Terra Madre
martedì 26 Maggio, 2026
Anche la diocesi ha la sua comunità energetica. L’economo della chiesa trentina Marco Merler: «I profitti andranno devoluti a iniziative sociali»
«Collaborazione con Treviso, potenzialmente possiamo coprire tutto il Triveneto»
Trasformare l’energia prodotta sul territorio in un volano per il welfare locale. E questo l’obiettivo di Diocesi Energy, la nuova Comunità Energetica presentata ieri sera alla Sala Gerusalemme di Cognola. Ne abbiamo parlato con Marco Merler, economo diocesano ed ex AD di Dolomiti Energia, per comprendere come la collaborazione tra parrocchie, famiglie e imprese possa ridisegnare il modello energetico trentino.
Dottor Merler, ci può spiegare tecnicamente che cos’è una Comunità Energetica Rinnovabile (CER)?
«La CER è un meccanismo per incentivare la produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile. È una produzione non fine a sé stessa ma contestuale, da un punto di vista di tempo e di spazio, con il consumo. La logica è la seguente. Bene se si riesce a produrre da fonte rinnovabile, meglio se lo si riesce a fare vicino e nello stesso momento in cui c’è qualcuno che la consuma».
Parlando di operatività, quali sono le fonti ammesse?
«Teoricamente la norma parla di ogni fonte rinnovabile ma siccome la fonte dev’essere installata vicino a chi la consuma, nella pratica il 99% sarà fotovoltaico».
È previsto l’uso di sistemi di accumulo?
«Questo dovrebbe essere il sostitutivo al sistema di accumulo. L’energia messa a disposizione della comunità è quella in eccesso che io come produttore non riesco a consumare, quella che finirebbe nei sistemi di accumulo. In questo caso viene immessa in rete affinché altri utenti la utilizzino».
Qual è l’estensione geografica della vostra comunità?
«Il soggetto giuridico è una fondazione costituita su iniziativa della diocesi di Treviso con altre diocesi del Triveneto quindi potenzialmente potrebbe coprire tutto il Triveneto. Poi, però, la norma prevede che tutti questi incentivi vengano fatti a livello di piccole zone legate alla struttura del sistema elettrico nazionale. Mi riferisco alle cabine primarie, il punto dove si prende energia in alta tensione e la si porta a casa degli utenti».
E la diocesi di Trento quante ne ha?
«Ne abbiamo poco più di venti. In prossimità di ognuna di queste zone ci sarà quindi una sotto comunità. Che non sarà un ente giuridico a sé stante ma comunque avrà una certa autonomia nel fare i ragionamenti di gestione, nel definire dove destinare gli incentivi ricevuti etc. La città di Trento invece ne ha tre. quindi, di conseguenza, avrà tre sotto comunità. Per fare un esempio, non posso avere l’impianto di produzione a Gardolo e l’utente che consuma a mattarello. Devo avere l’utente che produce a Gardolo e l’utente che consuma nei dintorni. Gardolo, Roncafort, Meano…».
Per quanto riguarda l’adesione, chi può partecipare e come deve fare richiesta?
«Alla comunità energetica può aderire chiunque tranne le grandi aziende. L’adesione è molto semplice. Basta compilare un modulo con allegata copia di bolletta e carta di identità. L’adesione, chiaramente, non è vincolante e si può rescindere quando si vuole».
Quante utenze vi aspettate?
«Stiamo partendo ora. Qualche azienda si è resa già disponibile. A livello di diocesi l’obiettivo sarebbe di partire entro l’estate con le prime adesioni e arrivare ad avere circa 1000 kW di potenza installata. Per fare un esempio, su una casa di solito si istallano impianti dai 5 ai 10 kW, quindi, vuol dire l’equivalente di 100, 150 case come ordine di grandezza».
Quali finalità ha per voi lo sviluppo della CER?
«Per noi l’obiettivo era da una parte sensibilizzare sulle tematiche ambientali. Adesso l’emergenza è la guerra, ma il tema climatico rimane molto importante. Dall’altra, provare ad intercettare una parte di questi incentivi per poi reindirizzarli in iniziative a carattere sociale. Infatti, tolta una parte di incentivi, tutto il resto andrà in iniziative rivolte a chi ne ha più bisogno».
Indicativamente di quanto stiamo parlando?
«Tolti costi di gestione e circa un 20-30% che andrà ai produttori, il resto verrà investito in questi progetti.
Quindi, perché secondo lei un cittadino o azienda dovrebbe scegliere di aderire? La nostra comunità energetica è peculiare da questo punto di vista. Se sei produttore e vuoi installare un nuovo impianto, il vantaggio è quello di intercettare qualche incentivo in più. Se invece lo fai come consumatore, è quello di partecipare ad un progetto sociale. Non vogliamo promettere ai consumatori di dare risorse, soldi o riduzione di bollette. La diocesi e le parrocchie vogliono immaginare che ci siano delle persone che vogliono aderire per migliorare le condizioni della comunità. Faccio una firma e aderisco. A me non costa niente, 10 euro una tantum di iscrizione. In questo modo però contribuisco ad un progetto che migliora la mia comunità. Questo dev’essere l’obiettivo e la motivazione di chi aderisce».
A che punto è l’avanzamento operativo e quali sono i prossimi appuntamenti?
«Abbiamo già i primi consumatori e produttori, quindi, è solo questione di tempo. Stanno concludendo le pratiche in questi giorni. Poi ci sarà qualche settimana per la valutazione della documentazione da parte del GSE ma siamo già partiti. Per quanto riguarda i prossimi appuntamenti, abbiamo già contatti con il parroco di Villazzano e di Cristo Re, probabilmente verso settembre. Ma andremo anche in giro per la diocesi».
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