Centrosinistra
domenica 7 Giugno, 2026
Manica (Pd): «Elezioni, ampliare la coalizione a Onda e civici. Ianeselli candidato? Non si vince con le singole figure»
di Tommaso Di Giannantonio
Il capogruppo dei dem: «Dolomiti Energia, no alla quotazione in Borsa. Rafforzare la quota pubblica»
Girare sui territori, inglobare le anime civiche che «sfuggono alle caselle di partito» e allargare la coalizione a Onda. Solamente dopo, a fine 2027, iniziare a ragionare sul candidato o sulla candidata presidente delle elezioni provinciali del 2028. Perché «oggi non c’è una singola figura in grado di garantire al centrosinistra un salto di consenso automatico per recuperare il gap del 2023». Ne è convinto Alessio Manica, capogruppo del Partito Democratico.
Siamo a metà legislatura, che bilancio fa come capogruppo del principale partito di opposizione?
«Il bilancio dell’opposizione è più che positivo. Fin dall’inizio di questa legislatura abbiamo scelto convintamente di mettere al primo posto la dimensione di coalizione. Ci troviamo ogni settimana con tutte le forze dell’alleanza: può sembrare un dettaglio banale, ma è fondamentale per cementare una visione condivisa. Questa compattezza si traduce in una coesione di merito sui temi, restituendo all’esterno la percezione di un’alternativa solida. Come Pd abbiamo fatto un grande lavoro, depositando oltre 14 disegni di legge – persino più di quelli presentati dalla stessa giunta – affrontando riforme cruciali come quella sullo 0-6. Stiamo portando questa voglia di fare sul territorio, incontrando sindaci e Comunità di valle. Speriamo che questo sia uno dei tasselli su cui la nostra coalizione costruirà la propria credibilità e la propria proposta nel 2028».
Quali sono gli altri tasselli fondamentali per arrivare pronti alle elezioni provinciali del 2028?
«Oggi non c’è una singola figura in grado di garantire al centrosinistra un salto di consenso automatico per recuperare il gap del 2023. E non lo dico solo perché ritengo prematuro il dibattito sul candidato presidente o sulla candidata presidente, ma perché saremo competitivi nella misura in cui sapremo offrire ai trentini un progetto collettivo forte, sia sul piano delle idee che delle persone. Il nostro valore aggiunto è il grande patrimonio di risorse umane e dirigenziali. Consiglieri, amministratori e dirigenti di partito dovranno spendere i prossimi mesi a girare il Trentino, dialogando anche con quella dimensione civica che non ha una targa di partito. Fino alla fine del 2027 dobbiamo consolidare e allargare l’alleanza, aprendoci a realtà che sfuggono alle caselle di partito».
Il gruppo del Pd ha appena concluso un ciclo di dodici incontri dedicati alla sanità. Cosa è emerso?
«Abbiamo promosso 12 incontri coinvolgendo 60 relatori tecnici. Il riscontro è stato straordinario: c’è un Trentino che vuole approfondire e informarsi su quello che viene percepito come uno dei tre problemi della provincia, insieme a lavoro e welfare. Il nostro tour è avvenuto nel vuoto di chi governa. Parallelamente Campobase sta lavorando su un’idea di piano industriale. Dobbiamo risvegliare l’ambizione di essere più coraggiosi degli altri territori, superando la logica della pura conservazione del benessere attuale. L’Autonomia deve essere lo strumento per sperimentare strade nuove e dare risposte migliori».
Il dibattito sulla possibile quotazione in Borsa di Dolomiti Energia vi ha visti partire divisi tra sindaci delle città (Trento e Rovereto) e consiglieri provinciali. È stato un errore?
«L’annuncio della quotazione entro l’autunno è arrivato dalla stampa ed era impossibile non intervenire in modo netto su una scelta epocale che tocca la società più importante della provincia e il bene più prezioso, l’acqua. Le diverse sensibilità sono comprensibili: i sindaci di Trento e Rovereto guardano alla società come erogatrice di servizi e dividendi utili a finanziare gli investimenti delle città. La Provincia, però, deve avere uno sguardo diverso, perché ha il dovere di governare l’intero territorio e detiene la titolarità del demanio idrico. Poi mi permetto di dire che il dibattito è sentito nel campo del centrosinistra perché in questi sette anni non abbiamo visto un grande afflato nel centrodestra. E se abbiamo visto l’annuncio sulla stampa, non è responsabilità dei Comuni ma della Provincia».
Qual è la vostra posizione?
«Siamo alla vigilia del rinnovo delle concessioni e dobbiamo decidere il modello di gestione dell’acqua per i prossimi decenni. Dobbiamo fermarci e puntare a rafforzare il controllo pubblico. Vent’anni fa creammo una società a prevalenza pubblica che tutta Italia ci ha invidiato. Ora dobbiamo fare due passi avanti: aumentare la quota pubblica e includere nella governance i territori che finora sono rimasti alla finestra, in particolare i Comuni dove insistono le dighe. L’idroelettrico è l’oro del Trentino e non capisco perché dovremmo consegnare parte di questa ricchezza ai privati. Controllare l’energia significa anche gestire i conflitti sull’uso dell’acqua che si presenteranno in futuro. Inoltre, fatico a comprendere la quotazione di una società che gestisce beni comuni come acquedotti e rifiuti, addirittura i Comuni stavano lavorando per scorporarli in una società totalmente pubblica».
Nelle ultime settimane il sindaco di Trento, Franco Ianeselli, è intervenuto più volte su temi di carattere provinciale dando l’impressione di parlare come candidato presidente. Questo suo posizionamento può danneggiare la coalizione oppure sta nelle cose?
«La vedo come una ricchezza. Sarei felice se tutti i nostri amministratori partecipassero al dibattito provinciale. La decisione sul candidato o la candidata presidente la prenderemo a tempo debito come coalizione, valutando la carta più competitiva per battere il centrodestra. Il centrosinistra ha molte risorse spendibili e il sindaco di Trento è chiaramente una figura non marginale. Sulla sua iscrizione al Pd ero perplesso quando si teorizzava uno schema fuori dai partiti, quindi non c’è alcun fastidio. Ho condiviso meno le modalità e i tempi».
Se il presidente Fugatti dovesse dimettersi anticipatamente per candidarsi a Roma, sareste pronti a rivedere la norma sulla reggenza per evitare il doppio voto nel 2027 e nel 2028?
«Siamo in una situazione con bocce in movimento: non si sa ancora quale sarà la legge elettorale e mi auguro che venga pulita da quella roba che trasformerebbe la nostra regione in una riserva indiana, scorporando il voto dei trentini nel riparto del computo dei seggi. Per quanto riguarda Fugatti, se si candiderà a Roma sarà una sua scelta, ma non credo che lo farà: si assumerebbe una responsabilità immensa davanti ai trentini, costringendo la provincia a votare due volte a brevissima distanza. In ogni caso, da parte nostra non c’è alcuna disponibilità a piegare le norme alle esigenze del singolo: la legge prevede una reggenza massima di un anno e così deve rimanere. Per noi le elezioni politiche saranno il primo banco di prova fondamentale. Lì dovremo compattare il perimetro della coalizione per costruire la piattaforma delle provinciali. I collegi sono contendibili».
Nel perimetro della coalizione c’è spazio anche per Onda?
«La coalizione non deve avere preclusioni verso nessuno, anzi deve ampliarsi, a patto che si parta da una piattaforma programmatica e valoriale condivisa. Semmai spetta a questi soggetti dirci perché non dovrebbero ritrovarsi nella nostra proposta. Il lavoro con il consigliere Degasperi (Onda) è stato ottimo nel merito. Le dinamiche comunali, vedi Trento, possono essere diverse, ma l’obiettivo politico deve essere quello di superare i veti se c’è una convergenza di prospettiva sul futuro del Trentino».
Lei sta valutando una candidatura alle elezioni politiche?
«In questo momento non ci sto assolutamente pensando. So che figure come la mia, capogruppo del Pd con tre legislature alle spalle, sono punti di partenza per riempire queste caselle, ma è un’opzione che andrà valutata solo se maturerà dentro un percorso collettivo».
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