Sanità
venerdì 29 Maggio, 2026
Sanità, liste d’attesa in calo in Italia ma non a Trento: per le prime visite i tempi rispettati scendono al 56%
di Redazione
La nuova Piattaforma nazionale Agenas rivela un trend italiano in miglioramento, trainato dalle prestazioni urgenti. La Provincia di Trento in controtendenza: maglia nera per i tempi delle prime visite e forti criticità sui contatti tardivi al Cup
Con oltre 65 milioni di prenotazioni analizzate tra gennaio 2025 e aprile 2026 relative a tutte le strutture pubbliche e private accreditate, la nuova Piattaforma nazionale delle liste d’attesa – istituita dal DL 73/2024 e inserita nel progetto di potenziamento del Portale della Trasparenza del Pnrr – è ufficialmente operativa. I primi dati del Cruscotto 2.0 delle liste d’attesa, presentati dal direttore generale di Agenas, Angelo Tanese, mostrano un quadro clinico nazionale in lieve e diffuso miglioramento. Tra il primo quadrimestre del 2025 e lo stesso periodo del 2026, la quota di prestazioni erogate entro i tempi previsti sale a livello nazionale dal 76,1% al 78,7% per le prime visite, e dall’83% all’84,7% per gli esami diagnostici. Il sistema si dimostra particolarmente reattivo sulle classi di priorità più urgenti: per le prime visite, la classe U (entro 3 giorni) passa dal 76,9% all’80,6% e la classe B (entro 10 giorni) dal 76,8% all’80,2%.
A fronte di un miglioramento dei tempi di risposta del sistema sanitario che interessa complessivamente 16 Regioni su 21 per le visite e 15 su 21 per gli esami, emergono tuttavia profonde disomogeneità territoriali. La nota più dolente di questo monitoraggio spetta alla Provincia Autonoma di Trento, che si posiziona in netta controtendenza rispetto al trend nazionale, facendo registrare performance in calo e ben al di sotto della media italiana.
Il caso Trento
Se il vicino Alto Adige mostra un balzo in avanti portando il rispetto dei tempi per le prime visite dal 71,5% all’80%, l’area di Trento arretra vistosamente nelle liste d’attesa. Nel primo quadrimestre del 2026, la percentuale di prime visite garantite entro i tempi massimi a Trento è scesa al 56,1%, rispetto al già critico 61,5% dello stesso periodo del 2025. Si tratta di uno dei dati più bassi d’Italia, superiore soltanto alla Puglia che si attesta al 56,2% ma in lieve risalita. Anche sul fronte degli esami diagnostici, il territorio trentino non evidenzia variazioni di rilievo, rimanendo stabile ma fermo al 75,5% rispetto al 75,9% del 2025, contro una media nazionale ben più alta dell’84,7%.
I dati di dettaglio svelano i fattori specifici che determinano l’ingorgo nel sistema di accesso trentino. Uno dei problemi principali risiede nel tempo che intercorre tra la prescrizione medica e il contatto effettivo del cittadino con il Centro unico di prenotazione. Quando la quota di contatti oltre la soglia supera il valore fisiologico stimato del 5 o 6%, si palesano disfunzioni nell’accessibilità. Nella Provincia Autonoma di Trento si registra una delle situazioni più critiche a livello nazionale: per la classe B, ovvero le visite brevi da garantire entro 10 giorni, i dati Agenas evidenziano come una percentuale rilevante di assistiti, prossima al 20%, finisca per contattare il CUP oltre i tempi minimi, alimentando un ritardo strutturale nell’inserimento in agenda.
Nonostante le difficoltà di accesso, l’efficacia prescrittiva trentina mostra elementi di virtuosità nel rapporto tra ricette emesse e prenotazioni reali. Secondo i dati del flusso Tessera Sanitaria, il 52% delle prescrizioni per prime visite a Trento si traduce in una prenotazione nel SSN, in linea con il 50,3% nazionale, mentre per gli esami diagnostici la quota balza al 64,5%, posizionando la provincia ai vertici nazionali per capacità di canalizzazione della diagnostica. Al contempo, l’utilizzo della classe P, ovvero la priorità differibile a 120 giorni, si attesta al 37,8%, evidenziando una gestione della priorità programmata moderata rispetto agli eccessi di Campania e Basilicata, dove si supera l’80%.
Le quattro criticità
Oltre alle specificità locali, la Piattaforma ha isolato quattro macro-aree critiche su tutto il territorio nazionale che richiedono interventi mirati. La prima riguarda l’appropriatezza dei codici di priorità, con una variabilità ingiustificata sull’uso della classe P a 120 giorni, che oscilla dall’85,5% della Basilicata al 7,8% della Toscana, sintomo di comportamenti prescrittivi difformi. La seconda criticità è legata all’accettazione degli appuntamenti oltre soglia, dato che circa il 20% dei pazienti a livello nazionale accetta un appuntamento che supera i tempi di garanzia, un fenomeno che svela criticità nella disponibilità delle agende. La terza area critica è rappresentata dai ritardi di contatto al CUP, dove le barriere nell’accesso immediato spingono gli utenti a chiamare oltre i termini, con picchi del 20% in tre Regioni per la classe B. Infine, pesa il rapporto tra prescrizioni e prenotazioni effettive, poiché solo la metà delle ricette, il 50,3% per le visite e il 54,4% per gli esami, diventa una reale prenotazione nel SSN, con ampie oscillazioni regionali dovute a dispersioni verso il privato o ricette scadute.
Per arginare i disservizi, il confronto tra Ministero, Agenas e Regioni ha delineato una serie di leve organizzative irrinunciabili da attuare tempestivamente. Tra queste spiccano la centralizzazione delle agende di prenotazione, l’ampliamento dell’offerta mediante prestazioni aggiuntive e aperture straordinarie nei fine settimana, l’introduzione di sistemi di recall per contrastare il fenomeno dei no-show, ovvero gli appuntamenti deserti senza disdetta, e l’integrazione delle applicazioni di prenotazione con il Fascicolo Sanitario Elettronico. Fondamentale sarà inoltre l’applicazione dei modelli RAO, Raggruppamenti di Attesa Omogenea, per supportare l’appropriatezza prescrittiva dei medici attraverso il teleconsulto e il confronto tra medicina generale e specialisti.
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