Italia
giovedì 28 Maggio, 2026
Sentenza storica della Corte Costituzionale: sì alla pensione di reversibilità alle coppie gay
di Redazione
Il caso riguarda un matrimonio contratto negli Usa da parte di due italiani. Dopo la morte di uno di loro sono stati seguiti dallo studio trentino dell'avvocato Schuster
La Corte costituzionale apre un nuovo capitolo nei diritti delle coppie omosessuali in Italia. Con una depositata il 28 maggio 2026, la Consulta ha dichiarato incostituzionale la normativa che, prima dell’introduzione delle unioni civili, impediva al partner superstite di ottenere la pensione di reversibilità dopo la morte del compagno lavoratore.
La decisione riguarda il caso di una coppia sposata negli Stati Uniti in un periodo in cui l’ordinamento italiano non riconosceva alcuna tutela giuridica alle coppie dello stesso sesso. Nonostante il matrimonio fosse valido all’estero e producesse obblighi reciproci pienamente vincolanti, l’INPS aveva negato il diritto alla reversibilità al partner superstite.
La vicenda
La storia nasce molti anni fa. La coppia si trasferisce negli Stati Uniti, dove contrae matrimonio e diventa genitore di un figlio nato tramite gestazione per altri. In Italia, all’epoca, non esistevano né le unioni civili né il riconoscimento del cosiddetto genitore intenzionale.
Dopo la morte improvvisa di uno dei due padri, avvenuta in giovane età, prende avvio una lunga battaglia giudiziaria assistita dallo studio legale dell’avvocato Alexander Schuster. Negli Stati Uniti viene consolidato il quadro giuridico dei rapporti familiari, mentre in Italia si arriva alla prima trascrizione mai ottenuta del secondo padre come genitore intenzionale, un passaggio che allora rimase riservato per la delicatezza del tema.
Successivamente viene trascritto anche il matrimonio nel registro delle unioni civili, introdotte nel frattempo dal legislatore italiano.
Il no dell’Inps
L’Inps si è opposto sia alla pensione di reversibilità per il figlio sia a quella per il marito superstite. Dopo anni di contenzioso, la questione è arrivata fino alla Corte di Cassazione e alle Sezioni Unite.
I giudici hanno sollevato dubbi di legittimità costituzionale sulla normativa precedente alla legge sulle unioni civili — che proprio nel 2026 compie dieci anni — limitatamente però alla posizione del partner superstite.
Secondo la Corte costituzionale, con sentenza redatta dal giudice Massimo Luciani, la disciplina applicata dall’Inps determinava una «disparità di trattamento irragionevole». La Consulta ha quindi eliminato quella che viene definita una discriminazione non più accettabile alla luce dei principi costituzionali.
«Passo avanti per tutte le famiglie»
Il protagonista della vicenda ha espresso soddisfazione per una decisione arrivata dopo anni di incertezza giudiziaria, definendola un importante passo avanti nella tutela di tutte le famiglie.
Resta ora attesa la pronuncia definitiva della Corte di Cassazione, chiamata a chiudere definitivamente il lungo iter processuale. La speranza della difesa è che la sentenza possa affermare con chiarezza la piena dignità delle coppie omoaffettive e dei figli nati tramite gestazione per altri.
Schuster: «L’Italia resta un caso isolato»
Per l’avvocato Alexander Schuster il pronunciamento rappresenta anche un ritorno simbolico davanti alla Consulta. Fu infatti proprio una sua causa a portare, nel 2010, alla storica sentenza n. 138, con cui la Corte costituzionale escluse il matrimonio egualitario ma riconobbe la necessità di introdurre adeguate forme di tutela per le coppie dello stesso sesso.
All’epoca, la Corte si riservò di intervenire ogni volta in cui le differenze di trattamento rispetto alle coppie sposate fossero risultate ingiustificate. Sedici anni dopo, quella «riserva di intervenire» trova ora una concreta applicazione.
«Bene la tutela assicurata da una Corte consapevole delle disparità che ancora colpiscono le coppie omoaffettive», ha dichiarato Schuster. «Tuttavia l’Italia, negando ancora l’accesso al matrimonio, resta ormai un caso isolato nel mondo occidentale e non solo».
Il legale aggiunge: «La Corte ha perso l’occasione di sollecitare il Parlamento a eliminare una discriminazione inaccettabile. I tempi sono maturi per tornare a riflettere se davvero la nostra Costituzione possa considerarsi indifferente a una segregazione che dovrebbe appartenere alla storia. Sedici anni dopo la sentenza n. 138 e dieci anni dopo le unioni civili, è tempo di riaffrontare questa battaglia di civiltà».
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