Cronaca

giovedì 28 Maggio, 2026

Suicidio in carcere, la Camera Penale: «Anche a Trento si soffrono le problematiche di un sistema al collasso, servono riforme»

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L'episodio a Spini di Gardolo è il 25esimo caso italiano nel solo 2026: «Tasso medio di affollamento delle strutture al 133%»

Sul suicidio di una 21enne avvenuto nel carcere di Spini di Gardolo nei giorni scorsi è intervenuta, attraverso un comunicato stampa, anche la Camera Penale di Trento.

L’ente spiega come si tratti del 25esimo suicidio avvenuto nelle carceri italiane in questi primi cinque mesi del 2026: «Una morte che riporta necessariamente al centro dell’attenzione il tema delle condizioni di detenzione e di sovraffollamento che tutto il sistema carcerario ormai vive da tempo – si legge – I dati a livello nazionale fotografano una situazione a dir poco allarmante: al 30 aprile, secondo i dati del Ministero della Giustizia, nelle carceri italiane ci sono 64.412 detenuti a fronte di una capienza regolamentare di 51.265 posti. Il tasso medio di affollamento è pari al 133%, con picchi vertiginosi verso l’alto. Questo è un trend negativo in continua crescita: si stanno superando di gran lunga i numeri che hanno portato l’Italia a essere condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo per trattamenti inumani e degradanti (art. 3 CEDU), nel 2013, con la sentenza pilota nel caso Torreggiani e altri c. Italia». Allo stesso tempo, sono in aumento gli atti autolesionisti: «Nel 2024, i suicidi sono stati 91, nel 2025 80, e fino ad ora, nel 2026, 25. Gli atti di autolesionismo 1.2704, con una media di 35 episodi al giorno. Preme inoltre ricordare che nelle statistiche ufficiali del Ministero solamente le morti avvenute in carcere a seguito di suicidio vengono considerate tali: tutti gli altri decessi, non vengono classificati come tali e ad oggi quindi non è dato conoscere il numero effettivo di suicidi avvenuti in carcere o in ospedale».

Si parla quindi di un sistema al collasso e incapace di svolgere la sua funzione: «Il carcere di Trento vanta una struttura moderna e rappresenta un esempio a livello nazionale, ma soffre in egual misura delle stesse problematiche – prosegue la nota – Nel 2025, c’erano 400 detenuti a fronte dell’Accordo Programma Provincia-Governo del 2010 di 240 posti. Secondo l’ultima relazione del Garante provinciale Massimo Pavarin, nel 2025 si sarebbero registrati 18 episodi di autolesionismo e 7 tentativi di suicidio; ben 212 persone risulterebbero a carico dei servizi specialistici per dipendenze e/o disturbi mentali, cioè oltre il 50%. A tutto ciò si aggiungono una percentuale elevata di detenuti stranieri (il 53% nel 2025), una presenza cospicua di detenuti collocati nelle cd. sezioni protette, sezioni miste dove sono collocati i sex offenders (condannati per reati sessuali), collaboratori di giustizia e pubblici ufficiali autori di reato, ecc. (119 detenuti nel 2025); un numero esiguo di donne detenute, 43 nel 2025, ma raddoppiate nell’arco di dieci anni (20 donne nel 2014). In questo complesso quadro, il personale chiamato a fronteggiare le emerge rimane sempre insufficiente: i sindacati della polizia penitenziaria hanno denunciato più volte le condizioni estenuanti di lavoro e lo scarso numero di personale senza però trovare adeguate risposte da parte del Ministero (133 agenti assegnati su 199 previsti)».

Da qui l’appello della Camera Penale: «Le problematiche del carcere non possono essere risolte senza riforme: auspichiamo che tale episodio possa destare un sussulto alle coscienze di tutti e possa dar luogo ad una riflessione con la politica, la magistratura e l’avvocatura associata per tenere alta la soglia di attenzione sulla prevenzione dei suicidi in carcere e per tornare nuovamente a sensibilizzare la politica sul tema del carcere».