Il lutto
giovedì 18 Giugno, 2026
Tragedia sul Gran Paradiso, folla per l’addio a Sergio Martinelli, mamma Antonella: «Mi scrivevi quando tornavi alla macchina e potevo tirare un sospiro di sollievo»
di Luca Galoppini
La cerimonia laica in Sala del Commiato: «Il monte Bianco, un sogno mancato»
Il sole cocente del pomeriggio non ha fermato le decine e decine di trentini che ieri hanno voluto porgere l’ultimo saluto a Sergio Martinelli, il ragazzo di 29 anni che il 12 giugno ha perso la vita insieme agli amici Antonio Sardano e Maicol Zanetti, rispettivamente di 49 e 39 anni, dopo essere precipitati dalla parete Nord del Gran Paradiso, in Val d’Aosta, a più di quattrocento metri d’altezza. Una tragedia che ha scosso non poco la comunità trentina, che ieri si è stretta attorno alla famiglia del giovane Sergio, nella sala del Commiato del cimitero di Trento.
Moltissime le persone presenti alla cerimonia laica, scelta dalla famiglia, e tanta coda per entrare all’interno della sala. Presente anche il sindaco di Trento Franco Ianeselli. Il primo a portare il ricordo dell’alpinista da poco scomparso è stato l’amico di danza Paolo, che per la commozione a stento è riuscito a terminare il proprio elogio funebre: «Caro Sergio, tutta la famiglia del ballo è qui. Da quando non sei più con noi, abbiamo cercato le parole giuste per raccontarti ma ogni parola sembra troppo piccola per descrivere ciò che sei stato per tutti noi. Non eri solo una presenza, eri una certezza, una di quelle persone che rendeva tutto più semplice, più leggero. In questi anni ci hai regalato qualcosa di raro, come la tua gentilezza e disponibilità, nonché la capacità di mettere gli altri sempre al primo posto», racconta Paolo, «Ci hai lasciato ricordi che custodiremo per sempre: le lezioni, le serate, le feste, le esibizioni, le trasferte e le risate infinite. E poi le partite di volley, le arrampicate, le giornate in montagna. C’eri sempre, Sergio. E poi c’era il ballo, che ti accendeva, bastava vederti ballare per capire quanto ti faceva felice farlo. Negli anni, per tutti noi, sei diventato il nostro “Maestro Sergio”, perché eri sempre attento agli altri. Eri una persona capace di trasformare una difficoltà in un sorriso, insegnandoci che la felicità va sempre condivisa».
È stato poi il turno di mamma Antonella, che nonostante la fragilità del momento, è riuscita a mantenere il sorriso per tutta la cerimonia, accogliendo con un abbraccio tutti coloro che hanno voluto starle vicino: «Sono un po’ arrabbiata con te, povero figlio mio. C’era come una specie di patto tra noi, e cioè che avresti scalato tutte le montagne che volevi, ma poi saresti sempre tornato. Ripenso quando nel cuore della notte con i tuoi amici facevi un sacco di chilometri in macchina ed io avevo paura del colpo di sonno o della strada, ma ho capito che voler bene a un giovane, e soprattutto a un figlio, significa anche tenere a bada la paura e la preoccupazione. Sparivi per giornate intere, e poi arrivava quel messaggio, “Sono alla macchina, sto arrivando”, e allora tiravo un lungo sospiro di sollievo», continua mamma Antonella, «Dopo aver fatto la Marmolada, il Brenta e il Gran Paradiso, volevate fare anche il Bianco. Siamo stati sabato ad Aosta, abbiamo visto da lontano il montagnone, e anche se non sono appassionata, era davvero una visione. Siete partiti, ma non siete più tornati. Che cavolo è successo? Ce l’hanno detto con tanta delicatezza, e lo so, sono cose che succedono. Ora, però, bisognerà ricostruire una vita senza di te. E tu con la tua prosa shakespeariana ora ci diresti, “orsù, non piangete, che la vita è dramma, ma dietro l’angolo si trovano le stelle”. Ben arrivato piccolo, ben arrivato dove tu volevi».
Dopo il commovente discorso della mamma di Sergio, anche Giuliano, un altro amico del ventinovenne, ha provato a porre un saluto a suo modo, seppur interrotto più volte dalle proprie lacrime e dai singhiozzi: «Sei sempre stato un ragazzo onesto, amico mio. Eri la persona più creativa che avessi mai conosciuto. Ballavi la bachata, giocavi a scacchi, arrampicavi, facevi passeggiate. Per non parlare delle feste, dove anche dopo ore di divertimento eri sempre il primo ad offrirsi di pulire i piatti o i bicchieri. Eri instancabile, un pozzo di energia infinita. Ricordo ancora quel viaggio in Croazia in macchina di qualche tempo fa, ed era incredibile il fatto che avessimo scelto te come navigatore. Pessima scelta che è stata», afferma Giuliano, cercando di spezzare la tensione con una battuta, «Avevamo una destinazione precisa, ma non ci arrivammo mai. Dopo aver preso l’uscita di uno svincolo, Sergio ci diceva “aspettate, secondo me c’era da girare dall’altra parte”, ma abbiamo capito tardi il perché: teneva la mappa al contrario, sotto sopra. Eppure per te non è mai stato un problema, vivevi la tua vita sempre con il sorriso. “Alla fine ci siamo arrivati vicini?” ci avevi detto alla fine del viaggio, ed è vero, perché l’aver percorso insieme a te quell’avventura è valso più di ogni destinazione possibile. Addio amico mio, ci manchi».