediato. Durante l’udienza di ieri mattina, la difesa dell’imputato ha concordato il patteggiamento in avvio. La legale della compagna hanno invece scelto di affrontare il processo, forti della testimonianza di due operai che avevano materialmente caricato i furgoni, scagionando la donna. La giudice ha ritenuto insufficienti le prove di colpevolezza a carico di quest’ultima e l’ha assolta, laddove l’accusa aveva richiesto un anno e nove mesi. La sentenza chiude la vicenda giudiziaria; per sanare la frattura familiare e umana, invece, ci vorrà molto più tempo.